lunedì, Aprile 6

L’Islam sotto le lenzuola Matrimonio islamico, divorzio, poligamia, matrimonio misto, matrimonio combinato, omosessualità, nell’intervista a Nabil al-Fouly, teologo egiziano al Fatih Sultan Mehmet University

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Il dibattito suscitato nel mondo occidentale, ma anche all’interno dell’ Islam, nei Paesi arabi stessi, sul matrimonio islamico e le tematiche connesse, quali poligamia, matrimonio misto, matrimonio combinato e omosessualità, è complesso e sfaccettato.
L’intervista a Nabil al-Fouly, docente presso la Facoltà di Usuluddin (Studi islamici) della Fatih Sultan Mehmet University di Istanbul, in Turchia, teologo, filosofo, studioso di storia islamica in diverse università arabe, propone un punto di vista interessante sul tema del matrimonio in Islam che può aiutare a cogliere ulteriori aspetti di problematiche che coinvolgono questioni religiose, culturali, giuridiche, etiche.

 

Professore, come definisce l’Islam il matrimonio?

Il matrimonio è l’unico legame tra uomo e donna riconosciuto dall’Islam, perciò la famiglia, secondo la religione, è un elemento fondamentale per il rafforzamento o l’indebolimento della società. Gli scienziati islamici spiegano che il matrimonio è un atto che consente ad entrambi i partner di godersi l’un l’altro. Ed è una definizione, a quanto pare, che considera gli aspetti legali della relazione coniugale e mantiene i diritti di entrambi i contraenti del matrimonio. Tanti esponenti islamici, antichi ed attuali, hanno scritto abbondantemente sul diritto di famiglia e sulle relative sentenze basandosi sul testo del Corano e quello della Sunnah, e sono giunti a posizioni controverse su molte questioni a riguardo. Insomma, le condizioni fondamentali del matrimonio sono date dal consenso di entrambi i promessi sposi (è consentito anche il tacito consenso) e dalla presenza del tutore della promessa sposa e dei testimoni dell’atto di matrimonio.

Quali sono le disposizioni e in quali condizioni avviene? La religione lo impone?

Il matrimonio non è imposto, ma diventa obbligatorio per chi teme di cadere in adulterio (non rispettare la castità prematrimoniale); è consentito (permesso) per chi non teme ciò; ed è proibito per chi è certo di poter maltrattare la propria moglie e privarla dai propri diritti. In altre parole, il matrimonio è la modalità più legittima di soddisfare il desiderio sessuale degli esseri umani. Inoltre, è la procreazione che permette la continuità del genere umano sulla Terra, ed il ‘covo’ più puro ed adeguato alla crescita delle generazioni emergenti è una casa le cui fondamenta sono un marito ed una moglie fedeli che svolgono reciprocamente i doveri coniugali e rispettano i diritti dei propri figli. 

L’Islam consente la poligamia in maniera assoluta o ci sono delle limitazioni?

Come la religione islamica proibisce il matrimonio monogamico nel caso in cui il promesso sposo pensi di poter privare la moglie dai propri diritti, allo stesso modo lo vieta nel caso di due, tre e quattro mogli. Nell’Islam la poligamia è una libera scelta. Essa è condizionata dalla capacità di sostentamento di tutte le mogli e dal fatto che queste siano trattate in maniera equa. Insomma, la poligamia deriva dai bisogni, dalla natura e dalle condizioni di ciascun individuo. La religione ritiene, inoltre, che l’attrazione del sesso maschile verso quello femminile, e viceversa, sia un aspetto dell’onnipotenza divina. Un’onnipotenza che riguarda la creazione dello spirito umano ugualmente alla creazione dei Cieli, della Terra, del sole e della luna in quanto Allah dice: «Fa parte dei suoi segni, l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinchè riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono. E fan parte dei suoi segni, la creazione dei cieli e della Terra, la varietà dei vosti idiomi e dei vostri colori. In ciò ci sono segni per coloro che sanno»  Surat Ar-Rum, 21° e 22° versetti. Insomma, il matrimonio non significa solo convivenza di due corpi, ma piuttosto una fusione di due anime e due cuori, che dà al mondo un nucleo salutare per una crescita delle generazioni future priva di disturbi psicologici e di azioni immorali.

Secondo alcuni ricercatori, l’Islam si rifà ad una usanza che era diffusa nella società araba preislamica: la poligamia. Mentre secondo altri, nonostante l’atto poligamico sia diffuso nel mondo arabo, la religione islamica lo negherebbe perché è impossibile raggiungere la condizione dell’equità tra tutte le mogli. Ci spiega le condizioni della poligamia e qual è lo scopo di tale pratica?

La poligamia non è assolutamente un obbligo, nè una sunnah, è un atto permesso; la religione islamica non l’ha inventata,  esisteva nell’era preislamica in molte società. Non l’ha proibita, ma l’ha limitata ad un massimo di quattro mogli. Sembra che questo limite sia dato da fattori biologici e sociali che non sono ancora completamente chiari. Tuttavia, si stima che sia meglio per una donna essere una seconda moglie piuttosto che rimanere zitella o avere una convivenza extraconiugale. Oltre a ciò, gli uomini sono numericamente meno rispetto alle donne. Questo perché  agli uomini spettano lavori come quelli nell’Esercito e nelle missioni pericolose, fattore che causa molti infortuni mortali. Il Corano e la realtà dei primissimi musulmani confermano che l’Islam non nega l’atto poligamico, nonostante imponga una condizione stimata irraggiungibile da alcuni osservatori, quale l’equità. Al marito è richiesta l’eguaglianza in tutte le questioni economiche fra le mogli. Mentre quelle emotive rimangono celate, ed è missione della moglie saper conquistare l’amore del proprio marito. Il profeta Maometto afferma: «Chi non considera la condizione dell’equità tra le mogli si presenterà il giorno del giudizio tra le mani di Dio in maniera sfavorevole».

Spesso, quando il marito musulmano decide di sposare una seconda moglie, la prima chiede il divorzio. E’ leggittima tale reazione?

Sì, certo, può chiedere il divorzio. E’ un proprio diritto nel caso in cui subisca danni psicologici per colpa della condivisione del marito con una secondo moglie. E se non ce la fa più a sopportare la vita insieme al marito, potrà anche decidere di divorziare ridando indietro la dote, secondo la modalità del Khul. Inoltre, il tutore della promessa sposa può imporre il divorzio come condizione dell’atto di matrimonio in caso il marito decida di adottare la poligamia. Aggiungerei solo che la donna in una situazione del genere dovrebbe valutare bene  i pro e i contro. Se la separazione dal marito crea danni ai figli o porta lei stessa a svolgere lavori impegnativi fisicamente o causa la perdita di un privilegio economico o sociale, la scelta migliore è quella di sottomettersi alla situazione fintanto che il marito rispetta i propri doveri e la tratta bene.

Una delle fazioni islamiche ritiene che la poligamia non sia una virtù, né un atto lodato dalla religione, ma che si tratti di un rimedio estremo in situazioni di necessità.

Certa gente sostiene che la poligamia sia una legge fuori dal buon senso, perciò la rifiuta. A mio parere, questa legge (in presenza di precise condizioni), a patto che vengano rispettate le aspettative di attuazione, può essere un privilegio per persone con bisogni biologici e sociali riconosciuti. Insomma, la poligamia non è un atto ludico in mano al genere umano, nè una sottomissione della donna, nè una delle mille e una notte leggendarie, ma si tratta di un’opportunità per la religione di regolarizzare uno degli aspetti della vita.

Per la società quali sono i vantaggi e gli svantaggi possibili dei due modelli familiari: monogamico e poligamico?

I vantaggi e gli svantaggi dei due modelli familiari monogamico e poligamico sono relativi. In tutti i casi sono dovuti alla buona o alla cattiva conduzione del nucleo familiare, e al grado di prontezza dei diversi membri di capirsi e aiutarsi. In altre parole, le famiglie monogamiche e poligamiche possono essere felici così come possono essere turbolente. La ragione del successo o del fallimento è data da quanto siano rispettate le regole della buona convivenza, da come è indirizzato l’affetto e da quanto sia equiparata la parte razionale con quella emotiva.

Perché l’Islam consente la poligamia all’uomo e la proibisce alla donna?

Prima di tutto, per l’Islam, la donna è un essere virtuoso e degno di rispetto. Come un uomo virtuoso può renderla virtuosa,  un uomo corrotto può renderla corrotta. Non è dignitoso per la donna venire trattata come un oggetto pubblico che soddisfi il piacere maschile. Ma, in entrambi i casi, per natura, la donna è meno potente dell’uomo. E all’interno del rapporto coniugale è il ‘covo’ dell’azione riproduttiva. Per questo è illogico che sia condivisa da molti uomini. Ricerche scientifiche dimostrano che una donna con più uomini, potrebbe sviluppare alcuni tipi di malattie croniche. Inoltre, credo che la psicologia della donna e la sua natura emotiva non la rendano predisposta ad avere più di un amante.

L’Islam proibisce davvero il matrimonio misto?

Secondo la religione islamica, l’uomo musulmano può sposare soltanto donne delle tre religioni monoteiste: Islam, Cristianesimo ed Ebraismo; mentre esclude quelle delle altre religioni. Dà sicuramente preferenza a quella musulmana, per la vicinanza di credo, di dottrina, di condivisione di ciò che è halal (lecito) e haram (illecito). Perché più abbondanti sono i punti in comune, più forti saranno l’intesa e l’armonia di coppia.

Secondo la maggior parte delle leggi arabe, la donna musulmana non può sposare un uomo di religione diversa, mentre l’uomo può sposare liberamente una donna monoteista. Perché questa discriminazione nei confronti della donna? Il 221° versetto di surat al-Bakara dice: «Non sposate le donne associatrici finché non avranno creduto, ché certamente una schiava credente è meglio di una associatrice, anche se questa vi piace. E non date le spose agli associatori finché non avranno creduto, ché, certamente uno schiavo credente è meglio di un associatore, anche se questo vi piace. Costoro vi invitano al Fuoco, mentre Allah, per sua grazia, vi invita al Paradiso. E manifesta ai popoli i segni Suoi affinché essi li ricordino».  Qui non vi è un paradosso? Mi spiego. Le leggi arabe impongono come una delle condizioni del matrimonio misto la conversione alla religione islamica, mentre il Corano parla solamente di ‘fede’. Inoltre, qui, non c’è una distinzione tra uomo e donna.

Sinceramente, l’Islam sostiene che l’uomo sia potente in ambito familiare; un potere condizionato però dall’equità. La presenza di un’autorevolezza che conduce un gruppo di persone piccolo o allargato è necessaria perché garantisce la sua continuità senza problemi particolari. Però, se la persona autorevole lo gestisce in maniera opprimente, negando il diritto di opinione dei propri ‘complici di vita’, allora violerà i dettami e le disposizioni della religione islamica. La religione riconosce il potere maschile, ma nel frattempo rigetta l’ingiustizia nel momento di esercitarlo, soprattutto quando si tratta dei genitori, della moglie e dei figli. Dunque, l’uomo è un soggetto molto importante nell’ambito familiare, perciò la Shariaa islamica non permette alla donna musulmana di sposare un uomo di religione diversa.  

Il matrimonio combinato è un fenomeno arabo sociale oppure religioso di base islamica?

Alcune società riconoscono certe forme di matrimonio perché sono connesse alle condizioni e alle tradizioni popolari locali. Se si chiede il parere alla Shariaa islamica, quest’ultima va a valutare quanto siano rispettate le sue condizioni e dà o meno il suo consenso. Per esempio, se una coppia decide di sposarsi per un anno, la Shariaa le risponderà: “E’ un matrimonio legittimo ma la condizione temporale è illecita”. Stesso discorso vale per il matrimonio combinato, che viene delegato a persone diverse dai veri contraenti del matrimonio quali i familiari. Esso viene riconosciuto nella misura in cui sia delegato in anticipo, oppure concordato più tardi o annullato in caso contrario.

Qual è la differenza tra il matrimonio combinato ed il matrimonio combinato forzato?

Se il matrimonio è condizionato da una libera scelta o da un delega allora è legittimo. Per esempio quando il figlio/la figlia dice al proprio papà: “colui che mi scegli come sposo/sposa mi va bene”. Mentre il matrimonio combinato forzato è indubbiamente illegittimo.

Cosa dice la religione islamica delle ‘spose bambine’?

La nozione delle ‘spose bambine’ è un concetto giuridico legato ad una certa età, diciotto anni per esempio, ma la Shariaa islamica associa la questione ad uno stato biologico, quale le prime mestruazioni, ossia il raggiungimento della maturità sessuale. Quest’ultimo varia da un ambiente all’altro. Le ragazze che hanno avuto le prime mestruazioni, indipendentemente dell’età, possono sposarsi. Per quanto riguarda la ragazza immatura sessualmente, gli scienziati islamici sono polemici per la mancanza di un testo specifico al riguardo. A mio parere, occorre in una situazione del genere considerare le tradizioni dei popoli.

Cosa dicono il Corano e la Sunah dell’omosessualità?

La religione islamica sostiene che l’omosessualità maschile, come quella femminile, sia un’anomalia prevenibile per mezzo di una buona educazione in un ambiente caratterizzato dalla purezza, dalla retta via e da un atteggiamento sessuale casto. L’Hadith dice: «Oh ragazzi, se siete capaci economicamente e psicologicamente, sposatevi. E chi di voi non ci riesce deve digiunare. Il digiuno è una cura». E siccome si può curare la dipendenza dalle droghe, si può curare anche l’omosessualità, attraverso la buona compagnia e i comportamenti leciti. Altrimenti, gli omosessuali saranno perseguiti giuridicamente.  Inoltre, il Corano disprezza la tribù di Lot, ‘pace su di lui’, perché era di tipo omosessuale.

Quali sono le istruzioni della religione islamica per avere un modello familiare ideale?

L’Islam è molto realistico riguardo le relazioni sociali; le disposizioni e le leggi sono dei tentativi per regolarizzare i rapporti formali tra le persone. La purezza di animo e la tendenza verso rapporti sociali sani sono le fondamenta più solide per relazioni sociali più solide. Quindi le leggi non sono solo un obbligo, bensì una necessità. Tuttavia, una buona legge esige una coscienza attiva rispettosa fino in fondo. Ciò caratterizza il vero musulmano che tiene in conto le leggi della Shariaa  riguardanti il diritto di famiglia e ne fa un dovere religioso piuttosto che sociale. La vita coniugale deve basarsi su una grazia e amore mutui. L’Islam non tollera il fatto che venga sciolto il nucleo famigliare e che i figli diventino dei ‘senzatetto’. Perciò, quando l’amore muore, si raccomanda alla coppia di avere possibilmente pazienza perché magari se continuano a convivere insieme potranno trarre benefici celati dal destino.

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