lunedì, Aprile 6

L’Africa in difesa dal coronavirus Made in Italy Grandi Paesi, tra i quali Rwanda, Congo, Uganda pretendono la quarantena per gli italiani che entrano. Altri Paesi hanno preso misure simili ma senza dichiararle, e altri ancora ci stanno pensando

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L’Italia è il Paese europeo più colpito dall’epidemia di Coronavirus COVID-19. Le misure per controllare il contagio adottate dal Governo italiano sono le più draconiane in tutta l’Europa.
Mentre
Hans Kluge, direttore per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si congratula con il Governo di Roma per le nuove misure adottate, offendo il sostegno dell’OMS, ci si interroga sul perché l’Italia sia stata più colpita dal COVID-19 rispetto ad altri Paesi europei e sugli effetti economici e di rapporti con il resto del mondo.

Le relazioni economiche, gli scambi commerciali e la libertà di movimento degli italiani che si muovono nel mondo sono in serio pericolo, non ultimo in Africa. Il primo Paese africano che ha posto il divieto di entrare per i cittadini italiani è stata la Repubblica di Mauritius, che il 24 febbraio scorso ha imposto il divieto di entrare nel Paese ai cittadini italiani e sud coreani. Misura voluta dal Primo Ministro, Pravind Jugnauth, e subito approvata dal Parlamento. 

Il 7 marzo presso l’Assemblea Nazionale a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, è stato votato un provvedimento di emergenza che rende obbligatorio un periodo di osservazione in quarantena per 14 giorni per tutti i cittadini italiani che intendono entrare nel territorio nazionale. Il periodo di quarantena (a spese del visitatore) è applicato agli italiani indipendentemente se arrivano dall’Italia o da altri Paesi, anche se risiedono all’estero da diversi anni. E’ inoltre obbligatorio anche se il viaggiatore non presenta alcun segno di contagio dinnanzi ai normali controlli termici presso i principali aeroporti o frontiere terrestri.
«La misura è stata adottata anche per cittadini della Francia, Cina e Germania, al fine di prevenire che la popolazione congolese rischi il contagio di massa da questi Paesi dove il Coronavirus si sta diffondendo senza controllo, divenendo una epidemia nazionale», ha voluto precisare il Ministro della Sanità, Eteni Longondo. Misura considerata dal Governo di Kinshasa come necessaria. Il Paese, appena uscito dall’emergenza(iniziata nell’agosto 2018) di Ebola (virus mortale al 90%, rispetto al 2% del COVID-19), il Congo vuole evitare il rischio di dover affrontare un’altra emergenza epidemiologica.

Il giorno successivo, 8 marzo, anche il Governo dell’Uganda ha preso serie misure contro l’Italia, divenuto nell’immaginario collettivo africano il Paese europeo focolaio dell’epidemia COVID-19. Nessun cittadino italiano può al momento entrare in Uganda per qualsiasi ragione al fine di evitare che contagi la popolazione ugandese. Il provvedimento approvato con rapidità record dal Parlamento, riguarda anche cittadini di nazionalità francese, iraniana, sud coreana, cinese, tedesca e spagnola. «Non vogliamo correre il rischio che la nostra popolazione venga contaminata anche accidentalmente da cittadini di questi Paesi dove il focolaio dell’epidemia è divenuto emergenza prioritaria, mentre i rispettivi Ministeri della Sanità e governi sono ben lontani nel dimostrare di avere sotto controllo il contagio», ha dichiarato Ruth Aceng, Ministro della Sanità ugandese.

A questi bisogna aggiungere Burundi e Rwanda.
Il
Burundi, il 5 marzo, ha deciso una quarantena obbligatoria di 14 giorni, per gli italiani come per cinesi, iraniani, sudcoreani, tedeschi, francesi, giapponesi, spagnoli.
Il Rwanda, l’8 marzo, ha imposto la quarantenasolo a chi risulta positivo al test terminco.

Anche altri Paesi africani hanno preso misure simili ma, subdolamente, senza dichiararleufficialmente. Tra essi: Ciad, Mali, Mauritania,Gabon, Ghana. Non avendolo dichiarato ufficialmente, i governi di questi Paesi non possono vietare l’ingresso di cittadini italiani, ma possono metterli in quarantena obbligatoria in strutture ospedaliere pubbliche, ovviamente a carico del visitatore.

Altri Paesi, tra cui Kenya, Tanzania, Sudafrica,Lesotho, Botswana stanno discutendo se sia il caso o meno di procedere con la quarantena.

La fantasiosa ideazione dell’immagine dell’‘Untore Italiano’ è parte della strategia politica adottata dalla maggioranza dei Paesi africani, quella diignorare l’epidemia, dopo essere stati rassicurati dalla bassa mortalità del virus. La malattia, come per il caso dell’omosessualità, viene dall’esterno. Questo è il messaggio che discretamente fanno passare i media africani.

Alcuni esperti regionali azzardano anche un’altra ipotesi. “Seppur occorra far notare che queste drastiche misure coinvolgono anche altri Paesimolto colpiti dal COVID-19, non possiamo ignorare che possa esistere una certa soddisfazione inconscia o una velata volontà di rivincita nei confronti dell’Italia”, ci spiega una nostra fonte.Qui in Africa, sempre più, ci si riferisce all’Italia parlando di ‘politiche razziali’, di un ‘dilagare di xenofobia’ “promossa dagli ultimi governi e da vari politici italiani ha causato molti e pesanti risentimenti in vari Paesi africani che, al contrario dei Salvini o Minniti, non hanno mai ostacolato l’immigrazione degli italiani nei loro Paesi.Attenti a pensare che i visitatori italiani in Africa siano solo turisti. Una grande percentuale di essi sono immigrati economici che lavorano per le aziende, le Ong, le Agenzie ONU e nella ricerca universitaria.

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