domenica, Gennaio 20

L’ azzardo fra pubblicità e politica Come i Governi hanno affrontato la questione, nella ricostruzione di uno dei maggiori esperti italiani di ludopatie

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Il divieto totale di pubblicità e sponsorizzazioni in materia di gioco d’azzardo, inserito nel ‘Decreto Dignità’ (vedi: ‘Ludopatie, si comincia a fare sul serio‘, ‘L’Indro’ martedì 3 luglio 2018), rappresenta una scelta molto forte che nessun Governo aveva mai voluto in precedenza affrontare in modo così fermo. Però per parlare con cognizione di causa del tema pubblicità e scelte politiche è bene fare un passo indietro, ricostruendo la storia dei comportamenti in materia da parte degli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi decenni.   

Se fino alla metà degli anni ’90 i giochi d’azzardo legalizzati erano pochi e limitati a luoghi specifici, negli anni successivi i Governi in carica hanno introdotto ‘attrazioni’ sempre più accattivanti. Il vero boom è avvenuto con l’ultimo Governo di Silvio Berlusconi: il Decreto N.39/09 prevede nuovi Gratta e Vinci, il Win for Life, le VideoLottey (o VLT), il Bingo a distanza, l’Eurojackpot oltre a 7.000 nuovi punti di scommesse ippiche e sportive. Quanto le scelte politiche sul gioco d’azzardo influissero anche sul tema delle spese in pubblicità non è dato sapere, certo è interessante notare come con Berlusconi a Palazzo Chigi la Sisal abbia aumentato i propri investimenti in pubblicità sulle reti Mediaset portandoli a 17,7 milioni di euro contro il solo 1,2 milione di euro destinato alla Rai; così come fece Lottomatica con 13,1 milioni di euro per Mediaset contro i 5,2 milioni per la Rai.

Il primo Governo che su questi temi fece la differenza in positivo fu il Governo ‘tecnico’ di Mario Monti nel 2012. Non solo per la prima volta da quasi vent’anni l’Italia ebbe un esecutivo che non inserì nessun nuovo gioco d’azzardo, ma con il ’Decreto Balduzzi’ (novembre 2012) il Ministro della Sanità ne sancì il rischio patologico introducendo una serie di norme restrittive sulle pubblicità e rendendo illegali quelle rivolte ai bambini (prima gli spot erano anche su ‘Rai YoYo’), quelle che illudevano di facili vincite (sparisce il «Ti piace vincere facile?»), quelle che facevano leva sulle percezioni erronee. Il Governo di Matteo Renzi proseguì sulla stessa linea senza introdurre nuovi giochi d’azzardo, riducendo il numero delle slotmachine e aggiungendo alcune ulteriori limitazioni alla pubblicità con il divieto totale su tutte le televisioni generaliste (quelle dal canale 1 al 9 del digitale terrestre) dalle 7 del mattino alle 22 di sera. Ma dopo un bombardamento di pubblicità che si è mantenuto costante per anni e che ha utilizzato tutti i media disponibili, queste misure risultarono più che altro un pannicello caldo contrapposto ad una febbre da gioco via via crescente.

L’arrivo del Movimento Cinque Stelle al Governo ha rappresentato un’importante novità su questo tema. Già all’opposizione i 5 Stelle avevano affrontato con determinazione il tema dei rischi del gioco d’azzardo e si erano fatti promotori di importanti Disegni di legge, quali quelli del Senatore Giovanni Enrizzi e degli Onorevoli Massimo Baroni e Matteo Mantero. Una volta alla guida del Paese hanno mantenuto l’impegno proprio attraverso il ‘Decreto Dignità’ elaborato da Luigi Di Maio, Vicepresidente del Consiglio e Ministro sia dello Sviluppo Economico che del Lavoro e delle Politiche Sociali. Con il suo primo rilevante intervento operativo ha sancito il totale divieto di pubblicità e sponsorizzazioni su tutti i fronti, giungendo anche a stabilire che i contratti in essere dovranno terminare forzatamente entro il 30 giugno 2019 (senza quindi aspettare la fine delle concessioni novennali). Secondo i dati dell’Istituto di ricerca Nielsen nel solo 2016 gli investimenti pubblicitari sul gioco d’azzardo sono stati complessivamente di 71,6 milioni di euro. A questi vanno aggiunti decine di milioni di euro impiegati in sponsorizzazioni a squadre sportive ed eventi vari. Una scelta così forte quale quella appena fatta ovviamente causa reazioni altrettanto forti da parte di tutti coloro che direttamente o indirettamente traggono vantaggi concreti da pubblicità o sponsorizzazioni, così che tanti si sono mossi per cercare di impedirla. E molti lo hanno fatto persino gridando al rischio dell’illegalità.

’Sviluppare e consolidare l’industria del gioco’ era l’obiettivo formalizzato in un importante documento del gennaio 2007. A differenza di quanto si potrebbe pensare il testo non proveniva da una relazione annuale della Lottomatica, bensì era l’obiettivo illustrato nel documento presentato da Vincenzo Visco, all’epoca Viceministro delle Finanze. Le motivazioni indicate da Visco erano tre: «Costruire la rete unitaria dei giochi pubblici»,«Incrementare le entrate erariali», «Contrastare l’illegalità nel settore dei giochi». Il tema del contrasto all’illegalità è sempre stato in realtà utilizzato dai Governi per introdurre nuove forme di gioco d’azzardo, con la scusa che se non legalizzati i giochi sarebbero rimasti in mano alla criminalità organizzata. Se per alcuni giochi d’azzardo questo può avere senso, per altri è una motivazione totalmente infondata: non è che prima dell’introduzione dei Gratta e Vinci ci fosse ‘il grattino della Mafia’ o che prima delle sale Bingo ci fosse ‘il tombolone della Camorra’. In ogni caso questa motivazione viene utilizzata anche oggi dai detrattori dell’articolo del Decreto che introduce il divieto totale della pubblicità, ipotizzando che senza pubblicità i giocatori rischierebbero di giocare in luoghi o su siti illegali. A prescindere dal fatto che la Commissione Antimafia nella relazione del febbraio 2018 ha sottolineato che «gli interessi mafiosi si estendono anche al gioco legale», mi auguro che per combattere questo rischio si lavori più sulla repressione e sui controlli che sul fatto che la soluzione sia legalizzare la pubblicità o i nuovi giochi d’azzardo.

Come Presidente del ’Centro Sociale Papa Giovanni XXIII’ oltre 18 anni fa, era il 20 giugno del 2000, organizzai a Reggio Emilia il mio primo Convegno sul gioco d’azzardo dal titolo ‘Giochi d’azzardo crescono; quando finisce il divertimento e inizia…’. Da allora sono stati oltre 400 i Convegni e gli appuntamenti di Formazione cui ho partecipato o ho tenuto in tutta Italia su questo tema. Da sempre sostengo che la pubblicità sul gioco d’azzardo va totalmente vietata: se il gioco d’azzardo può fare male non si può accettare che sia promossa e pubblicizzata l’idea di una vincita facile e spensierata, non si può accettare che i nostri giovani, e non solo, siano bombardati da continui inviti online a scommettere su ogni tipo di sport e competizione, non si può far credere alle persone più fragili che i loro pochi euro possano essere investiti nel gioco d’azzardo per sperare di cambiare finalmente vita. Per questo ritengo sia molto importante procedere con il divieto totale di pubblicità e sponsorizzazioni sul gioco d’azzardo. Ne perderà ‘l’anima del commercio’, ne guadagneranno le anime (e i corpi) degli italiani.

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Sull'autore

Presidente del ‘Centro Sociale Papa Giovanni XXIII SCS Onlus’ di Reggio Emilia. Presidente del ‘CONAGGA’ (‘Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo’) e membro dell’’Osservatorio sui rischi del gioco d’azzardo’ del Ministero della Salute per il CNCA. Educatore Professionale con Master della Facoltà di Medicina in ‘Care Expert’. In qualità di Docente ha tenuto relazioni ed ha svolto attività di Formazione in oltre 400 seminari presso Istituzioni (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati), Regioni e Comuni di tutta Italia, realtà del Terzo Settore, Forze dell’ordine (Scuola di Polizia e dei Carabinieri), Ordini professionali tra cui più volte quello dei Giornalisti. Inoltre in scuole di ogni ordine e grado ed in appuntamenti pubblici con i cittadini.