giovedì, Ottobre 29

L’Unione Europea pone veti sulle esportazioni verso Hong Kong L'UE risponde in modo meno netto degli USA ma condanna la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong come "una questione di grave preoccupazione"

0

Le mosse intraprese dalla Amministrazione di Donald Trump in quella che ha assunto tutti i contorni di una vera e propria ‘guerra fredda diplomatica’ nelle relazioni con la Cina di Xin Jinping, sono note. I più recenti accadimenti, come il personale dell’Ambasciata cinese di Houston, ripreso con tanto di telecamere ed altro, mentre bruciava documenti e le decisioni conseguenti di chiudere la sede diplomatica cinese in territorio texano così come la ritorsione della chiusura dell’Ambasciata USA a Chengdu (non a Wuhan per evitare eccessive contromosse) si coniugano con la decisione della Gran Bretagna di rescindere l’appalto concesso in precedenza a Huawei per la installazione della rete 5G in territorio britannico. Ora, con la consueta lentezza e con la altrettanto nota incertezza, giunge anche l’Unione Europea, a metà del guado tra la necessità di sorreggere la ripresa economica dopo gli effetti nefasti del virus Covid-19, la constatazione del fatto che l’economia del Vecchio Continente è ormai legata a filo doppio con quella cinese, così come con quella degli Stati Uniti. In questi ultimi giorni del mese di luglio 2020, l’Unione Europea comincia a collocarsi sullo scacchiere geopolitico internazionale, all’ombra della ‘questione’ Hong Kong, entità geopolitica strategica a livello mondiale, soprattutto per le ricadute nel contesto borsistico ed economico-finanziario internazionale.

In questi frangenti così complessi, l’Europa -piagata dalla diffusione del Covid-19- concentrata sulle questioni relative al Bilancio e su recovery fund- interviene in seconda battuta anche questa volta sullo scenario geopolitico globale, spinta soprattutto dagli effetti negativi che potrebbero esplicarsi sia in ambito borsistico e finanziario sia dal punto di vista commerciale.

L’Unione Europea si sta preparando a limitare la vendita di prodotti che potrebbero essere utilizzati per «repressione interna, intercettazione di comunicazioni interne o cyber-sorveglianza» a Hong Kong, in risposta alla vasta e controversa legge sulla sicurezza nazionale. Un progetto di documento concordato giovedì dal Consiglio dell’Unione Europea e visto dal ‘South China Morning Post’ delinea un «pacchetto coordinato che risponde all’imposizione» della legge, che deve essere realizzato dall’UE o dai suoi Stati membri. Si prevede che sarà messo in atto entro la fine di luglio.

La proposta descrive la legge sulla sicurezza nazionale come “una questione di grave preoccupazione” e “non conforme agli impegni internazionali della Cina ai sensi della Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 o della Legge fondamentale di Hong Kong“. Il Consiglio ha anche messo in dubbio la volontà della Cina di rispettare i suoi impegni internazionali e ha affermato che la legge getta un’ombra sulle relazioni UE-Cina. Tuttavia, il documento non propone alcuna azione diretta contro Pechino o funzionari del Governo cinese.

Altre azioni proposte stabilite nel progetto di piano comprendono la revisione delle implicazioni della legge sulla sicurezza nazionale in materia di asilo, migrazione, visti e residenza; crescente coordinamento con studenti e università di Hong Kong; oltre a discutere dei rischi per i cittadini dell’UE posti dalla legge e rivedere le sue implicazioni per i trattati di estradizione europei. Il Consiglio ha affermato che continuerà a impegnarsi con la società civile di Hong Kong e a monitorare l’extraterritorialità della legge sulla sicurezza nazionale, che può essere applicata a persone al di fuori di Hong Kong o della Cina. Il consiglio ha anche proposto di «non avviare alcun nuovo negoziato con Hong Kong» per il momento.

I controlli all’esportazione proposti sarebbero più mirati delle misure radicali svelate dagli Stati Uniti alla fine di giugno, e taglieranno via Hong Kong da una vasta gamma di beni a duplice uso che possono essere utilizzati sia per scopi civili che militari. Alcuni temono che l’azione degli Stati Uniti possa vedere alcuni prodotti di consumo limitati per la vendita a Hong Kong.

Mentre le azioni generalizzate degli Stati Uniti hanno rimosso le esenzioni di Hong Kong per i requisiti delle licenze di controllo delle esportazioni, le cifre fissate a Bruxelles mirano alla definizione delle conclusioni del Consiglio tese a non isolare completamente Hong Kong ma per essere «proporzionate» per quello che viene percepito come l’attraversamento di una linea rossa circa l’autonomia di Hong Kong.

Ciò nonostante, rappresenta un nuovo colpo allo status di Hong Kong come hub di libero scambio separato dalla Cina continentale.

L’UE ha anche promesso di «seguire da vicino la situazione politica di Hong Kong in vista delle elezioni del Consiglio legislativo del 6 settembre» ma ha insistito sul fatto che agirà in coordinamento con i partner internazionali.

Fonti vicine al Consiglio hanno affermato che l’UE ha «lavorato intensamente all’interno dei gruppi di lavoro» e che la questione di Hong Kong è «molto calda».

Reinhard Buetikofer, membro del Parlamento Europeo che sovrintende agli affari cinesi, ha definito il piano dell’UE «timido» in quanto non ha proposto alcuna azione diretta contro il governo cinese continentale.

«Le proposte sul tavolo segnalano da un lato che l’UE ha capito che solo le parole non sarebbero sufficienti ma non è ancora abbastanza unita per agire in modo adeguato al problema in questione», ha detto al Post. «[Che] nessuna delle azioni avrà un impatto sulla RPC è un approccio timido. Sono convinto che l’UE debba raccogliere il coraggio di dire a Pechino che ignorare il diritto internazionale avrà un prezzo economico», ha aggiunto Buetikofer. Un altro membro del Parlamento europeo e l’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, hanno invitato il blocco a imporre sanzioni. «La repressione di Hong Kong mostra che l’Europa deve adottare quanto prima la sua Legge UE Magnitsky al fine di attuare sanzioni mirate contro i leader responsabili», ha detto al Post.

La scorsa settimana, il massimo diplomatico dell’UE, Josep Borrell, ha affermato che la legge sulla sicurezza nazionale «avrà un impatto» sulle relazioni UE-Cina ed ha menzionato le restrizioni all’esportazione di tecnologie sensibili a Hong Kong.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore