giovedì, Luglio 2

L’arte al femminile dà il via alla rinascita dopo il coronavirus A Palazzo Pitti, la prima mostra antologica di Giovanna Garzoni, artista barocca amica di Artemisia Gentileschi, amante della natura in tutto il suo splendore. Il significato di una ‘riscoperta’

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Chi dice che l’arte  non è solo un simbolo di ripresa ma anche un motore effettivo della ‘rinascita’ non si sbaglia. A Firenze, una delle prime  attività d’importanza  internazionale  ad aprire portoni e cancelli è stato  – prima a cora degli Uffizi – il Giardino di Boboli, in concomitanza  con la riapertura  di Palazzo Pitti di  una Mostra dedicata ad una pittrice barocca  del ‘600 amica di Artemisia Gentileschi dal titolo ‘La grandezza dell’Universo nell’arte di Giovanna Garzoni’. Di  quest’ artista non particolarmente nota ai più, come la sua coeva Artemisia, sono esposte per la prima volta 100 opere, raffiguranti fiori, piante e conchiglie esotiche, strani insetti, animali dall’espressività quasi umana: insomma, le forme e la poesia della natura.

Prima ancora degli Uffizi, la riapertura di questa Mostra,  accolta dell’Andito degli Angiolini fino al 28 giugno.Sancisce – secondo il Direttore Eike Schmidt- la rinascita della Reggia dei Granduchi dopo un lungo momento di buio e silenzio. Con questa grande rassegna per proporzioni, la prima monografica dedicata alla pittrice barocca di origini marchigiane – le Gallerie degli Uffizi intendevano celebrare una grande figura femminile nella ricorrenza della Festa della Donna per il 2020.“Ibernata’ dal lockdown scattato a marzo, la mostra diventa adesso il simbolo del ritorno alla vita normale, dopo una chiusura di quasi tre mesi dovuta al Covid-19.

Sono circa 100 le opere che la compongono, tra dipinti, miniature su pergamena (il supporto prediletto dalla Garzoni), disegni, oltre ad un grande paliotto a tema floreale di oltre 4 metri di lunghezza, accompagnate e poste in dialogo con porcellane antiche, avori e bronzi rinascimentali. Ma chi è  Giovanna  Garzoni, celebrata da questa Rassegna?  Qualche cenno biografico ci aiuta a conoscere  il suo mondo e la sua  arte. Giovanna nacque ad Ascoli Piceno intorno al 1600 e giovanissima, a Venezia, apprese la tecnica della pittura ad olio, probabilmente dallo zio Pietro Gaia. Una delle sue prime commissioni fu un dipinto per la serie degli Apostoli nella chiesa veneziana dell’Ospedale degli Incurabili, a cui avevano contribuito maestri prestigiosi fra cui il  Tintoretto. Nello stesso periodo si perfezionò nelle arti della calligrafia, della miniatura, nell’uso degli strumenti a corda e nel canto; abilità che poté dimostrare alla corte dei Medici all’età di 19 anni. A 22 anni sposò Tiberio Tinelli, ritrattista veneziano, ma la loro unione fallì a causa di un voto di castità della stessa Giovanna, pronunciato per  sottrarsi alla predizione di una morte per parto. Accusata dal marito di stregoneria se ne fuggì a Napoli, su invito del fratello. Là si pose  al servizio del duca di Alcalà, Vicerèdi Napoli, dove strinse amicizia con Artemisia Gentileschi, che  insieme alla figlia Prudenzia aveva accolto l’invito dello stesso Duca nel 1629.  

Artemisia si era lasciata alle spalle  molte storie dolorose: lo stupro, il processo che ne seguì, la Toscana dove aveva sposato  Pierantonio Stiattesi e dove, unica donna, era stata accolta tra i Membri dell’Accademia del Disegno, ancora Roma  dove aveva vissuto una passione d’amore col musicista  ed esperto d’arte inglese  Nicholas Lanier, e  poi Venezia. Artemisia  si era affermata come pittrice caravaggesca, autrice di opere  d’arte feroci e violente. Di tutt’altro genere l’arte di Giovanna: specializzata nella miniatura su pergamena, eccelleva in particolare nella rappresentazione di nature morte con oggetti esotici e soggetti tratti dal mondo vegetale ed animale: protagonista nella cultura del suo tempo, divenne ben presto nota e apprezzata in tutta Europa. Tanto da essere ritratta, ormai in età avanzata, dal principe dell’Accademia di San Luca a Roma, Carlo Maratta, futuro restauratore di capolavori di Raffaello.

 E’ ancora Schmidt a descrivere la peculiarità  artistica e la personalità di Giovanna Garzoni : ”una donna che spesso si trovò a lavorare e dipingere con e per altre donne, che  riuscì da sola, con le proprie forze e il proprio ingegno, tramite un’accorta politica di autopromozione e un’intelligente flessibilità nel muoversi tra le corti italiane ed europee del tempo, a farsi valere e a creare, anche nel nascente genere della natura morta, un linguaggio originale e profondamente poetico”. Di corte in corte la troviamo a Roma,  dove ottenne il patrocinio dei Barberini e fu introdotta all’Accademia dei Lincei dall’erudito Cassiano Dal Pozzo, poi  a Torino, dove ottenne il titolo di ‘Miniatrice di Madama Reale’ e dopo la morte del duca di Savoia, di nuovo in compagnia di Artemisia si diresse in Inghilterra alla corte di Carlo I dove conobbe Inigo Jones. Alla fine del 1639 Giovanna era a Parigi, nella cerchia del cardinale Richelieu, quindi tra il 1642 e il 1651 visse principalmente a Firenze, lavorando per i Medici e dipingendo prevalentemente miniature. Stabilitasi infine a Roma, si spense nel 1670 e, prima donna  ad ottenere questo onore, venne sepolta nella chiesa dell’Accademia di San Luca. A Pitti c’era già una stanza con molte delle sue opere, alle quali  si sono aggiunte quelle del Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, mentre nuovi studi e scoperte hanno reso maturi i tempi per una Mostra del genere che contempla la produzione dell’artista lungo tutto l’arco della carriera.

Il percorso include  anche oggetti che rievocano quelli riprodotti nei dipinti. In mostra troviamo le preziose miniature floreali con vasi di foggia cinese e conchiglie provenienti da Paesi tropicali e le tante nature morte ‘ma anche vive’ con frutta, piante esotiche e piccoli animali di ogni genere (dagli insetti rappresentati nella loro infinita varietà, a lumache, uccelli e cavallette), fino ad arrivare all’opera simbolo della mostra, la celebre Canina (piccolo cane) inglese raffigurata su un tavolo accanto ad una tazza cinese e ad alcuni biscotti. Ma l’unicità dell’estro creativo della Garzoni si esprimeva anche nel confronto tra oggetti e figura umana, come testimonia il Vecchio di Artimino circondato dai prodotti del suo lavoro di contadino (salumi, frutta, uova, formaggi) e dalle bestie della sua corte (galline e un cane). Di sicuro impatto, poi la particolarità dell’Autoritratto della giovane Garzoni nei panni del dio Apollo, realizzato dalla pittrice appena ventenne, e la insolita miniatura del principe etiope Zaga Christ, ritratto quando Giovanna si trovava alla Corte dei Savoia.

Infine, non poteva mancare un omaggio a Raffaello, proprio mentre a Roma alle Scuderie del Quirinale è in corso la grande mostra per il cinquecentenario della morte dell’Urbinate: qui è esposta la copia in miniatura dipinta dalla Garzoni nel 1649 della Madonna della Seggiola, già al tempo pezzo di punta della collezione medicea e tuttora visibile nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti. La curatrice dell’esposizione Sheila Barker sottolinea che “L’obiettivo di questa esposizione è di mostrare lo straordinario respiro geografico della Garzoni, e, allo stesso tempo, illustrarne la visione artistica penetrante, mozzafiato. Il suo punto di partenza è sempre il cuore, il fulcro delle persone e delle cose, che poi vengono sottoposti ad una analisi quasi microscopica. In particolare l’attenzione  agli oggetti esotici presenti nelle collezioni dei suoi committenti, ci dicono del cosmopolitismo in crescita nella vita delle corti europee e della intensa circolazione di merci in tutto il mondo durante questo particolare momento storico di primissima globalizzazione”.

Una guida esperta e profonda conoscitrice del nostro patrimonio artistico come Rosanna Bari, cui lascio il commento a questa iniziativa, ravvisa in questa mostra “un duplice significato: quello di dare il  riconoscimento  che merita  un’artista a lungo ignorata o sottovalutata,  operazione che da tempo viene condotta dalla storiografia e dall’attività museale che opera in Firenze e, al tempo stesso, far scoprire al  pubblico dei visitatori artisti e tesori nascosti, allargando la conoscenza  del nostro patrimonio artistico.”  

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