venerdì, Agosto 14

Kurdistan vs Iraq: scontro inevitabile? I contrasti tra Baghdad ed Erbil e la posizione di Washington

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Si sarebbe conclusa, nella serata di lunedì, secondo l’ ufficio stampa dell’ esercito iracheno, l’operazione per assicurare la ‘sicurezza’. Operazione appoggiata fin da subito dalla Turchia che si è messa a disposizione di Baghdad. Grazie a questa operazione, le forze di Baghdad hanno ripreso in mano diversi piccoli centri nei pressi di Kirkuk, della base militare K1 recuperando il terreno man mano che si ritiravano i Peshmerga curdi. Questi si sarebbero ritirati da due aree nella provincia di Kirkuk, in particolare da Tal Al Ward  e Maktab Khaled, nel rispetto di un accordo con l’esercito iracheno e la polizia federale. Non ci sarebbe stato, dunque, alcuno scontro con le forze kurde che avrebbero abbandonato le posizioni conquistate. A questo proposito l’ ufficio del Premier iracheno Al Abadi aveva chiarito che l’ obiettivo dell’ operazione era proteggere i cittadini di Kirkuk, anche mediante il supporto curdo. 

In realtà l’ obiettivo era riprendere il controllo di un’ area strategica per l’ Iraq, ricca di giacimenti petroliferi, che aveva scelto, alla fine di agosto, di aderire al referendum per l’ indipendenza del Kurdistan. Scelta che aveva comportato la revoca dell’ incarico al Governatore Najmaldin Karim da parte del Parlamento iracheno. Sarebbero tornati sotto l’ egida governativa i pozzi di Baba Gurgur e altrettanti di proprietà della compagnia statale.

L’attacco a Kirkuk, «condotto da forze irachene e milizie addestrate dall’Iran equivale a una dichiarazione di guerra contro il Kurdistan»  si leggerebbe in un comunicato del Comando generale dei Peshmerga. Nello stesso verrebbe, inoltre, dichiarato che parte della responsabilità della caduta di Kirkuk sarebbe da ricercare nel «tradimento storico commesso da alcuni leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), un alleato del partito democratico del Kurdistan di Barzani (KDP.

«Secondo un accordo firmato per l’operazione di liberazione di Mosul, tra la regione del Kurdistan e il governo federale iracheno sotto il controllo della coalizione, era stato deciso che i confini tra Peschmergia e l’esercito iracheno rimangono come erano il giorno prima della L’operazione di liberazione di Mosul è iniziata. Adesso entrambe le parti saranno impegnate nell’accordo e nei prossimi giorni le frontiere saranno riorganizzate in base all’accordo», ha affermato Halgurd Hikmat, portavoce del Ministero dei Perhmerga.

Da parte kurda, invece, sarebbero stati registrati degli attacchi ai Peshmerga, nella parte meridionale di Kirkuk. Il comunicato kurdo chiarisce che «i Peshmerga hanno distrutto almeno cinque Humvee usati dalle Pmu (milizie popolari per lo più sciite) e continueranno a difendere il Kurdistan, i suoi abitanti e i suoi interessi. E’ stato un attacco gratuito, seguito al dispiegamento militare dei giorni scorsi ai confini del Kurdistan».

Ad oggi, il contingente iracheno è rientrato in possesso di regioni nel nord del Paese prima occupate dai Peshmerga. Questi ultimi avrebbero ricevuto anche il controllo dell’area vicino alla diga di Mosul, su cui al momento qualche centinaio di lavoratori italiani, per la società edile Trevi, sta completando dei lavori di rafforzamento con iniezioni di cemento armato.

I contrasti tra Erbidl e Baghdad si protraggono da mesi e sono esplosi con il referendum per l’ indipendenza del Kurdistan iracheno. Molti, oltre alle autorità irachene, hanno affermato la propria contrarietà. Nel corso dell’ ultimo incontro, Turchia e Iran hanno lanciato un avvertimento sostenendo che entrambi i Paesi non permetteranno «cambiamenti nei confini della regione», ma anzi adotteranno «misure più’ forti»  per impedire la nascita di uno Stato kurdo.  «La questione dell’Iraq è diventata una priorità nella nostra agenda. Abbiamo già affermato che non riconosciamo l’illegittimo referendum dell’Iraq settentrionale. Su cosa hanno svolto un referendum? Non c’è un Paese che riconosca l’Iraq settentrionale tranne Israele.Attualmente, oltre a Israele,  nessun altro Paese sostiene la secessione del Kurdistan. Una decisione presa a tavolino con il Mossad è illegittima» hanno dichiarato Recep Tayyip Erdogan che  ha sottolineato:  «il nostro punto di contatto in Iraq è il governo centrale. Le azioni che riguardano il governo regionale del Kurdistan si intensificheranno».

A queste parole il Presidente Rohani ha aggiunto che «il referendum nel Kurdistan iracheno è un complotto a sfondo confessionale dei Paesi stranieri ed è respinto da Teheran ed Ankara». Il Kurdistan – ha sostenuto il leader iraniano – «dovrebbe correggere il suo errore». «Il nostro obiettivo principale è garantire sicurezza e stabilità nella regione» ed è per questo che Iran e Turchia «sostengono l’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria».

Anche gli Stati Uniti, dal canto loro, avevano più volte ribadito la loro non approvazione. Il Presidente Donald Trump, nelle ultime ore, ha aspramente criticato gli scontri tra le gli uomini iracheni e i Peshmerga curdi a Kirkuk. Dopo una riunione di gabinetto, avrebbe affermato: «Non apprezziamo che le due parti si scontrino, ma Washington non sta appoggiando nessuna delle due fazioni».  E poi: «Abbiamo avuto per molti anni rapporti molto buoni con i curdi, come sapete. E siamo anche al fianco dell’Iraq. Anche se non dovremmo mai essere stati lì, non avremmo mai dovuto essere lì. Ma non stiamo prendendo parte agli scontri». Frecciata non tanto velata alla politica interventista del predecessore Bush jr che, nel 2003, invase l’ Iraq e fece cadere Saddam Hussein. Interventismo criticato da Trump già durante la campagna elettorale.

«Continuiamo a difendere il dialogo tra le autorità irachene e curde. Tutte le parti devono rimanere impegnate nella lotta contro il nemico comune, lo Stato islamico. La coalizione è determinata a sconfiggere lo Stato islamico in Iraq e in Siria ed è contro qualsiasi azione che ci distragga dalla nostra missione» ha incalzato il generale Robert White, comandante della coalizione terrestre dell’operazione Inherent Resolve che dal 2014 combatte Daesh.

Però l’ accusa che rimbalza da una parte all’ altra di Washington è che l’ Iraq possa utilizzare quanto fornito dagli USA per attaccare i Kurdi. Come ha osservato il senatore del Partito repubblicano John McCain, l’ obiettivo del sostegno americano a Baghdad non è certo finalizzato alla distruzione curda. Affermazioni dure che non hanno trovato conferma nel dipartimento per la Difesa statunitense.

Il tutto avviene nel mentre l’ Isis perde terreno. Raqqa, capitale siriana del Califfato, è stata presa. Le truppe dello Ypg afferenti alle Forze Democratiche Siriane, sostenute dagli Stati Uniti, hanno fatto irruzione nello stadio e nell’ ospedale cittadino, dando un altro colpo duro all’ ISIS. A questo si aggiunga, il ritiro delle milizie kurde da Sinjar, a maggioranza yazida, liberata dagli stessi kurdi dopo mesi di occupazione dello Stato Islamico e che, secondo il sindaco, Mahma Khalil, sarebbe interamente di nuovo nelle mani dell’ esercito iracheno.

L’ insofferenza irachena per il proposito kurdo di rendersi indipendente potrebbe portare ad uno scontro non più verbale, rendendolo quasi inevitabile?

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