venerdì, Settembre 25

L’industria del gioco d’azzardo: tra ricavi, fatturati e scommesse Ecco qualche dato su questa imponente industria e qualche stima sul suo futuro

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Negli ultimi anni il mercato globale del gioco d’azzardo legale online ha registrato numeri da capogiro. Parliamo di ricavi per oltre 40 miliardi di euro, destinati ad oltrepassare i 60 miliardi di euro nel 2023. A mostrare la crescita annua maggiore troviamo il comparto delle scommesse sportive, che oramai per entità di fatturati può essere considerato un settore a parte. Ad ogni modo, circa il 60% del giro d’affari è mosso dai cosiddetti ‘mercati bianchi’, ovvero quelli legittimi e regolarmente tassati, come il circuito dei bookmaker AAMS. Vediamo insieme qualche dato su questa imponente industria, e qualche stima sul futuro del gioco d’azzardo.

L’industria del gioco d’azzardo europea

Abbiamo detto come a livello globale quella del gioco d’azzardo sia un’industria davvero imponente per mole di fatturati. A condurre il mercato però, troviamo proprio l’Europa, che da sola è in grado di generare più del 50% dei ricavi provenienti dal gioco online. In altre parole il Vecchio Continente può essere considerato come il principe incontrastato dell’intero settore. Subito dietro all’Europa troviamo l’Asia, che totalizza circa il 27%, poi il Nord America con il 12%, e Oceania, America Latina e Africa a contendersi la restante parte.

Ad ogni modo il comparto online del gioco d’azzardo continua a crescere, a ritmi anche piuttosto vertiginosi. Ad oggi gli operatori ‘virtuali’ muovono circa il 20% dei ricavi totali. Dato in aumento di anno in anno. A muovere la maggiore quantità di denaro troviamo il settore delle scommesse sportive, che come detto oramai costituisce proprio un ‘mondo’ a parte, e che detiene più del 50% dell’intero mercato. Subito dopo in ordine decrescente di ricavi troviamo i giochi da casinò, le lotterie, il poker online e gli Skill Games.

Il successo del betting online

Scommettere alle persone piace moltissimo, e questa è un’affermazione oramai innegabile. Farlo sugli eventi sportivi ancora di più. Le modalità del betting online sono molteplici. Si può puntare sul risultato finale di un incontro di calcio, piuttosto che su quello di una gara automobilistica, o magari sul numero di goal finali di un match. La preferita dagli utenti rimane però la scommessa Live, ovvero quella effettuata durante il corso dell’evento sportivo. Per comprendere meglio la situazione, basti pensare che nel solo 2018 sono stati puntati con questa modalità più di 4,3 miliardi di euro, e che le stime prevedono il raddoppio della cifra entro il 2022.

La situazione è analoga anche nel nostro Paese, con un trend ugualmente positivo. E questo anche se inizialmente il varo del Decreto Dignità aveva rallentato leggermente la corsa del settore. Ad ogni modo il nostro Paese è secondo per fatturati e punti gioco terrestri solamente al Regno Unito, che alle spalle ha una lunga tradizione sul gioco d’azzardo e su quello delle scommesse in particolare. Decisamente significativo il dato che attesta come l’11% degli abitanti inglesi abbia dichiarato la sua passione per il gioco d’azzardo, e di aver giocato quindi almeno una volta ai casinò, o di aver puntato sulle scommesse sportive.

Di questo 11%, il 6% (quindi più della metà) ha dichiarato inoltre di preferire le versioni online del gioco d’azzardo, più pratiche e funzionali. Traducendo in fatturati questo dato, possiamo ricavare che nel Regno Unito si scommette per oltre 30 miliardi di dollari per il comparto online, e “solamente” 12 miliardi di dollari per quello fisico. Come detto l’Italia si classifica seconda in questa particolare competizione, con un volume di giocate superiore ai 10 miliardi. Subito dietro si posizionano Germania e Francia. Nel nostro Paese mediamente giocano più di 4 milioni di persone, equamente distribuite tra online e offline.

Il dato per il settore è sicuramente positivo, e in parte giustificato anche dalla tassazione particolarmente agevolata (una volta tanto) di cui gode il mercato. Per comprendere meglio, in questo frangente il risultato peggiore è quello della Grecia con una tassazione del 35%. L’Italia invece costituisce il fanalino di coda, con una tassazione pari al 22%. Praticamente una caso più unico che raro.

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