mercoledì, Agosto 21

L’appello di Massimo Cacciari per non cedere al populismo "La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia"

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A distanza di 10 mesi, l’appello lanciato da un gruppo di intellettuali su iniziativa di Massimo Cacciari, filosofo, accademico ed ex sindaco di Venezia, ritorna ad attirare l’attenzione della parte sana del nostro Paese tramite una campagna di diffusione dell’appello sui social media quali Facebook e WhatsApp. Questo rinnovato interesse sembra essere una naturale reazione al pensiero unico e alla politica di odio e divisioni razziali che l’attuale Governo intende imporre per distruggere le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra. La Resistenza contro i regimi autoritari e intolleranti, la democrazia, la cooperazione internazionale, l’integrazione sociale e la tolleranza. Valori non negoziabili e quindi considerati pericolosi per chi sta diffondendo linguaggi di intolleranza e sottovalori demagogici, indispensabili mezzi per rafforzare un potere grezzo, incurante delle sorti e del reale progresso della Nazione. All’interno di questa strategia di comunicazione fin troppe sono le somiglianze al pensiero autoritario e nazifascista di dolorosa memoria.

L’ossessione per il finto problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite anche e soprattutto attraverso l’utilizzo di fake news e di alterazione della cronaca e della realtà, rientra in un piano di disgregazione dell’Unione Europea e di rafforzamento di poteri assolutisti che usano la retorica popolare, il “noi siamo con la gente comune” ma che in realtà è strettamente legato ai poteri forti che sono stati storicamente la causa dei mali e della arretratezza culturale, imprenditoriale e scientifica di cui attualmente soffre l’Italia.

Propaganda che riprende le tecniche di un certo Joseph Goebbels: ‘ripetere una menzogna mille volte fin quando diventa verità’. Assistiamo all’imposizione di un pensiero unico, di una sottocultura eretta a modernismo, e di una strisciante obbligazione ad adeguarsi che colpisce anche i giornalisti. Colpisce la nostra indipendenza, la nostra imparzialità a raccontare i fatti, la nostra capacità di analisi. Il ricatto imposto ai giornalisti da questo Governo è semplice: o ti adegui o verrai escluso. Un ricatto che influenza direttamente la sopravvivenza finanziaria del giornalista e modella il mondo dell’informazione secondo le esigenze dei poteri forti.

Non è richiesto al  giornalista di sposare la propaganda ‘goebbellista’ imperante. Ci sono giornalisti che vi partecipano entusiasti per tornaconti personali, ma sono ancora una minoranza. Quello che ci viene subdolamente  richiesto è di non proporre una informazione che sconfini dalla grezza e strumentale visione semplicistica della realtà artificialmente proposta. Un’informazione che induca alla riflessione. Un’informazione che si stacchi dall’eurocentrismo bianco per far emergere voci, opinioni e confronti provenienti da altri popoli, da altre culture.

I giornalisti che decidono di non stare al gioco sono ostacolati, boicottati e, addirittura attaccati nella loro sfera personale in quanto fuori dal coro. Stessa sorte è destinata a tutte le esperienze editoriali che intendono dare una informazione non alternativa, ma reale, concreta e libera dalle logiche propagandistiche di una politica che semina intolleranza, aggressività e disgregazione sociale.

Il messaggio trasmesso dal professor Cacciari è semplice. In ogni campo del pensiero umano, sia esso politico, economico, culturale o sociale, non si deve mai perdere di vista l’uomo, la sua dignità, il suo inestimabile valore. Cacciari ci invita a non diventare complici, tramite il nostro silenzio, la nostra prudenza, la nostra autocensura, dei veri Goebbels che pullulano nella nostra malridotta Italia, in balia di un primitivo ed irrazionale populismo che crea miseria sia fisica che di spirito.

É un invito difficile da aderire in quanto la scelta comporta un esponenziale aumento degli attacchi, dei rischi, dell’esclusione dal mondo lavorativo, strumenti utilizzati per domare o distruggere i dissidenti. Nonostante questi rischi è dovere di ogni singolo cittadino opporsi a questo progetto autoritario e sovranista in quanto dietro a questo progetto vi è un pericolo ben maggiore: il risorgere dei mostri europei del passato. Nessuno di noi è chiamato ad una eroica militanza politica, né ad una resistenza silenziosa in attesa di momenti migliori.

Ognuno di noi è chiamato a distinguere tra populismo e umanità per non essere ritenuto corresponsabile delle azioni di quei pochi che vorrebbero imporre un populismo stranamente confacente al sistema oligarchico che si tenta di sostituire alle nostre democrazie in nome del popolo. É chi la chiave di lettura del grande inganno. Questi signori non condividono nulla con la gente comune. Semplicemente usano le loro paure per realizzare i propri progetti autoritari nutrendo verso il popolo discretamente ma con convinzione gli stessi sentimenti di disprezzo pubblicamente destinati agli immigrati.

L’Indro rilancia l’appello del Professor Cacciari riproponendo la versione diffusa 10 mesi fa in quanto il suo messaggio non si esaurisce in un determinato contesto temporale e tantomeno non è una notizia a scadenza come siamo abituati in questi tempi bui. Cacciari ci mette dinnanzi al dovere intellettuale e sociale con la frase: «Al di là di questo giorno, nessuna persona pensante potrebbe fallire nel vedere cosa potrebbe succedere». La frase è di Oskar Schindler che di certo non piacque al sogno di dominio totale e mondiale di una banda di pazzi, fanatici e criminali.

 

 

4 settembre 2018

«Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze  non può bastare,  non è più possibile una ‘fuga immobile’ anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste
 culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.
Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l’inclusione  di tutti, seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale: ‘Homo sum humani nihil a me alienum puto’.
Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e ‘veloce’ che ’vivendo in burrasca’ rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi ,dell’intolleranza, dell ‘aggressività pericolosa e ignorante.
Questi stessi giovani ,invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos,una cultura che percepisca l’uomo come fine e non come mezzo, che consideri l’altro da sè “una risorsa importante giammai una minaccia.
Nell’età delle interconnessioni non c ‘è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA  e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.
Non è neanche questione di destra o di sinistra , di rosso o nero ma il problema è , soprattutto ,di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’UOMO, non prima dall’uomo Italiano , nè come in passato  ,prima dall’uomo della Padania ma dall’UOMO  in quanto umanità È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo , la sua dignità, il suo inestimabile valore e ,al di là di ogni faglia e filo spinato, lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.
INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c’è  molto da fare, a partire dalla formazione scolastica . Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria ,principalmente di quella della mente».

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