giovedì, Ottobre 29

L’Italia su Marte: le osservazioni della scienziata Simonetta Di Pippo Simonetta Di Pippo ci racconta come il lavoro di Giovanni Picardi mise a segno una delle più importanti scoperte: la presenza sul pianeta rosso di acqua liquida protetta da uno spesso strato di superficie

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Domani Marte sarà prossimo alla Terra più che in qualsiasi altro momento per i futuri 15 anni. Per gli appassionati dell’osservazione astronomica, il nostro vicino di orbita si trova in una posizione perfetta per essere visto: solo la Luna con la sua fase calante verso est, tenderà a abbagliare il puntino rosso nel cielo notturno.

A sfruttare la vicinanza dei due pianeti, quest’anno ci hanno pensato un po’ tutti i Paesi interessati all’esplorazione marziana e se qualcuno ha parlato recentemente di ‘invasione di Marte’, Stati Uniti, Cina e Emirati Arabi Uniti si sono mostrati molto attivi. L’Europa ha avuto necessità di far saltare questa finestra. Probabilmente tra due anni anche il Vecchio Continente rivelerà le sue capacità nella corsa al quarto dei pianeti che girano ordinatamente attorno al Sole.

Quali siano le ragioni di tanto interesse nell’esplorazione di altri mondi lo abbiamo espresso più volte tra queste colonne e rimandiamo i nostri Lettori più affezionati a ripercorrere la nostra strada.

Quanto invece ci preme ricordare oggi è la grande importanza che ha avuto il nostro Paese nello studio di Marte.

Dobbiamo molto a uno dei primi investigatori, Giovanni Schiaparelli, che durante la minima distanza del 1877, osservò attraverso le lenti le formazioni rettilinee, interessanti per la definizione della sua orografia.

Poi, poco meno di 130 anni dopo, l’intuizione di un gruppo di scienziati italiani mette a segno una delle più importanti scoperte: la presenza sul pianeta rosso di acqua liquida protetta da uno spesso strato di superficie. Chi ha intuito il processo è stato il professor Giovanni Picardi de La Sapienza di Roma, che ha portato a termine uno studio complesso nonostante lo scetticismo che veniva da oltre oceano e più ancora in Italia, perché uno strumento così importante e da realizzarsi in breve tempo sembrava una mission impossible.

Come sia stato possibile accedere a una macchina così complicata lo racconta a ‘L’IndroSimonetta Di Pippo, astrofisica, ai tempi responsabile del settore Scienza all’Agenzia Spaziale Italiana.

Il leader della ricerca è stato senza dubbio Picardi. Ma il professore era scettico sui tempi e credo che la convinzione con la quale sostenni l’idea sia stata fondamentale per poter imbarcare il radar sulla sonda europea. Noi sappiamo che nelle missioni scientifiche l’Agenzia Spaziale Europea seleziona i progetti, ma poi sono gli Stati membri che li devono finanziare. Se non avessimo compreso l’importanza dello studio e non avessimo investito in questa ricerca, non sarebbe stata italiana la paternità di questa scoperta. Quello che io riuscii a fare fu proprio consolidare il progetto del prof. Picardi, aggregando l’interesse di JPL, ESA e ASI e convincere tutti che si poteva fare. L’attuazione dell’impianto di ricerca poi si realizzò grazie alMarsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) montato a bordo della sonda Mars Express, che ha fatto proprio quello che doveva fare: individuare la presenza di acqua, salata, sotto la superficie nel pianeta”.

Se non ci fosse stata questa spinta propulsiva sarebbe stato necessario aspettare ancora diversi anni. Ma approfittiamo dell’affermazione per chiedere ancora qualche spiegazione a Simonetta Di Pippo su quanto sia importante trovare questi elementi su un pianeta.

L’acqua è un composto indispensabile alla vita, ma non solo. La scoperta ci sta facendo comprendere molto di quello che è accaduto su Marte e anche sul pianeta che noi abitiamo. E forse queste cognizioni saranno fondamentali per costruire un piano di presenza umana permanente su Marte, ma in generale nel sistema solare. Questo però è anche uno degli studi che ci ha permesso di sviluppare una serie di strumentazioni altamente sofisticate in grado di alimentare delle ricerche che se da una parte danno risposte scientifiche alla genesi ed evoluzione dei corpi celesti attorno al Sole, le loro impostazioni possono essere utilizzate, con le dovute modifiche, anche per scopi specifici sulla Terra. Per esempio l’individuazione di reperti preistorici, di riserve di liquidi e gas nel sottosuolo e per tantissime applicazioni che possono derivare da ogni suo singolo componente”.

Ma Simonetta di Pippo, dal 2006 Cavaliere Ufficiale al Merito e ora candidata ufficiale italiana alla direzione generale dell’Agenzia Spaziale Europea va oltre nella sua risposta: “I risultati di estrema rilevanza ottenuti grazie agli strumenti italiani, come l’individuazione di laghi di acqua su Marte, sono un tassello indispensabile per la ricerca scientifica, ma va anche sottolineato quanto questo possa essere un elemento chiave nel processo di sviluppo del genere umano. I lavori scientifici pubblicati al riguardo possono apparire studi di nicchia. Sembrano realtà lontane e invece devono essere ricondotte al bene più grande che ha fatto crescere il genere umano: la conoscenza. Siamo orgogliosi di aver lavorato a questi progetti e di aver portato così lontano il nome dell’Italia”.

Ringraziamo Simonetta Di Pippo per il tempo che ci ha dedicato. La conoscenza è concretamente uno dei primi elementi della crescita dell’umanità. Avere la volontà di valorizzarne tutti gli aspetti è una speranza e un impegno che dovremo sostenere e incentivare. Dicevamo in apertura che la scienza italiana ha avuto gran peso nello studio di Marte. Confidiamo che questo filone continui poderosamente anche nel più immediato presente e nel futuro che ci aspetta.

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