giovedì, Novembre 14

L’India alza i dazi su merci Usa e collabora con la Russia La risposta di Nuova Delhi a Washington

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Nei giorni scorsi, Nuova Delhi ha decretato un pesante aumento delle tariffe (fino al 70%) su ben 28 beni d’importazione statunitensi, tra cui mandorle e mele, in conseguenza della decisione dell’amministrazione Trump di iscrivere l’India nell’elenco dei Paesi condannati a pagare dazi più elevati per esportare acciaio e alluminio negli Stati Uniti. In precedenza, Washington aveva anche revocato l’accordo preferenziale che consentiva all’India di esportare circa 5,6 miliardi di dollari di merci negli Usa senza tariffe. A detta del governo di Nuova Delhi, la misura risponde alla necessità di riequilibrare il rapporto tra i due Paesi, il cui interscambio è giunto a toccare quota 142 miliardi di dollari alla fine del 2018, ma si configura in realtà come una sorta di rappresaglia per la generale revisione delle relazioni commerciali implementata da Trump a danno, soprattutto, di Cina, Unione Europea, Messico, Corea del Sud, Giappone Turchia ed, appunto, India.

Da mesi Trump lamenta le scarse opportunità di penetrazione nel mercato indiano che l’approccio protezionistico adottato da Nuova Delhi offrirebbe a motociclette, prodotti agricoli e medicinali statunitensi, nonché ai colossi dell’e-commerce quali Amazon e Flipkart. In realtà, le ragioni squisitamente economiche vanno a sovrapporsi a questioni di interesse eminentemente geopolitico. Lo scorso maggio, infatti, Washington ha ufficializzato il mancato prolungamento delle esenzioni alle sanzioni contro gli importatori di petrolio iraniano, che fino a quel momento avevano permesso all’India, che importa quasi l’80% delle energia che consuma, di acquistare,senza incorrere in alcuna ritorsione Usa, greggio iraniano fino a 1,25 milioni di tonnellate al mese; una quota equivalente al 70% circa rispetto a quanto Nuova Delhi importava prima che gli Usa si sfilassero dall’accordo sul nucleare iraniano.

La scadenza delle esenzioni condannerà l’India a far fronte a un maggiore esborso per garantire la propria sicurezza energetica, obbligandola a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. La speranza di Washington è che il governo indiano incrementi le importazioni di petrolio non convenzionale statunitense, che dovrebbe comunque essere caricato su navi cargo e trasportato via mare. I costi di trasporto sarebbero elevatissimi

Un altro versante in cui si registrano acredini tra i due Paesi è quello militare. Nonostante la recente visita del il segretario di Stato Mike Pompeo, recatosi in India all’inizio di giugno per consolidare la collaborazione bilaterale in materia di energia e difesa, l’India non sembra affatto intenzionata a rinunciare alle forniture belliche russe, implicanti la vendita di carri armati T-90, caccia Mig-21 e, soprattutto, il micidiale sistema di difesa missilistica S-400Affari, quelli sottoscritti tra Nuova Delhi e Mosca, che potrebbero indurre Washington a imporre sanzioni contro l’India sulla base del Countering America’s Adversaries Through Sanctions (Caatsa), il provvedimento approvato dal Congresso per cercare di colpire l’export di armi russe. Le quali hanno trovato proprio nell’India uno dei mercati di sbocco più proficui, benché nel 2016 il Paese fosse stato elevato dall’amministrazione Obama al rango di partner strategico nel settore della Difesa, in seguito all’acquisizione da parte di Nuova Delhi di una serie di armi ed attrezzature militari statunitensi tra i cui gli aerei da trasporto truppe C-130J e C-17, gli elicotteri da attacco AH-64 Apache e i pattugliatori marittimi P-8. Secondo alcune fonti, per gli Usa si sarebbero spunti a offrire a Nuova Delhi i cacciabombardieri di quinta generazione F-35 in cambio della cancellazione dei contratti sottoscritti con Mosca, nonché a garantire la fornitura del National Advanced Surface-to-Air Missile System, un sistema anti-missilistico prodotto da Raytheon alternativo all’S-400 e a intavolare trattative per la vendita di «sistemi di difesa avanzati (Thaad) e Patriot Advance Capability (PAC-3), che hanno però un costo più elevato rispetto al sistema S-400».

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