sabato, Maggio 25

L’idea russa: il particolare rapporto fra Stato e Chiesa ortodossa In prossimità della Pasqua ortodossa, Rosa Maria Parrinello dell’Università degli Studi di Torino, ci illustra come il rapporto fra i due poteri si sia sviluppato nei secoli e come questo vada a comporre l’identità nazionale russa.

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La Pasqua cattolica è ormai alle spalle: il 1 aprile i credenti hanno celebrato la Resurrezione di Gesù Cristo. Ogni anno, questa festività cade in un giorno diverso, essendo il calcolo della data basata sul calendario lunare: tradizionalmente, la data prescelta è la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, che avviene il 21 marzo. Tuttavia, così come avviene in occasione del Natale, non vi è coincidenza fra le Pasque di tutto il mondo cristiano. Gli ortodossi, infatti, si apprestano in questi giorni a celebrare la propria Pasqua, che si terrà la domenica prossima ventura, in data 8 aprile.

Questo dà l’occasione per una analisi di quella che è la Chiesa ortodossa, con una particolare attenzione a quella russa. Infatti, lungi dall’essere un unico monolite, il mondo ortodosso si compone di varie Chiese autonome (o, come si preferisce dire, autocefale) suddivise, tendenzialmente, su base nazionale. La prima Chiesa ortodossa, a cui viene riconosciuta una sorta di primazia, è quella bizantina (o greco-ortodossa, da non confondere con la chiesa ortodossa greca), guidata dal Patriarca di Costantinopoli, oggi Istanbul. Fu questa la sede patriarcale con cui Roma entrò nel conflitto che, nel 1054, portò al cosiddetto scisma d’oriente, il quale comportò la prima grande separazione all’interno della cristianità, quella fra cattolici e ortodossi. Oggigiorno, la sede patriarcale costantinopolitana può contare su un relativamente ristretto seguito di fedeli, essendo su un territorio a netta prevalenza musulmana dal lontano 1453, anno della caduta di Costantinopoli in mano ottomana. Proprio pochi anni dopo, nel 1459, Mosca si rese autonoma da Costantinopoli e pose così le basi per l’istituzione della Chiesa ortodossa russa. Iniziò così il rapporto con lo Stato russo, che va a comporre uno delle più particolari relazioni fra Stato e Chiesa. Un rapporto fatto più di incontri, che di scontri, più di avvicinamenti, che di allontanamenti, e che rende Stato e Chiesa i due pilastri su cui fondare l’identità della nazione russa e della propria missione nella Storia.

È difficile, per chi non è addentro alle complesse dinamiche dell’ortodossia russa, comprendere come questo rapporto si sia sviluppato nel corso della storia. Abbiamo perciò chiesto alcuni chiarimenti a Rosa Maria Parrinello dell’Università degli Studi di Torino, docente e autrice di numerosi testi di Storia del Cristianesimo. Tutto cominciò con la caduta di Costantinopoli: “Mosca venne costituendosi come metropoli autocefala a partire dal 1459. Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, in un clima di forte tensione escatologica e sulla spinta di speculazioni storico-teologiche relative all’apostasia di Costantinopoli nell’unione fiorentina (la temporanea ricomposizione fra Chiesa cattolica e ortodossa del 1439) e alla caduta della città in mano turca, tra i dotti moscoviti vi fu chi scorse nel dominio dello zar l’ultima definitiva manifestazione dell’impero ortodosso, con capitale la Terza Roma, cioè Mosca”. Investita del ruolo di guida del mondo cristiano un tempo appartenuto a Roma e a Costantinopoli, la Seconda Roma, Mosca e l’Impero russo devono essere pronti alla grande missione che è stata loro assegnata e si dotò pertanto di un forte impianto teorico: Fondamentale fu, nella teorizzazione del rapporto tra Chiesa e potere politico, l’igumeno Iosif di Volokolamsk, sostenitore della cosiddetta «diarchia sinfonica»: egli affermava che lo zar per natura è simile agli uomini, ma per potenza è simile a Dio. Dunque, per assicurare la verità e la giustizia nell’operato dello zar, doveva dispiegarsi nella vita sociale l’azione della gerarchia ecclesiastica, cioè la necessità di una collaborazione. Con questa teoria egli determinò in Moscovia una forte solidità alle istituzioni ecclesiastiche, dando origine a un regime sostanzialmente diarchico. La diarchia sinfonica di ispirazione iosifita aveva poi superato indenne il periodo di dispotismo di Ivan IV il Terribile e aveva trovato ratifica nell’istituzione del patriarcato russo del 1589, quando il metropolita Iov venne intronizzato patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ da Geremia II di Costantinopoli”.

Non fu sempre un rapporto sereno, come dimostrano le spinte occidentaliste che si avvertirono nell’Impero russo a partire del XVII secolo. Parrinello spiega infatti che: “Pietro I alla fine del XVII secolo, volendo inserire la Russia nella vita politica e culturale europea, cominciò un’attività di riforma della vita dell’impero, volta far assumere ai suoi sudditi abbigliamento e usi occidentali: il trasferimento della capitale da Mosca a Pietroburgo segnò il mutamento radicale della vita istituzionale e delle consuetudini sociali della Russia. Egli mise in crisi l’identificazione società-chiesa, arrivando nel 1702 alla proclamazione della libertà di coscienza: l’impero cessava di concepirsi come suprema istituzione politica della comunità ecclesiale ortodossa e affermava la sua autorità secolare, cui anche le istituzioni ecclesiastiche avrebbero dovuto soggiacere: era, questa, la liquidazione della diarchia iosifita”. Si tentò dunque di subordinare l’autorità religiosa a quella statale, spiega Parrinello: “Nel 1721 si ha l’abolizione del patriarcato e l’istituzione, al suo posto, della Santa Sinodo Governante, un collegio ristretto di ecclesiastici, cui spettava di occuparsi dell’intera vita e disciplina della Chiesa russa, composto di membri scelti dallo zar e che lo zar poteva allontanare in qualsiasi momento. Ne sorvegliava l’attività un funzionario laico, «l’occhio vigile del sovrano», che presentava allo zar i deliberati per l’approvazione. La Chiesa russa sarebbe vissuta in questo regime fino al 1917, quando la Rivoluzione pose fine allo zarismo”. Questa politica continuò anche sotto Caterina II, despota illuminata, che soppresse buona parte dei monasteri ed estese l’influenza della cultura occidentale in Russia.

Con l’avvento del XIX secolo, la tendenza cambiò. Nell’epoca in cui fioriscono i nazionalismi, la Russia coniò la propria identità nazionale facendo della religiosità una parte essenziale. Come ci spiega Parrinello: Nel corso dell’Ottocento la Santa Sinodo Governante riflette la sostanziale consonanza tra la Chiesa ortodossa e la politica degli zar, poiché lo stato russo si appoggia all’ortodossia ufficiale e quest’ultima sfrutta lo spazio concessole dal regime: tra nazionalismo russo e fede ortodossa si crea una connessione inestricabile. L’attitudine degli zar verso l’ortodossia si stabilizza: l’ortodossia è un vero e proprio fattore di identità, che garantisce coerenza interna all’impero. Con l’avvento ottocentesco delle nazioni e dei nazionalismi gli zar abbandonarono la politica ecclesiastica del secolo di Pietro il Grande e di Caterina II”. Quello che è alla base della definizione dell’identità russa, è anche il secolo di quel grande dilemma che accompagna, ancora oggi, il dibattito culturale, quando non politico, della Russia. Il grande impero deve avvicinarsi al modello occidentale o deve seguire la propria strada? È la questione russa, che animava i confronti fra gli intellettuali del XX secolo e che dava una propria lettura del ruolo della Chiesa ortodossa in Russia. Parrinello è molto precisa su questo punto: “Due furono le principali correnti di pensiero: l’una, occidentalista, sosteneva l’arretratezza della nazione. Non si trattava di disprezzo per quanto è russo, ma di esterofilia. In generale, gli occidentalisti attribuivano alla civiltà russa scarsa rilevanza storica e ritenevano l’ortodossia una sventura per la Russia, perché legata alla tradizione bizantina, priva di creatività. L’altra corrente, detta slavofila, contava su pensatori che seppero toccare la sensibilità russa: essi sostenevano che la cultura russa fosse svalutata dalle correnti occidentaliste e credevano che la Russia avesse un suo contributo da offrire all’umanità. L’ortodossia è fondamentale nel loro pensiero, poiché può condurre al più autentico cristianesimo, di contro al cattolicesimo, autoritario e scolastico, e al protestantesimo, razionalista e individualista”.

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