giovedì, Ottobre 29

Kuwait: l’emirato più democratico del Golfo ha un nuovo sovrano Nawaf Al Sabah, 83 anni, ha prestato giuramento. Già partita la lotta per la successione, mentre gli altri Paesi del Golfo, gli USA e l’Iran stanno a guardare

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Ieri l’annuncio della morte di Sabah al-Ahmed al-Sabah -92 anni e da una vita al centro della politica e della diplomazia del suo Paese-, oggi l’annuncio che il fratellastro, lo sceicco Nawaf Al Sabah -83 anni-, ha prestato giuramento in Parlamento, divenendo così il nuovo sovrano (emiro) del Kuwait. Il vuoto di potere -solo formale- è durato meno di 24 ore.

Nawaf Al Sabah, ha reso omaggio al defunto emiro Sheikh Sabah, «Il Kuwait ha superato molte crisi nella sua storia e oggi dobbiamo affrontare sfide critiche che richiedono unità e un lavoro serio» , ha affermato, impegnandosi a lavorare per la prosperità degli Stati arabi del Golfo e per la stabilità, chiedendo di unire i ranghi di fronte alle sfide che attendono l’area.

Lo sceicco Nawaf è il principe ereditario dal 2006, eludendo un ordine tradizionale di governo alternato tra i rami Al Jaber e Al Salim della famiglia regnante del Paese.

Nawaf viene descritto come «una figura esperta e rispettata, sia a livello regionale che internazionale, vista come una forza unificanteper mantenere le politiche di moderazione e diplomazia dello Stato del Golfo».

Ministro degli Interni dal 1978 al 1988, durante un periodo in cui il paese è stato colpito da numerosi attacchi terroristici e dirottamenti, tra questi anche gli attentati del 1983 che hanno preso di mira sei strutture chiave del Kuwait e straniere, inclusa l’ambasciata degli Stati Uniti. In seguito è stato nominato Ministro della Difesa mentre le tensioni con il vicino Iraq si sono intensificate durante la preparazione all’invasione del 1990. Dopo gli eventi bellici è stato Ministro degli Affari Sociali e del Lavoro, poi vice capo della Guardia nazionale del Kuwait e di nuovo come Ministro degli Interni.

Secondo gli analisti del Golfo, Nawaf si concentrerà maggiormente sulle questioni interne, per il momento. In primo luogo dovrà affrontare i problemi legati alle finanze del Paese, l’economia è in gran parte stagnante e dipendente dalle entrate petrolifere, entrate ‘consumatedal Covid-19, tanto che comincia diventare un problema per il Paese pagare gli stipendi statali, il che metterebbe a rischio il funzionamento della macchina dello Stato, secondo l’agenzia di rating Moody’s.
Non bastasse, per il prossimo anno sono previste le elezioni parlamentari, in un clima politico per nulla sereno.

Ora nei palazzi reali, sottolineano gli osservatori locali, è già iniziata lalottaper il posto di principe ereditario. «La discussione sulla successione può richiedere tempo, specialmente durante il periodo di lutto nel paese, poiché i rami della famiglia difenderanno il miglior candidato».

Una figura, quella del principe ereditario, che di solito è impegnato colmare le divergenze tra governo e parlamento e che può costruire il consenso nella famiglia al potere.
Un processo, quella della scelta dell’erede dell’83enne nuovo sovrano, che gli Stati Uniti, i vicini del Golfo e l’Iran seguiranno da vicino, ha detto a ‘The NationalVarsha Koduvayur, analista senior ricercatore presso la Foundation for Defense of Democracies.

Per capire la centralità della successione è necessario avere chiaro il sistema istituzionale del Paese.
Il
Kuwait ha un sistema politico diverso dagli altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), spiega Bayly Winder, analista esperto in Golfo del Carnegie Middle East Center, «c’è sia una famiglia reale che un organo parlamentare, l’Assemblea nazionale. A differenza di altri consigli rappresentativi del GCC, l’Assemblea nazionale del Kuwait ha un grado significativo di potere. I suoi membri possono rimuovere i Ministri e annullare il veto dell’emiro con un voto di due terzi. Un meccanismo che porta a uno squilibrio tra la monarchia e l’Assemblea,ed è la prima che ha l’autorità di sciogliere la seconda. Tale autorità è stata esercitata molte volte nel corso dei decenni, l’ultima nel 2016».

Un modello politico ibrido che fa del Kuwait «laNazione più democratica del CCG, dove si svolge un solido discorso politico e il controllo del governo è ampiamente accettabile, sebbene la critica diretta all’emiro sia punibile dalla legge. I kuwaitiani sono abituati al teatro politico e alla competizione tra fazioni in lizza per il potere. Quella competizione si estende al funzionamento interno della famiglia reale Al Sabah».
«La Costituzione del Paese impone che ogni nuovo principe ereditario sia approvato a maggioranza nell’Assemblea nazionale, quindi il candidato deve avere forti relazioni con i membri dell’Assemblea. Le deliberazioni interne di Al Sabah su chi nominare come principe ereditario sono generalmente poco chiare». Sarà una battaglia tutta interna tra le personalità forti dei due rami della famiglia.

La nomina dello sceicco Nawaf come principe ereditario del Kuwait, fa notare Winder, «è stata, in effetti, una deviazione dalle norme stabilite, sebbene non senza precedenti. Anche se era prassi comune alternare l’emiro e il principe ereditario tra i rami Al Jaber e Al Salem della famiglia Al Sabah, Sheikh Sabah ha deciso di nominare suo fratello principe ereditario. Questa opportunità è nata da un momento unico nella successione del Kuwait, dove lo sceicco Saad Al Abdallah Al Salem Al Sabah è diventato emiro, poi è stato rimosso dalla carica settimane dopo a causa della sua salute cagionevole. Lo sceicco Sabah ha preso il sopravvento nel bel mezzo di questa crisi e ha usato il suo status ritrovato per consolidare il potere nel ramo di Al Jaber, rendendo principe ereditario dello sceicco Nawaf e primo ministro dello sceicco Nasser Mohammed Al Ahmad Al Sabah». Gli osservatori locali fanno notare che da anni le rivalità interne alla famiglia reale e gli interessi regionali creano un clima pericoloso per la stabilità del Paese.

Altro aspetto che preoccupa le cancellerie dell’area e gli USA è se il Kuwait possa mantenere il suo ruolo di mediatore nella regione, sostiene Elana Delozier, ricercatrice e specialista del Golfo presso il Washington Institute for Near East Policy. «Lo sceicco Sabah ha continuato a svolgere quel ruolo negli ultimi anni, usando la sua famosa diplomazia dello shuttle per cercare di riparare la spaccatura del Consiglio di cooperazione del Golfo. È stato in grado di evitare ulteriori conflitti, il che è stato un successo, ma non è stato in grado di riunire completamente le parti». Si dovrà capire se Nawaf avrà la capacità di rivestire questo ruolo, non ultimo considerando per un verso l’età, per l’altro verso le molte problematiche interne alle quali comunque dovrà dare priorità. 

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