venerdì, Novembre 27

L’ Europa dei muli dalla cattiva digestione: Eurobond nein! Stupidità ja! Per ora, la stupidità prevale con l’ottusa opposizione ad un’azione comune, quale l’emissione di eurobond, ma, specialmente io credo, la gestione comune dell’economia europea

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Dunque, nulla di fatto per gli eurobond, insomma per l’Europa, e per la ragione che avevo spiegato ieri. Ce lo aspettavamo, ma ugualmente delude e fa temere per la tenuta dell’Europa.

Una premessa brevissima, ma stentorea. Non se ne può più di questa politica fatta da incompetenti, prevenuti, appiccicati al potere, incapaci di vedere e capire e comunque di ‘studiare’ (parola, sì, ignota ai più) ciò che si dice, perché anche l’ultimo fesso ne può dire una giusta. Mi riferisco alla reazione isterica degli stellini, e di altri, pochette incluso (lo vedete, per una volta che non lo chiamo così, subito me lo fa ricordare?) all’articolo di Draghi su cui più avanti, perché c’è chi teme che voglia scalzare pochette (e male non sarebbe), bloccare gli stellini, fregare Renzi e forse fare le scarpe alla Meloni. Una volta dico io, una volta, ragioniamo?

Fin dall’inizio di questa folle crisi da coronavirus COVID-19, pur non essendo un economista, avevo azzardato un suggerimento, dettato dalla semplice ed elementare logica: i governi, tutti i governi, devono fare un’operazione tanto difficile quanto inusuale, intervenire finanziariamente, subito e in maniera decisa a favore del lavoro, non dei lavoratori.

Cioè, questo mi ero permesso di suggerire: finanziare, anche largamente, le imprese grandi, piccole e piccolissime, solo se e quando garantiscano il mantenimento dei posti di lavoro, stabili, stagionali, occasionali e perfino in nero. Che poi ciò si voglia definire solidarietà, o operaismo o populismo, poco importa. E questo, per un motivo semplicissimo. Le imprese in un modo o nell’altro possono riprendere a funzionare, e, se del caso, i loro proprietari possono anche essere coperti in qualche modo con garanzie varie, ma alla fine della catena ci sono i lavoratori, che, tra l’altro, sono quelli che comprano i beni prodotti dalle imprese.
Insomma, mi pare, è necessario partire, per così dire, dal basso, in modo dacostringerele imprese a continuare a lavorare e investire e, magari, rischiare, attraverso l’aiuto dato solo alla condizione di garantire il lavoro, anche oggi ad imprese magari chiuse, e anche nero, nell’intento di ‘costringere’ il sistema (agevolato dai finanziamenti dello Stato) a portare alla luce quei rapporti di lavoro, addirittura facilitando una qualche forma di copertura assicurativa più economica di quella ordinaria per i lavoratori che svolgano un lavoro extra oltre quello ‘ufficiale’, e che, per lo più, lo svolgono in nero.

Ovviamente ciò non esclude che anche altro, e molto altro, si debba fare. Ma quello è, secondo me, non solo fondamentale, ma urgentissimo, perché si tratta di generare fiducia e serenità nei lavoratori. Ed inoltre, faciliterebbe lamessa in chiarodi molti rapporti di lavoro, permettendo così di soddisfare l’altra cosa che a me sembrava, e sembra, fondamentale: incrementare in modo forte la lotta all’evasione fiscale, spesso fatta anche con il lavoro nero, anzi, incrementandola -lo so è una mia fissazione- con un sistema che non solo faciliti al massimo l’uso della moneta virtuale, ma specialmente permetta di portare alla luce la miriade di attività oggi coperte, attraverso un meccanismo di detrazione fiscale per tutte, ripeto tutte, le spese (salvo a calcolare le percentuali del caso) individuali e imprenditoriali, magari anche con l’aggiunta di un cosiddetto, per minimo che sia, ‘paybackper ogni spesa fatta con la moneta elettronica.

È evidente, che ciò corrisponde solo poco, molto poco, agli interessi degli imprenditori, dei professionisti, ecc. Ma tant’è, siamo di fronte ad un rivolgimento immane della nostra società e ce ne porteremo dietro le conseguenze per anni se non per decenni. La scelta -e tanto per dire che altro che non vale la differenza tra destra e sinistra- era una scelta di sinistra, che però non fosse colorata di quel disprezzo per chi guadagna che ha caratterizzato e caratterizza certi politicanti nostrani.
Follie, forse.

Ho letto ieri, sul ‘Financial Times’, l’articolo di Mario Draghi e, tutto sommato, mi dico che forse non sono tanto matto.
Draghi, infatti -molto meglio di me come ovvio e con quella competenza economica che non ho- dice una cosa, mi pare, non molto diversa, quando afferma secco secco, come è nel suo stile: «The key question is not whether but how the state should put its balance sheet to good use. The priority must not only be providing basic income for those who lose their jobs. We must protect people from losing their jobs in the first place. If we do not, we will emerge from this crisis with permanently lower employment and capacity, as families and companies struggle to repair their balance sheets and rebuild net assets». E poi aggiunge, ed è un banchiere!, «Banks must rapidly lend funds at zero cost to companies prepared to save jobs». Le banche devono prestare soldi a interessi zero alle aziende che si impegnano a garantire i posti di lavoro.

Il Governo italiano, finora, non mi sembra che sia con sufficiente decisione su questa strada, ma forse è ancora presto per dirlo. Certo che, benchè sia stato il primo a capire la gravità dell’epidemia, da un lato, non è riuscito a mobilitare per tempo tutte le strutture, anche a seguito della assurda parcellizzazione delle competenze e dei conseguenti e stupidi gelosie e giochetti politici, dall’altro, non ha subito percepito la dimensione del problema. Difficile fargliene una colpa, ma il fatto è stato evidente: in una settimana o due si è passati da uno stanziamento di 3 e poi di 7 miliardi ad uno di 50. Ma lo si è fatto. Altri Governi cominciano a reagire in modo analogo, anche loro lentamente accorgendosi di quanto grave sia il problema, e, spesso, nascondendo i dati reali. Ma la reazione c’è. Solo che, una volta di più, le istituzioni europee sono latitanti e per di più la stolida assurda pretesa di candore contabile, finisce per rendere tutto più difficile.

La prima reazione, d’istinto, della UE o meglio degli Stati è stata devastante: la ridicola chiusura delle frontiere, come se il virus non potesse transitarvi. Del resto, anche da noi, le ridicole frontiere ragionali fanno sì che a due kilometri di distanza procedure e tipi di interventi diamo differenti anche di molto, specie perché l’ostilità stolida alla direzione centrale rende tutto più difficile.

Ma il problema, specie economico, è europeo e solo a livello comune si può gestire, non in termini di solidarietà, ma di gestione consapevole degli interessi comuni, che sono interessi di salvezza.
Per ora, però, la stupidità -certamente molto largamente giustificata dalla stupidità di chi ha sempre giocato al gioco delle tre carte con l’Europa (e non è solo l’Italia, sia chiaro)- prevale con l’ottusa opposizione ad un’azione comune, quale l’emissione di eurobond, ma, specialmente io credo, la gestione comune dell’economia europea. Io ne sono convinto, solo tutti insieme e pur essendo insieme con enormi difficoltà, potremo uscirne a testa alta e non perdendo definitivamente un qualunque ruolo rilevante nel mondo. In un mondo, attenzione, vulnerabilissimo alle continue ondate di migrazioni alle quali è pura illusione di potersi opporre se non si abbia autorevolezza politica, forza economica, capacità militare, ottenibili solo in comune.

Non possiamo trascurare che uno come Donald Trump, che fino alla settimana scorsa negava che esistesse il virus, oggi mette in campo migliaia (migliaia!) di miliardi di dollari, guarda caso, proponendosi proprio di dare direttamente a ciascun americano una somma, una sorta diargent de poche’. In termini più rozzi e aristocratici, ricordate il nobiluomo che passa in strada lanciando monete d’oro? è esattamente ciò che con grande raffinatezza propone Mario Draghi a un consesso europeo, che, per ora, appare di muli dalla cattiva digestione.

La posizione degli otto Paesi che vorrebbero i bond, è debole, molto debole, a mio parere, e la ‘filippica’ della signora Ursula von der Leyen anche contro la Germania è solo parole, figuriamoci. La Francia gioca chiaramente su due tavoli, come sempre del resto, e il Lussemburgo è irrilevante e poi è solo un paradiso fiscale anche maggiore dell’Olanda che è il ‘capo’ degli ostili ai bond, la Grecia e la Slovenia contano come il due di briscola e la Spagna è alla canna del gas. Infine, la posizione ufficiale della Lagarde è favorevole a bond solo una tantum, cioè è contraria. L’Italia, insomma, è sola, del tutto sola, ma ha fatto di tutto per esserlo e ci è riuscita perfettamente: potrà bloccare ogni decisione, ma poi? Resta il fatto che oggi davvero l’Europa unita si gioca la sua esistenza; l’Italia, come ho scritto l’altro giorno, potrebbe avere in mano l’asso, ma chi saprebbe mai giocarlo?
Ebbene sì, forse Draghi. E non credo con atteggiamenti tipo Mario Monti: la situazione è molto diversa!

Mi domando, in conclusione: ma perché un discorso così semplice, fatto (posso dirlo? generosamente) il giorno di una riunione cruciale di personaggi come Angela Merkel e gli olandesi che lo odiano, e tutto a favore delle aspirazioni italiane e, per di più (o sono matto io?) che dovrebbe piacere come il latte e il miele alla ‘sinistra’ di questo Paese (ammesso che una ve ne sia ancora) viene visto così male? Davvero si può pensare che Draghi abbia simpatia o comunanza di idee con Matteo Salvini o Giorgia Meloni? Davvero si può pensare che voglia solo togliere un po’ di potere agli stellini? Certo, li metterebbe a tacere, ma insomma …. Draghi è uno che ha sicuramente competenze e capacità, è una risorsa della Repubblica, come altri ma tutti rigorosamente fuori dal potere, ascoltarlo e discuterci può solo fare bene a tutti; poi lo si manda al diavolo, per carità. Ma davvero c’è qualcuno che può seriamente pensare che in cima ai pensieri di Draghi vi sia la poltroncina di pochette o la poltronciona di Mattarella?

E se anche fosse, si può vedere se magari ne dice una giusta e magari vedere se riesca a fare qualcosa di utile insieme alle forze politiche?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.