mercoledì, Luglio 17

L’ eterna lotta tra sunniti e sciiti A che cosa è dovuto lo scontro fra sciiti e sunniti? Il professor Massimo Campanini ci spiega il rapporto fra politica e religione nel conflitto secolare che divide il mondo musulmano.

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Si può fare il parallelo con quello che successe in Europa fra cattolici e protestanti, quindi?

Con tutte le distinzioni del caso, può essere grossomodo considerata una situazione paragonabile.

Tornando ad oggi, il momento attuale può essere considerato favorevole al fronte sunnita? Considerando il dinamismo dell’Arabia Saudita sul piano internazionale, la scontata vittoria di al-Sisi nelle elezioni odierne in Egitto…?

Allo stato attuale delle cose non possiamo sapere oggi quale delle due componenti prevarrà. La situazione è aperta a qualsiasi tipo di risultato. La questione di al-Sisi non riguarda il sunnismo, ma la debolezza interna all’Egitto, che sta affrontando una fase di transizione con gravi problemi interni, sociali, politici ed economici. L’Egitto ha perso il prestigio internazionale che aveva ai tempi di Nasser e Sadat e si trova in una condizione precaria, ma non è una questione inquadrabile all’interno del conflitto sunnita-sciita, di cui è difficile pronosticare il vincitore. Qualcosa si potrà dire in futuro, una volta definita la successione a Khamenei e chiarita la politica dell’astro nascente della politica saudita, Mohamed bin Salman. La nuova guida che succederà a Khameini, una volta che questi non ci sarà più, chi sarà? Quali saranno i suoi obiettivi? Sono variabili future o comunque futuribili, di cui è difficile dare una definizione oggi.

Come sta reagendo l’Iran al dinamismo del principe saudita?

Credo che la posizione iraniana, in questo momento, sia attendista: l’ascesa di Trump negli Stati Uniti è una notizia molto pericolosa, per l’Iran, che dovrà muoversi con estrema cautela, visto che il Presidente americano è notoriamente filo-israeliano. È un tipo di fronte minaccioso per l’Iran, che dovrà muoversi con attenzione per non rischiare disastri. Nei confronti di bin Salman rimarrà prudente: il principe saudita sembra aver avuto delle aperture interne, ma sul piano internazionale non sembra aver cambiato atteggiamento. Bisogna vedere le prossime mosse non solo di Trump, ma anche della Russia. Ci sono fondati indizi che in Iran si stia combattendo una lotta sotterranea per orientare la successione a Khamenei e non possiamo sapere chi uscirà vittorioso. L’Arabia Saudita ha molte difficoltà: lo Yemen, ma anche i contrasti interni. Quello di bin Salman è stato un colpo di Stato e bisogna vedere se ci sarà una reazione di coloro che ha silurato: sono troppe variabili e non si può prevedere che cosa succederà nei prossimi mesi e anni.

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