mercoledì, Giugno 26

L’ Italia cresce meno di altri Paesi, serve maggiore liquidità per investire I fattori importanti per garantire una crescita significativa riguardano la necessità di incrementare il numero delle aziende Made in Italy votate all’export

0

In questi ultimi mesi in cui l’attenzione generale è stata catalizzata dalla definizione del nuovo governo politico, resta importante mantenere elevato il focus sulla condizione economica del nostro Paese. Nonostante i mesi della crisi sembrino ormai passati, la situazione relativa alla moneta unica e allo spread, e in generale la competitività delle nostre aziende, sono sicuramente punti che necessitano di ulteriori miglioramenti e di basi normative che li facilitino.

Questo perché l’Italia in quest’ultimi anni è cresciuta meno delle altre nazioni dell’eurozona: il nostro Paese ha infatti registrato un aumento di PIL del 1,5% contro il 2,4 della media europea. Un progresso iniziale c’è stato, ma ora vanno risolti problemi come la doppia marcia tra le imprese del nord rispetto a quelle del sud e tra quelle che esportano e altre che invece rimangono ferme.

Due fattori importanti per garantire una crescita significativa, riguardano la necessità di incrementare il numero delle aziende Made in Italy votate all’export in tutto il mondo. I mercati dell’Est Europa, Sud Est Asiatico e Sud America sono decisamente interessanti per diversi settori legati al nostro export. Per capire meglio l’importanza di tale fattore, il valore medio dell’export di un’azienda italiana è di 2 milioni, mentre quello di un’azienda tedesca è cinque volte superiore. Un secondo importante fattore è garantire una maggiore liquidità attraverso un prestito senza garanzie per aziende, che permetta alle stesse di avere la possibilità di dotarsi di innovazioni in grado di garantire un aumento della loro attrattiva internazionale e produttività. Proprio su questo fronte, istituti bancari come ING Direct mettono a disposizione nuove forme di prestito studiate su misura per le aziende, con soluzioni veloci, trasparenti e in grado di garantire prestiti personalizzati per tutte le esigenze.

In contemporanea a questi importanti fattori, il Governo deve mettere in campo nuove misure finalizzate a rassicurare i mercati sul fatto che i nostri fondamenti economici risultino saldi. L’aumento dello spread non è solo una questione statistica, ma comporta svantaggi in prima battuta per le aziende del nostro Paese. Inoltre, l’inefficienza del settore pubblico va ad aumentare il differenziale competitivo rispetto ad altri Paesi, ma lo spread pesa anche sulle famiglie italiane che hanno deciso di acquistare casa attraverso un mutuo.

Le istituzioni non devono smontare le riforme fatte in passato dai governi Letta, Monti e Gentiloni, finalizzate a mettere in sicurezza il debito pubblico. Un eventuale spostamento di questi equilibri verso l’incremento del deficit sarebbe molto rischioso. Inoltre, il governo dovrà giocare un ruolo importante nella questione dazi: l’Italia ha esportato lo scorso anno 540 miliardi di beni, cifra pari al 30% del PIL, e un ritorno prepotente delle barriere commerciali non è certo un fattore positivo. I dazi unilaterali risultano dannosi e non servono a fronteggiare la concorrenza cinese, anche se per il settore siderurgico un’invasione dell’acciaio cinese in Europa risulterebbe una prospettiva preoccupante.

Per concludere, immaginare l’Italia come Paese fuori dall’eurozona comporterebbe un isolamento completo sul piano dei commerci e geopolitico. In questo modo l’Italia non avrebbe più nessun ruolo nel mondo e sui piani economici risulterebbe marginalizzata.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore