venerdì, Ottobre 18

La banca al centro del villaggio

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Le banche sono da sempre interlocutori di pregio per ogni governo. In Italia, con il massiccio acquisto di titoli del debito pubblico, ne sono divenute l’azionista di maggioranza. Leggere di fila l’elenco che ha recentemente pubblicato l’Adusbef sui provvedimenti emessi a loro favore negli ultimi due anni, non dà adito a una reale comprensione. Lascia semplicemente di stucco. I diciotto anni previsti per la defiscalizzazione delle perdite erano troppi? Sono stati ridotti a un anno. I crediti deteriorati presenti nei loro bilanci erano difficili da smaltire senza il ricorso a una bad bank? Viene concordata con Bruxelles un’assicurazione di Stato per dare ‘il calcio d’inizio’ al mercato delle cartolarizzazioni. I tempi delle esecuzioni immobiliari sono troppo lunghi? Ancora pochi giorni e ci sarà il via libera al patto marciano, per vendere il bene posto in garanzia di un credito senza passare dal tribunale. Per non parlare della rivoluzione sui salvataggi delle banche in difficoltà a carico di obbligazionisti e correntisti, giunta dall’Europa sotto forma di fulmine a ciel sereno, dopo che per mesi gli italiani invece di cercare nei motori di ricerca, lumi sulle imminenti procedure di ‘bail-in’, hanno continuato a baloccarsi con ‘la farfallina di Belen’. Del bisticcio linguistico se ne ha contezza solo quando, in un weekend dello scorso autunno inoltrato, circa 130.000 risparmiatori di quattro banche medio-piccole dell’Italia centrale, vengono espropriati di oltre 800 milioni di euro, con un blitz del governo, che dà il via libera all’azione di ‘burden sharing’, prevista già un anno prima dell’entrata in vigore della direttiva europea di risoluzione bancaria il 1° gennaio 2016. In realtà è proprio questa direttiva approvata a Bruxelles due anni fa da tutti i capi di governo -per l’Italia era in carica Renzi già da tre mesi- a scatenare la ricerca di ogni misura possibile per scongiurare l’impatto più disastroso sul sistema bancario italiano, gravato nel frattempo da circa 350 miliardi di crediti incagliati, pari a un quarto degli impieghi totali. Al simpatico senatore Elio Lannutti, da anni in prima linea con l’Adusbef in difesa dei consumatori dagli abusi dei soggetti finanziari, ci permettiamo di segnalare a tal proposito anche un altro provvedimento di favore, sfuggitogli nel computo del decalogo. Il 10 agosto 2015 una circolare di Banca d’Italia, nelle more delle procedure concorsuali, ha autorizzato le banche ad accantonare una parte dei prestiti in difficoltà col rimborso, nella categoria delle ‘inadempienze probabili’, invece di quella più penalizzante delle ‘sofferenze’. Un cuscinetto extra che mette al riparo da altre dolorose raccolte di capitale, che ormai si susseguono senza sosta da qualche anno, gettando nello sconforto gli azionisti e deprimendo i corsi azionari dei titoli bancari. Raggiunto al telefono dall’Indro, il senatore Lannutti fa subito faville: “Se mettono la fiducia al decreto banche, daremo battaglia con l’avvocato Tanza in tutti i tribunali d’Italia. Altro che fine del contenzioso bancario”. Il senatore ce l’ha con l’ultimo assist appena fornito ai banchieri, mediante il ddl n. 3606, che convertirà in legge entro metà aprile il decreto governativo n.18 del 14 febbraio 2016. Nel cosiddetto ‘decreto banche’, messo a punto con urgenza un mese fa dal Governo, per dare il via alle garanzia di Stato sul mercato dei crediti incagliati e per riorganizzare le oltre 350 banche del Credito Cooperativo in un’unica holding, la norma per definire la questione dell’anatocismo non c’era. Con l’emendamento 17 bis, inizialmente firmato dall’onorevole Sergio Boccadutri, ex di Sel passato al Pd e poi riformulato dall’onorevole Giovanni Sanga del Pd, si riapre la partita molto combattuta sulla modalità di calcolo degli interessi bancari. “Questo è più di un regalo alle banche, è una vera truffa” si scalda Lannutti, al quale va senz’altro dato il merito di aver sempre mantenuto alta l’attenzione sulle magagne bancarie e in special modo sulla questione dell’anatocismo, appena riproposta. Una pratica oscura e nemmeno troppo semplice da spiegare, che però è oggetto di un’accanita disputa giudiziaria da oltre 16 anni. Ne forniamo uno specchietto con tutte le principali sentenze e gli interventi legislativi, favorevoli e di segno opposto, giusto per dare l’idea di quanto scompiglio abbia potuto creare semplicemente una modalità di calcolo.

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