giovedì, Novembre 14

L’artigianato è vivo e pensa al futuro La Mostra Internazionale fiorentina: una finestra sulla creatività di un mondo che unisce tradizione e tecnologia, punta all’economia circolare e lancia la proposta per proclamare Firenze ‘Città Creativa UNESCO Craft and Folk Art’

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L’artigianato è vivo ed ha un futuro, lo testimonia l’interesse dei giovani che partecipano ai nostri atelier, lo dimostra la partecipazione del pubblico a questa Mostra, che segna una ripartenza da zero, vale a dire dalla creatività tipica di quest’arte, che le cui  radici affondano in una tradizione antica che si rinnova, e che costituisce una risposta sia al concetto consumistico dell’usa e getta che alla sfida ecologica”. Incontriamo Paolo Penko, titolare di una delle storiche botteghe orafe fiorentine, mentre sta lavorando  nel suo desk all’interno della Fortezza da Basso di Firenze, attorno ad uno di quegli oggetti d’arte  che finiranno al Bargello o al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti. La sua visione ottimistica – ci spiega – nasce dalla consapevolezza  che nel mondo d’oggi c’è bisogno di qualità, d’eccellenza, di bellezza contro il degrado diffuso e chi possiede questo patrimonio d’arte fatta a mano, può e deve trasmetterlo, insegnandolo alle giovani generazioni: è un lavoro duro, che richiede  studio applicazione e impegno, ma i risultati non mancheranno.  Le sue parole, che a giudizio di chi scrive  inquadrano il senso di una manifestazione qual è  l’83ª edizione della Mostra Internazionale dell’Artigianato che si sta svolgendo a Firenze,  trovano riscontro anche nelle considerazioni di altri suoi colleghi artigiani, di antica o nuova generazione, qui presenti.  Vale la pena dar la parola ad alcuni di loro.

Giuliano Merlini è un maestro liutaio toscano a capo della Bottega Scuola per l’Artigianato Liutario con in mano il futuro professionale di una decina di allievi fra i 20 e i 30 anni. Espone i suoi violini costruiti interamente a mano in legno di abete e acero proveniente dai boschi della Val di Fiemme. “Il nostro” – spiega – “è un lavoro meraviglioso e appassionante che premia i più talentuosi garantendo sbocchi professionali dal momento che Firenze è la seconda città in Italia, dopo Cremona, con il maggior numero di liutai”. Il costo di ogni singolo pezzo? “Si va dai 1200 euro in su fino ai 4.000 euro”.  Una vecchia televisione anni Sessanta trasformata in una mini libreria, avanzi di parquet che diventano orologi, racchette da tennis vintage riutilizzate come specchi, vecchi vinili in svuotatasche: tutto riprende vita sotto le ‘mani d’oro’ di due giovani di Castelfranco, sotto titolari di un’azienda che  produce insoliti complementi d’arredo.

Silvia Lai, creatrice di originali gioielli in argento, oro, rame e sughero ispirati alle forme arcaiche e simboliche della Sardegna  dice: “Ogni conchiglia che raccolgo sulle nostre spiagge racchiude un segreto, una storia da raccontare alla quale cerco di dare una forma compiuta con le mie creazioni”. Gioia Bravi e Mariangela Bibbo sono due giovani ragazze fiorentine con alle spalle studi di storia dell’arte e di moda, decidono di aprire in casa una sartoria artigiana dove disegnare, tagliare e cucire eleganti abiti in tessuti organici in seta, lino, cotone, 100% naturali.  “Sono molto soddisfatta” – dichiara Gioia – “MIDA è stata per noi il primo banco di prova e devo dire che i risultati sono al di sopra di ogni aspettative. Le nostre linee hanno riscosso molto successo fra i visitatori e abbiamo venduto moltissimi capi casual e eleganti”. ”Tutto è partito dagli scarti di alcuni vasi creati per il banco di fiori itinerante di un amico” – così ci racconta Federica Fazi –avevo iniziato a creare un anno e mezzo fa, per puro caso, i  miei gioielli smaltati che ho portato in fiera, riscuotendo grande successo. Paola Anastasio, che è  a capo di una bottega artigiana torinese  con cravatte, foulard e tessuti vintage, dice di sé: “ho dato libero sfogo alla mia creatività realizzando eleganti fasce copricapo, turbanti, cerchietti, bracciali, pezzi esclusivi per donne sofisticate”.  

In queste esperienze personali, di  artigiani titolari di storiche botteghe e di giovani, è racchiuso il  senso di questa edizione del MIDA 2019, che affonda le radici nella tradizione ma guarda al futuro, all’innovazione tecnologica, all’ambiente, urbano e rurale da salvaguardare e da recuperare con interventi appropriati.  La Mostra cerca di dare spazio adeguato a queste realtà, al variegato mondo dell’artigianato di qualità, che spazia su vari campi e del quale Firenze intende divenire il punto di riferimento europeo e mondiale. “E’ questo  il nostro obbiettivo” – dichiara il  Presidente Leonardo Bassilichi –  “ed è per raggiungerlo  che con il Comitato scientifico  e gli stessi artigiani, abbiamo voluto  segnare una netta inversione di rotta rispetto agli anni passati, riducendo il numero  dei partecipanti e dei giorni di esposizione, per restituire agli artigiani veri, quelli che realizzano l’intera filiera, dalla materia al prodotto finito, il loro ruolo sia in Mostra che nel mondo. Perché l’artigianato di qualità è la nostra risposta alla banalizzazione, alla mortificazione della creatività in atto da troppo tempo ,risposta  di cui Firenze e l’Italia possono farsi carico, partendo da un’antica ed unica tradizione, quella che va dal Cellini a Verrocchio, da Leonardo a Michelangelo fino ai maestri artigiani del moderno design, della moda, dei tessuti, del legno, del cuoio, del restauro come l’Opificio delle Pietre Dure, del gusto e di molte altre attività”. 

La Mostra dedica interi padiglioni  alla tradizione, agli atelier, ai territori di tutto il mondo, al gusto, ai manufatti, al restauro, all’economia circolare, al riciclo, al rapporto fra città e mestiere, fra città e campagna, alla vita rurale, ad una serie di incontri tematici e laboratori (in media 70 al giorno) cui partecipano le scolaresche ed il pubblico dei visitatorici sono anche  due mostre ( Firenze su misura Wunderkammer e le Sette meraviglie della Toscana completano il quadro della Rassegna): 500 gli espositori, provenienti da ogni angolo d’Italia, da paesi europei come Danimarca, Francia, Polonia, Russia , Spagna, ed extraeuropei quali Azerbaijan, per il primo anno in Mostra, Birmania, Cina, India, Madagascar, Nepal, Marocco, Siria, Sud Africa, Tunisia, Turchia e Vietnam: insomma, un’infinità varietà di creazioni artigianali, fra i ‘saper fare’ delle antiche botteghe e le spinte avveniristiche dell’artigianato  digitale e dei maker. “La nostra città  medievale e rinascimentale” –  mi dice Carla, che studia storia dell’arte – “è il prodotto  combinato ed equilibrato di questo mix tra artigianato e arte, e spesso  è difficile scorgerne il confine”. Ne sono ampia testimonianza non solo le pietre, le sculture, le forme, gli addobbi della città antica costruita, ma anche le moderne lavorazioni che si possono ammirare nella Polveriera della Fortezza, dedicata alle 7 meraviglie toscane: l’ alabastro di Volterra, il  marmo bianco di Carrara, il bronzo a cera (con un’opera di Botero), le lame di Scarperia, le ceramiche di Montelupo, le lavorazioni dell’oro e dell’argento e del sigaro toscano. Nel Padiglione Spadolini, ci vengono incontro le bici in legno dell’artista Vinicio Magni, le sculture del giovane artista fiorentino Simafra per il progetto Memorie di Russia, che trasformano le folkloristiche matrioske in globi terrestri concentrici  rappresentanti le ‘ere geologiche’ e tante altre lavorazioni che è impossibile citare. Ma c’è un’intera sezione che s’intitola ‘Nuovissimi‘, finora inedita, dedicata ai giovani che apre le porte all’innovazione tecnologica, maker, all’economia circolare, all’artigianato digitale e alle autoproduzioni.  Dunque, un viaggio di estremo interesse, non solo fra gli artigiani fiorentini e toscani (ospiti d’onore della Rassegna), ma delle varie regioni italiane europee e del mondo, in particolare Africa, Medio Oriente ed Asia.  

Di particolare interesse l’Iran, presente in Fiera con una collettiva di giovani, che presenta ‘Due mondi da esplorare, Italia e Iran: archeologia, turismo, film, arte, artigianato e nuove opportunità di lavoro e di collaborazione‘. Dell’Iran, ovvero dell’antica Persia, della sua storia e dei suoi miti, fra archeologia, arte, artigianato, cultura, cinema, investimenti e turismo, se ne è parlato in un incontro ad alto livello, fra i rappresentanti delle città gemellate, come Firenze con Isfahan,  principale meta turistica dell’Iran, una città da sogno, a per la sua bellezza e i suoi tesori artistici.  I visitatori possono scoprire le meraviglie dell’artigianato artistico iraniano, in mostra su una superficie di 160 metri quadrati,  attraverso i capolavori di con artisti provenienti da varie città e regioni del paese mediorientale, alcuni dei quali presenti in fiera con lavorazioni in diretta. Creazioni raffinatissime in ceramica, legno, stoffa, pelle, vetro, pietre. In mostra anche i manufatti di importanti cooperative artigiane che offrono lavoro a oltre 4.000 donne iraniane. Ma la produzione artigiana di qualità   si trova ovunque: nelle città, come nei borghi e nelle campagne.

La Mostra è anche un viaggio non solo attraverso le lavorazioni lapidee, le sculture lignee degli artisti del Mugello, gli accessori per la casa in lino e sete pregiate, i capolavori di sartoria e le invenzioni   della moda, è anche un’immersione tra i prodotti della terra, con degustazioni di vino, olio, birra e lo studio sensoriale e cromatico del tartufo, prodotto italiano al 100%. Per il primo anno la sezione Gusto è dedicata alle aziende artigianali d’eccellenza del settore agroalimentare e alle tradizioni enogastronomiche della Toscana, con incontri aperti al pubblico e  degustazioni offerte dalle Trattorie ognuna delle quali propone alcune specialità tipiche: luoghi di ristoro che non vantano i nomi altisonanti degli chef di grido, ma che propongono prodotti genuini, a chilometro zero, che da anni propongono – come nel caso di Sabatino in San Frediano a Firenze – quella ‘cucina povera’, che piace non solo ai frequentatori  abituali (lavoratori delle botteghe del quartiere, studenti, insegnanti, turisti, ma anche a scrittori artisti e turisti abituali come la Regina d’Olanda che non disdegna di confondersi con gli altri commensali. com’è accaduto ultimamente.

Dai limoneti di Amalfi agli oliveti monumentali in Puglia, dalla millenaria tradizione silvopastorale dell’Abbazia di Moscheta alle colline del Prosecco Superiore in Veneto, dai muri in pietra del  Chianti ai terrazzamenti dell’isola di Pantelleria, il Paesaggio rurale storico italiano è visibile in una Mostra fotografica sul patrimonio agricolo e rurale. Ma l’artigianato interessa anche l’architettura e non a caso  l’ultimo dei tanti incontri tematici dal titolo: ‘Del mestiere di Leonardo – Immaginare, progettare e realizzare il futuro, promosso e organizzato dalla ‘Fondazione Architetti Firenze‘ e dalla ‘Fondazione Giovanni Michelucci‘ in collaborazione con Comune di Firenze (Ufficio Unesco) e DIDA – Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Firenze, è stata l’occasione non solo per un confronto fra tutte le figure della filiera produttiva, economica, del territorio e socio-culturale (artigiani, fornitori, operatori economici e del turismo, enti pubblici, progettisti, analisti, sociologi, nonché  espositori e visitatori) bensì per +riproporre con forza la candidatura di Firenze come ‘Città Creativa UNESCO Craft and Folk Art‘.

L’idea, coltivata da tempo, è quella di guardare al futuro attraverso un proficuo rapporto fra città e mestiere.  Gli stessi architetti hanno raccontato l’artigianato, parlando del genio vinciano in senso stretto e  del modus operandi che uomini di scienza e arte hanno da sempre condiviso e tuttora condividono con la figura artigiana. “Conoscenza e intuizione, sperimentazione e verifica, ripensamenti e affinamenti tecnici, prodotto finale e diffusione di nuovi saperi da tramandare sono infatti passaggi imprescindibili nella creazione di un’opera che accomuna i grandi nomi e le piccole realtà di ieri e di oggi”: così Antonio Bugatti della Fondazione Architetti di Firenze  ha introdotto il tema che ha visto la partecipazione di Andrea Aleardi  (Fondazione Michelucci), Jean Blanchaert, gallerista e curatore di progetti d’arte, Silvia Mascalchi, storica d’arte,  Perla Gianni, presidente ADI Toscana – Associazione per il Disegno Industriale e  Leonardo Bassilichi, presidente di Firenze Fiera. Se, come si è visto, gli artigiani hanno salutato con entusiasmo questa ripartenza da zero, qual è la reazione del pubblico?  Un rapido sondaggio fra i visitatori è di apprezzamento per come si presenta questa edizione: una visitatrice che dice di chiamarsi Letizia afferma di essere stata sollecitata da  un’amica a recarsi alla Mostra perché assai diversa dalle precedenti. E lei ne conferma il giudizio positivo: “tutte le attività sono ben visibili, si può dialogare con gli artigiani, osservarli mentre creano, restare incantati dalla loro abilità. Personalmente le mie curiosità nel campo della sartoria e dello stilismo sono state soddisfatte. Una bella mostra che ricorderò”. Un’altra signora  mi dice di essere rimasta  dai prodotti d’Oriente e dall’atmosfera esotica che vi si respira: “Un viaggio tra Cina, Vietnam, India e Africa in una mezza giornata…che bello!”  Altri giudizi sono dello stesso tenore. Dunque, anche se non è ancora tempo di bilanci, la sfida sembra vinta, e lo conferma l’ampia partecipazione del pubblico e  l’assalto ai vari stand ma in particolare a quelli gastronomici. La Rassegna chiude il 1 Maggio.

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