giovedì, Dicembre 12

L’ascesa di Altium sul mercato azionario Con ricavi annuali per circa 100 milioni di dollari, la software house fondata a Sydney nel 1985 è di gran lunga la più competitiva del suo settore

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Malgrado un costo unitario decisamente superiore a quello dei rivali più accreditati, le azioni di Altium stanno vivendo un periodo di enorme prosperità sul mercato internazionale. Gran parte delle sue fortune provengono da Wall Street, dove il titolo della compagnia australiana (ma con una sede anche a San Diego) specializzata in software di PCB design è oggetto di scambi tanto frequenti quanto vorticosi. Segno che l’hype nei confronti delle azioni Altium è decisamente elevato, e non sembra voler accennare a diminuire, almeno nei prossimi mesi. D’altronde, i dati di mercato parlano chiaro: con ricavi annuali per circa 100 milioni di dollari, la software house fondata a Sydney nel 1985, è di gran lunga la più competitiva del suo settore, e può permettersi di fissare degli obiettivi oltremodo ambiziosi: ad esempio, il superamento della soglia dei 500 milioni di revenues entro il 2025.

Quali sono i fattori che fanno di Altium un’azienda così florida e affidabile sul mercato, malgrado la sua estrema settorialità (la progettazione di circuiti elettrici non è certo un ambito di ampissima diffusione)? Sicuramente si tratta della combinazione di elementi eterogenei tra loro, capaci però di interagire nell’ottica della creazione di un clima di fiducia nei confronti dei prodotti distribuiti con tale marchio. Analizziamoli uno per uno.

  1. Consenso da parte dei professionisti del settore. I prodotti Altium sono molto stimati da ingegneri e designer che si occupano di progettazione, CAD e affini. La completezza delle funzioni e la facilità di accesso alle stesse, anche da parte dei neofiti, fanno la differenza nell’ottica della creazione di un clima di fiducia nei confronti dei software dell’azienda.
  2. Prodotti di punta. Ovviamente Altium Designer rappresenta il core business della compagnia, il grimaldello con il quale quest’ultima è riuscita a imporsi sul mercato. Si tratta di un software che riassume perfettamente le qualità principali dei prodotti Altium, dalla piena soddisfazione delle richieste della clientela (la completezza di funzioni cui si accennava poc’anzi) all’elevato tasso di fruibilità (chiunque, con un po’ di applicazione, può comprendere come utilizzare Altium Designer nella maniera più proficua per i propri progetti).
  3. P/E ratio. Si tratta di un parametro puramente finanziario che indica il rapporto tra il costo unitario delle singole azioni e il margine di guadagno di una futura vendita (P/E sta per Price/Earnings). Secondo gli ultimi rilevamenti, Altium ha un rapporto P/E pari a 62,99, che significa, tradotto in parole povere: alte spese per gli investitori ma prospettive di guadagno altrettanto elevate. L’impegnativo sforzo economico richiesto inizialmente rappresenta una sorta di ‘selezione all’ingresso’, che accosta ad Altium solo potenziali azionisti qualificati. Ciò non fa altro che aumentare la reputazione della compagnia sul mercato, in una sorta di circolo virtuoso.
  4. Prospettive. Altium non si nasconde: le sue ambizioni sul mercato sono tanto alte quanto esplicite. L’obiettivo dei 100.000 clienti entro il 2025 fa il paio con quello, già menzionato, dei 500 milioni di dollari di revenues. Questo esibito ottimismo, sempre suffragato da dati reali, viene interpretato come un segnale dello stato di salute della compagnia, nonché dell’intento della sua governance di rilanciare sul piano della competitività. Ciò fa in modo che Altium venga percepito come un ‘traguardo’ da parte degli investitori: una sorta di approdo a una fetta di mercato d’élite che certifica uno status finanziario di livello superiore.

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