sabato, Ottobre 24

Kirkuk, la perla del Kurdistan in mano irachena, nel disinteresse generale Barzani accusa il partito dell'Unione nazionale curda di aver tradito la causa aprendo le porte all'ingresso dei soldati iracheni

0

La pietra più preziosa del tesoro del Kurdistan era Kirkuk, città contesa da sempre, ma che nel 2014, dopo la fuga delle truppe irachene davanti all’avanzata di Isis, i peshmerga avevano conquistato e fino a domenica scorsa controllato.
A luglio del 2014, la nostra inviata, Antonella Appiano, aveva raggiunto la città e l’aveva raccontata così, parlando con politici locali, e peshmerga.
L’Esercito iracheno ha preso ieri il controllo totale della città petrolifera, il territorio più conteso tra la regione del Kurdistan e il Governo centrale. Pare il punto di svolta della crisi scoppiata con il referendum per l’indipendenza curda del 25 settembre scorso, quando oltre il 92% dei curdi del Kurdistan iracheno avevano votato a favore dell’indipendenza. Gli osservatori locali sottolineano la serietà della crisi e il fatto che potrebbe essere l’inizio di una nuova guerra regionale.

Il premier del Governo regionale del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, venerdì aveva lanciato un appello alle autorità religiose irachene e alla comunità internazionale per evitare un conflitto tra le forze di Baghdad e i peshmerga. L’appello faceva seguito alle voci su un presunto avvio di operazioni delle forze di Baghdad nella regione di Kirkuk. Nella notte, infatti, Hemin Hawrami, consigliere del leader curdo Massoud Barzani, aveva parlato di «informazioni» sul «massiccio dispiegamento» di miliziani delle Unità di mobilitazione popolare (Hashd al-Shaabi) nelle zone di Bashir e Taz, a sud di Kirkuk, forze che, «stanno pianificando un attacco» contro le aree controllate dai peshmerga e i «pozzi petroliferi». Venerdì il comando congiunto delle operazioni delle forze irachene aveva smentito l’attacco. «Noi, come Governo regionale del Kurdistan, chiediamo all’ayatollah Ali al-Sistani, agli iracheni, all’Onu, agli Stati Uniti, all’Ue, ai membri della coalizione globale contro lo Stato islamico, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai Paesi limitrofi di svolgere il loro ruolo vitale e di intervenire rapidamente per prevenire una nuova guerra», tra le forze irachene e i peshmerga, aveva detto Barzani. «Chiediamo alle forze irachene e a tutte le forze straniere di evitare un conflitto perché avrebbe un impatto estremamente negativo sulla situazione interna e regionale e darebbe all’Is e ad altre organizzazioni la possibilità di rafforzarsi», aveva aggiunto.
Nella serata, poi, l’emittente curda ‘Rudaw’ aveva informato che il Primo Ministro iracheno, Haider al-Abadi, e le milizie sciite Hashd al-Shaabi avevano lanciato un ultimatum ai curdi su Kirkuk. Il messaggio, sarebbe stato consegnato a Sulaimaniyah, nella regione del Kurdistan, dal Presidente iracheno, il curdo Fuad Masum, ai leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (Upk). Stando a ‘Rudaw’ , che citava una fonte ‘affidabile’, l’ultimatum, che scadeva alle 2 del mattino di domenica, prevedeva: la consegna dell’aeroporto di Kirkuk al Governo centrale, la consegna della base militare K-1, la consegna di tutti i giacimenti petroliferi, la consegna di tutti i miliziani dell’Is tenuti prigionieri dai peshmerga, permettere il ritorno dell’esercito iracheno in tutti i luoghi che occupava prima dell’offensiva dell’Is e la revoca dell’incarico al governatore di Kirkuk, Najmaldin Karim.
Secondo quanto previsto, nella notte della domenica, scaduto l’ultimatum senza soddisfazione per l’Iraq, è partito l’attacco, le forze speciali hanno varcato il confine territoriale della città che è sotto il controllo dei peshmerga curdi dal 2014, da quando cacciarono i soldati dello Stato islamico.
Sulla loro strada, i militari di Baghdad hanno trovato una resistenza minima: il primo bilancio ufficiale è di dieci morti tra i peshmerga e 27 feriti. In poche ore sono riusciti a prendere il controllo dell’aeroporto e della base militare. Le forze anti-terrorismo si sono poi spinte fino a conquistare i giacimenti di petrolio e gas, la centrale di polizia, la centrale elettrica e il depuratore. Le truppe curde hanno preferito ritirarsi, vista la preponderanza di fuoco delle truppe di Baghdad, atteggiamento a prima vista anomalo per forze come i  peshmerga, come resta da chiarire perchè si siano fatti sorprendere e in numero così esiguo, visto che erano avvisati da tempo del rischio e meno di 24 ore prima i loro vertici avevano dichiarato l’avvistamento di movimenti di truppe irachene. Nel pomeriggio i soldati hanno sfondato anche le porte della sede del governatorato della regione: il governatore, Najm Eddin Karim, era fuggito prima che arrivassero. Come lui, decine di migliaia di cittadini curdi hanno lasciato la città temendo una battaglia. La maggioranza si è diretta verso Erbil e Sulaymaniyah, i due capoluoghi sotto il controllo della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Da Kirkuk, dove vivono 850mila abitanti, di cui un terzo curdi e un venti per cento turcomanni, vengono estratti ogni giorno 400.000 barili di petrolio -fortuna e disgrazia della città-, quasi il 70% dei 600.000 che Erbil invia fino al terminal turco sul Mediterraneo di Cehyan, sbocco dell’oleodotto che parte proprio da Kirkuk. In questa città “sono stati scoperti i primi pozzi di petrolio iracheni. Questa è stata una delle ragioni che hanno prodotto il programma diarabizzazionedella città a partire dagli anni ’60, poi applicato in modo sistematico dal regime di Saddam Hussein. Grandi masse di curdi sono state trasferite dalla città dove sono stati portati arabi da altre zone, per ottenere una trasformazione demografica radicale”, ci raccontava, nell’estate del 2014, Fariborz Kamkari, il regista di ‘I fiori di Kirkuk’, il film che nel 2010 ha fatto conoscere la città all’Italia.

Il Governo locale di Masud Barzani ha accusato il premier iracheno, Haidar Al Abadi, di essersi rivolto ai Guardiani della rivoluzione iraniani per portare avanti «l’attacco militare di ampia portata» e ha accusato il partito dell’Unione nazionale curda, rivale di Barzani nella galassia curda, di aver tradito la causa aprendo le porte all’ingresso dei soldati iracheni. Il comando centrale dei peshmerga ha promesso «di fare pagare un caro prezzo a Baghdad» per l’invasione. Ma i curdi di Barzani saranno soli.

Gli Stati Uniti, l’unica potenza che sulla carta avrebbe potuto sostenerli, ieri sera hanno fatto sapere che «non parteggiano per alcuna parte». Così il Presidente Donald Trump che ha chiarito come non solo l’America non si sbilanci, ma ostenta il «fastidio per questi scontri. Abbiamo avuto per molti anni relazioni molto buone con i curdi ma siamo anche dalla parte dell’Iraq, ma in questa battaglia non vogliamo avere alcun ruolo».
Come sostiene Bessma Momani, professore presso l’Università di Waterloo e analista senior al Brookings Doha Centre, i curdi dell’Iraq hanno aspettato con pazienza il momento giusto per separarsi, molti curdi hanno ritenuto che il tempo fosse giusto per avere un referendum sulla questione dell’indipendenza, è, invece, il momento peggiore per tutti gli attori regionali per i curdi di realizzare finalmente il loro sogno nazionale, perché tutti li hanno utilizzati, dagli Stati Uniti alla Siria, ma nessuno oggi ha qualche interesse a vederli divenire uno Stato autonomo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore