domenica, Novembre 29

L’America rivendica ancora una volta la supremazia dello spazio ‘A New Era for Deep Space Exploration and Development’ coerente con la impostazione politica di Trump. Lo spazio da illimitato diventa sempre più addensato e ancora deregolamentato. La migliore occasione per gli USA

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A New Era for Deep Space Exploration and Development’ è il programma operativo per la conquista della supremazia dello spazio appena reso noto dal White House National Space Council di Washington.
A nostro avviso,
il documento è la necessaria conclusione della volontà del Presidente Donald Trump che intende dare un taglio sempre più militare alla politica spaziale degli Stati Uniti.
Val la pena ricordare che già lo scorso anno, al di là del
comando spaziale molto diverso da quelli implementati nel passato, un piano del Pentagono prevede la creazione dell’undicesimo comando unificato: lo SpaceCom con la vocazione a allerta missilistica, operazioni satellitari, controllo e  supporto spaziale. Ma noi ora vogliamo sorvolare sulla valenza si può dare all’aspetto aggressivo che rappresenta il must per gli Stati Uniti- e concentrarci sul contesto che investe la politica internazionale.
Ora,
questo materiale fornito dall’Amministrazione Trump (e che vi abbiamo dettagliato), è comprensibilmente al vaglio degli esperti, perché le sue cartelle possono trasformare la deriva dell’orientamento spaziale mondiale, in assetti che stanno modificando le loro aspettative tra alleati e Nazioni considerate ostili.

A leggerlo con attenzione, l’Act, come dicevamo, è coerente con la impostazione politica del suo Presidente, nella volontà di raggiungere accordi internazionali purchè basati su una principale convenienza per gli States. In sostanza, l’incremento di accesso allo spazio generato da un maggior uso dei servizi satellitari e un graduale abbattimento del costo dei lanci, stanno intasando uno spazio che da illimitato, diventa sempre più addensato e -quel che è peggio- ancora deregolamentato. E dunque, qual miglior occasione per stabilire le regole e soggiogarle quanto più possibile alle proprie opportunità?

Il principio è relativamente semplice e si allinea alla continuità dei grandi padri della patria. Già James Monroe, il quinto presidente degli Stati Uniti dal 1817 al 1825, nella sua Dottrina incentrava l’ideologia nazionale nella frase ‘L’America agli Americani’. E spiega come mai le delegazioni di Stati Uniti e Russia si sono incontrati lo scorso 27 luglio a Vienna per dare un’impostazione unitaria. Sarebbe bene che anche l’Europa ponesse la sua posizione decisa.

Sta per cambiare il direttore generale dell’Esa. Sappiamo che c’è una lunga lista di candidati. Non servono campanilismi e posizioni di mera colorazione politica. Noi auspichiamo che il futuro leader dell’agenzia europea sia padrone dei più complessi meccanismi di politica internazionale e che abbia la consapevolezza dei funzionamenti delle più alte assemblee delle relazioni internazionali. Solo così il Vecchio Continente avrebbe una più autorevole posizione nelle decisioni della ricerca spaziale. Dobbiamo proprio sperare che le future scelte del Council europeo sappiano marcare queste puntualizzazioni.

Ma l’apertura dell’inquilino della Casa Bianca a Marte non ci è sembrata particolarmente efficace. Anzi, a una lettura più puntuale abbiamo scorto qualche desiderio di contentare più gli appassionati della letteratura fantascientifica che le aspettative dei ricercatori più impegnati.

La storia di quest’ultimo mezzo secolo ci ha insegnato che le attività spaziali hanno manifestato la loro esistenza attraverso un uso smodato della mediaticità.
La Luna fu un esempio di supremazia tecnologica e del potere industriale che detenevano gli States, quale esempio di visibilità mondiale. Marte al momento non è e non può essere la duplicazione della conquista del nostro satellite naturale. Le condizioni di viaggio rappresentano ancora un ostacolo molto alto, così come il ritorno degli astronauti è un’incognita sia per i tempi che per la durata delle sollecitazioni che ancora non garantiscono la incolumità degli equipaggi. Pertanto se la Luna è un passaggio necessario per le future missioni verso il sistema solare -pianeti, asteroidi, comete- la progettazione di un sistema che consenta una soluzione adatta alla riduzione della tempistica può rappresentare un’opportunità non solo per l’America, ma anche per tutti i Paesi amici. Quanto a Marte, lo vediamo un obiettivo lontano. Non sono però distanti dalle nostre applicazioni di vita quotidiana tutte le soluzioni per implementare le tecnologie più sofisticate che verranno dalla meta di far scendere donne e uomini sul nostro pianeta vicino.

Pertanto il documento dell’Amministrazione del ‘Deranged Donald’ non ci sembra tanto un’apertura al Pianeta Rosso, quanto a una vision molto seria per sfruttare lo spazio con la condivisione di tecnologia e progettazione.

La spiegazione di questa apertura non sarà sfuggita ai più attenti analisti: ormai il principale competitor degli Stati Uniti è la Cina, non solo per le conquiste di maggior visuale, quanto per tutte le alleanze che può comportare l’orientamento all’una o all’altra potenza. In questa cultura sarà dunque molto importante definire un percorso di diplomazia per evitare che scelte sbagliate possano causare danni irreparabili a un comparto industriale che è sempre più in espansione.

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