giovedì, Luglio 2

L’ottavo padre della Costituzione della Spagna? L’Esercito Formalmente la Costituzione spagnola aveva sette ‘genitori’. In realtà ve ne furono otto, non dimentichiamoci infatti del capo di stato maggiore dell'Esercito

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In attesa di quello che farà il coronavirus Covid-19 in autunno, questa è stata la prima settimana senza stato di allarme in Spagna. Lo stato di allarme (‘Estado de Alarma’) è previsto dall’articolo 116 della Costituzione spagnola del 1978, per molti aspetti molto simile alla Costituzione italiana del 1948.

Ma ci sono due elementi della Costituzione spagnola che la rendono diversa. Da un lato, la Spagna è una monarchia, perché lo ha deciso il generale Franco, quando ha nominato Juan Carlos de Borbón suo successore; d’altra parte, abbiamo il secondo e l’ottavo articolo della Costituzione:questi articoli sono stati imposti dalla leadership militare, sotto la minaccia di un colpo di Stato.Don Jordi Solé Tura lo ha spiegato nel suo libro ‘Nacionalidades y Nacionalismos en España’ (Editorial Alianza, 1985).

Solé Tura (1930-2009) fu un comunista esiliato a Parigi e Bucarest durante la dittatura di Franco. Quando arrivò la democrazia, fu uno dei sette estensori della Costituzione spagnola. Tra il 1991 e il 1993 è stato Ministro della Cultura del governo spagnolo. Nell’inverno 1988, chi scrive lo incontròsciando nei boschi di una stazione sciistica nordica nei Pirenei catalani, e ascoltò i dettagli del libro dalle labbra del saggio politico.

La prima formulazione dell’articolo 2 affermava che «La Costituzione si basa sull’unità della Spagna,la solidarietà tra i suoi popoli e riconosce l’autonomia delle sue regioni e nazionalità» («La Constitución se fundamenta en la unidad de España, la solidaridad entre sus pueblos y reconoce la autonomía de sus regiones y nacionalidades»).Quando lessero, i militari si strapparono le vesti: il riconoscimento dell’unità sembrava loro insufficiente e il termine ‘nazionalità lo consideravano una minaccia all’integrità territoriale.
Settimane dopo, in una sessione di lavoro in cui la presentazione era presieduta da Don Solé Tura, arrivò una busta dalla presidenza del Governo, indirizzata a Don
Miguel Herrero Rodríguez de Miñón, rappresentante del partito governativo nella presentazione. Il contenuto era conciso: la formulazione dell’articolo 2 è stata corretta su proposta di fonti consultate’, vale a dire il comando dell’Alto personale dell’Esercito. E così è stata la formulazione finale (una volta che gli errori sintattici commessi dai militari sono stati corretti): «La Spagna è la patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli» («España es la patria común e indivisible de todos los españoles»).
Non c’era altra opzione“, ha riconosciuto Jordi Solé Tura. Per una buona comprensione, le parole non sono necessarie. O quello o un intervento armato.

Inoltre, l’articolo 8 recita come segue: «La missione delle forze armate è difendere l’integrità territoriale e l’ordine costituzionale»(«La misión de las Fuerzas Armadas es defender la integridad territorial y el ordenamiento constitucional»). Nel caso non fosse abbastanza chiaro.

Nella legge esiste un principio di base: tutti i contratti tra le parti devono essere liberi da minacce o coercizione. In caso contrario, il contratto è nullo e privo di efficacia. La Costituzione è un contratto sociale. Anche quando gli spagnoli maggiorenni nel 1978 approvarono la Costituzione con il loro voto, ignorarono le minacce che erano sorte nella sua stesura, e quindi non sapevano che la Magna Carta era viziata dall’origine. In termini di principi legali, la Costituzione spagnola del 1978, che non riconosce il diritto dei popoli spagnoli di esercitare il diritto all’autodeterminazione, è una frode della legge e dovrebbe essere invalidata.

La maggior parte dei 168 articoli della Costituzione spagnola sono legalmente impeccabili, non per niente erano i sette estensori eminenti giuristi. Ma l’intervento dell’ottavo estensore per sigillare l’integrità territoriale e salvaguardare la Corona ha rovinato la coesistenza pacifica dei popoli della Spagna.

L’Europa deve saperlo: degli ultimi nove presidenti della Catalogna, quattro hanno subito l’esilio (Francesc Macià, Josep Irla i Bosch, JosepTarradellas, Carles Puigdemont), una la prigione (Jordi Pujol i Soley), due l’inhabilitación (ArturMas, Puigdemont) e uno è stato arrestato dalla Gestapo e fucilato da Franco (Lluís Companys i Jover). L’attuale Presidente (Quim Torra) è in attesa di una sentenza della Corte costituzionale per aver chiesto la libertà dei prigionieri politici. E due governi legittimi sono stati incarcerati per intero (1934 e 2017).

L’ottavo estensore è ancora lì ed è onnipresente.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa