sabato, Gennaio 25

Kurdistan: l’Iraq si oppone al referendum La Corte Suprema irachena lo respinge, ma Barzani sembra non demordere

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La Corte Suprema irachena ha emesso la sua sentenza: ha infatti deciso di sospendere il referendum curdo del 25 Settembre, finché non deciderà definitivamente sulla richiesta del Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi. Questa notizia arriva dopo che martedì scorso il Parlamento di Baghdad aveva votato per dichiarare ufficialmente nullo e illegittimo il referendum del 25 settembre e dopo che la medesima assemblea aveva destituito il governatore della provincia di Kirkuk, Najmuddin Karim, accusandolo di mancato rispetto delle norme costituzionali. Lo scorso 29 agosto, il Consiglio provinciale di Kirkuk aveva votato a favore della partecipazione al referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Invece Il Consiglio provinciale di Salah al Din, mercoledì scorso, aveva deciso che i cittadini della provincia a maggioranza sunnita non avrebbero preso parte al referendum sull’indipendenza. Anche il Consiglio provinciale di Diyala, il giorno precedente, aveva respinto la partecipazione al referendum.

Non più tardi di venerdì, il Parlamento curdo, da poco riattivato, sebbene in assenza del Movimento del cambiamento (Gorran) e del Gruppo islamico del Kurdistan (Komal), aveva votato a favore del referendum. La nota diffusa dall’ ufficio di Presidenza iracheno ha reso noto che Abadi avrebbe chiesto alla Corte di non permettere ad «alcuna regione o provincia a separarsi dall’Iraq»  poiché in chiara violazione della Costituzione irachena e lesiva della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq. Il referendum, secondo Baghdad, avrebbe delle conseguenze nefaste sul già precario equilibrio economico e sociale non solo iracheno, ma anche regionale.

«È una vergogna per loro menzionare la costituzione», ha detto il Presidente Barzani. Erbil accusa Baghdad di aver violato circa un terzo della costituzione irachena, circa 55 articoli: tra questi, l’articolo 140 che riguarda il destino delle aree controverse come Kirkuk. Erbil non accetta il responso da parte della Corte Suprema in quanto la Costituzione irachena definisce in maniera chiara che la sua accettazione è la garanzia dell’unità di Iraq.

«Quale articolo costituzionale ha dato il diritto di tagliare il pane del Kurdistan? Quale articolo costituzionale ha dato il diritto di violare e ignorare l’articolo 140? » aveva sostenuto Barzani in occasione del taglio al bilancio del Kurdistan a partire dal 2014 messo in atto dall’ Iraq nel momento in cui Erbil aveva deciso di esportare petrolio in maniera indipendente rispetto a Baghdad.

L’articolo 140 della Costituzione irachena, la cui approvazione risale al 2005, prevede che si tenga un referendum nelle aree arabizzate (Kirkuk, Khanaqin, nella provincia di Diyala, Sinjar e Sheikhan, nella provincia di Ninive) affinché gli abitanti si pronuncino sull’annessione o meno alla regione del Kurdistan. Referendum che è stato rimandato diverse volte.

«Non possono sfidare la volontà dei cittadini del Kurdistan», aveva dichiarato Barzani, a seguito della destituzione del Governatore di Kirkuk. «L’imposizione di un fatto compiuto è inaccettabile e non proseguirà, dobbiamo perseguire la via del dialogo e non permetteremo nessuna divisione del paese», aveva ribadito il Premier iracheno Abadi.

«E’ giunto il momento che il popolo del Kurdistan prenda le sue decisioni e determini da solo il suo destino» era stata la risposta di Barzani. Anche il sunnita Salim Al Jubouri si era espresso nuovamente contro il referendum. Nel tritacarne era finito addirittura  il capo dello Stato iracheno, Fuad Masum, di origine curda, contro il quale, accusato di non aver assunto una posizione netta rispetto al problema del referendum, era stata indetta una raccolta di firme per richiederne la destituzione. A questo scopo, sarebbero necessari i voti favorevoli dei due terzi del Parlamento. A tutto questo, si aggiungano il mancato sostegno da parte degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’ Iran. «E’ troppo tardi per un’ alternativa al referendum» ha dichiarato Barzani dopo aver rifiutato la proposta di rinvio offertagli dalle Nazioni Unite, dagli Stati Uniti e dall’ UK. Nuovi guai in vista per il Medioriente?

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