lunedì, Dicembre 16

La Barcellona di Colau, aspettando Valls La possibile candidatura di Manuel Valls e il calo dei consensi di Ada Colau, aprono nuovi scenari in vista delle prossime elezioni amministrative. Ne parliamo con Steven Forti, professore di Storia contemporanea presso l'Universitat Autonoma de Barcelòna

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La battaglia, decisiva, per il futuro della capitale catalana, e dell’intera Spagna, è già cominciata. Al centro della corsa alle elezioni comunali, che si terranno nel maggio 2019, oltre alla gestione amministrativa della città, pesa la questione indipendentista, che, a seconda dell’esito elettorale, potrebbe uscirne rafforzata o indebolita, ma difficilmente sconfitta.

L’attuale sindaco di Barcellona, Ada Colau, 44 anni e leader di Barcelòna en comù, in questi tre anni di mandato, ha mantenuto un atteggiamento distaccato nei confronti della questione catalana, preferendo una Barcellona imparziale, proiettata in un’ottica fortemente europea ma attenta all’amministrazione locale. Motivo, questo, che è costato a lei e al partito gemello, Catalunya en comù podem, un significativo calo delle preferenze popolari (7,5%) soprattutto nelle aree dell’interland catalano dove l’indipendentismo non ha mai sfondato.

Tuttavia, nonostante la rottura con il partito socialista proprio in merito alla questione indipendentista e al loro sostegno al Governo di Madrid, nell’area metropolitana della capitale Barcelona en comù rappresenta ancora la prima lista tra le preferenze, con il 15.7% registrato nell’ultimo semestre e con il 58,9% della popolazione cittadina che si dice soddisfatto dell’economia della città.

La frammentazione della scena politica di Barcellona potrebbe, però, non giocare in favore dell’attuale primo cittadino. In questo contesto, e nella corsa alle prossime elezioni, ha fatto notizia la scelta dell’ex premier francese Manuel Valls di essere disponibile ad una sua eventuale candidatura con Ciudadanos, partito liberale e anti-indipendentista, in forte crescita negli ultimi due anni. La candidatura di Valls, originario di Barcellona, naturalizzato francese all’età di vent’anni, oltre a rappresentare un unicum per il proprio carattere transnazionale, avrebbe tutte le caratteristiche per rinforzare ulteriormente Madrid e ridimensionare le mire indipendentiste della Catalogna.

E’ possibile che Ada Colau raggiunga il suo secondo mandato? E quali conseguenze potrebbe avere una candidatura di Valls? Ne parliamo con Steven Forti, professore di Storia contemporanea presso l’Universitat Autonoma de Barcelòna.

 

Dopo quasi 3 anni di mandato, Barcellona come giudica il mandato di Ada Colau?

In generale positivamente, ma è un mandato che, per questi quasi tre anni non è stato affatto semplice. Il capitale politico di Ada Colau è rimasto intatto fino a settembre del 2017, poi alcuni fattori sono cambiati. Tra questi, l’ottobre catalano, in quanto la Colau ha mantenuto una posizione di dialogo politico criticando tanto la via unilaterale dell’indipendentismo catalano, come la mancanza di negoziare, quanto la mano dura da parte governo centrale con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, ossia il commissariamento della regione. Tutto questo in un momento di forte polarizzazione della politica nazionale che le è valso critiche da ambo le parti. Per i partiti costituzionalisti era troppo vicina agli indipendentisti, mentre per i partiti indipendentisti non prendeva posizione chiara favore dell’indipendenza contro la repressione dello stato. Il risultato, logico, è quello che si è visto con i risultati delle elezioni regionali del partito gemello di Barcellona, Catalunya en comù – podem, che ha ottenuto un risultato molto negativo, il 7,5%. . A questo, si aggiungono altri aspetti che hanno avuto conseguenze più dirette nella gestione della città come la rottura dell’accordo con il partito socialista nella giunta comunale che aveva appoggiato il commissariamento della regione deciso dal governo spagnolo. Per questo motivo, l’Amministrazione ha portato avanti una votazione interna ai propri scritti per decidere se continuare o rompere l’accordo di governo con i socialisti, e alla fine per una piccolissima maggioranza si è deciso di rompere con i socialisti all’inizio novembre del 2017.

Però leggendo i quotidiani catalani e spagnoli si osservano molte critiche riguardo l’amministrazione della Colau non solo riguardo la gestione del referendum e le posizioni in merito ma anche per la mala gestione amministrativa, e per il poco spessore della classe politica.

Un grande ruolo l’hanno giocato i mass media, non sempre benevoli nei confronti dei movimenti municipalisti, come si è visto anche durante le elezioni nelle altre città spagnole nel 2015 quando è stata portata avanti una campagna molto dura contro questi movimenti nati dal basso. I giornali non sono mai stati molto favorevoli a questi governi, e le cose a Barcellona sono cambiate quando si è rotto l’accordo con i socialisti, che dalla loro parte favorivano un migliore giudizio da parte di alcuni mezzi di informazione, soprattutto quelli legati agli ambienti di sinistra, per aver governato la città per oltre 32 anni, dal ’79 fino al 2011. Non c’è mai stato un giudizio direttamente legato alla gestione della città in sè. Inoltre, il sistema elettorale dei comuni spagnoli è diverso da quello italiano, non c’è ballottaggio ma si vince con un sistema proporzionale, il che significa che si finisce spesso per governare in minoranza se non si è in coalizione, e questo rende la governabilità ancora più complicata. A questo, si aggiunge il fatto che la frammentazione avvenuta nel sistema parlamentare spagnolo, con socialisti e popolari che sono lentamente scomparsi lasciando spazio ad uno scenario politico frammentario, si è sentita anche a livello locale e regionale. A Barcellona,  ci sono 7 forze politiche che hanno tutte rappresentanza popolare.

E’ possibile che la Colau raggiunga il secondo mandato?

Ci sono ancora molte incognite. La prima incognita è fondamentale e dipenderà dal contesto Catalano e spagnolo, e cioè se gli indipendentisti riusciranno a mettersi d’accordo per formare una candidatura unica. I sondaggi danno la Colau come testa a testa se i partiti dovessero presentarsi da soli. Se si creasse una lista indipendentista unica, è molto probabile che il partito indipendentista diventerebbe il primo partito, ma in questo caso la coesione tra le diverse forze risulterebbe difficile. Inoltre bisogna osservare se il momento eccezionale che sta vivendo Ciudadanos si manterrà in vista dell’anno prossimo. Inoltre, le elezioni comunali a Barcellona, e in tutta la Spagna,  sono per la prima volta insieme alle europee, quindi bisognerà capire se questo influisce e in che modo. Questo voto disgiunto, che in Spagna è sempre stato importante tra elezioni locali e regionali, sarà fondamentale per l’esito delle prossime elezioni, e ancora molto dipenderà anche da come si evolve la situazione catalana.

L’ex premier francese manuel valls ha aperto ad una possibile candidatura nelle file del partito unionista. quante probabilità può avere un ex premier francese di governare una città come barcellona?

La sua carriera politica è ai minimi storici, e questa è un’azione atta a coprire il suo fallimento in Francia. Inoltre Ciudadanos in questo momento ha bisogno di un nome forte per cercare di prendere voti l’anno prossimo e poter dire essere il primo partito alle comunali, per questo in questi giorni stanno sondando se Valls può essere un nome che funziona o meno. Inoltre la candidatura di Valls significa voler lanciare un doppio messaggio: il discorso europeista, con un nome importante della politica internazionale che lega Barcellona all’Unione europea; e legare l’europeismo contro la chiusura nazionale dell’indipendentismo. Ma, sinceramente, sono molto scettico riguardo a questa candidatura che si vuol inserire nel contesto di un più grande partito europeo dei liberali, un’alleanza europea che stava facendo il suo ingresso anche in Italia.

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