martedì, Settembre 29

Kim III nell’indistricabile intreccio di realtà e retorica scenografica

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Il 15 aprile, è una delle date più sensibili per il regime di Pyongyang che in quella data celebrerà i 105 anni dalla nascita del fondatore del Paese, e iniziatore della dinastia, Kim Il-Sung, defunto nonno dell’attuale leader, Kim Jong Un (Kim III), e ‘Presidente eternodel Paese, capo della Repubblica Popolare Democratica di Corea dal 1948 alla sua morte, l’8 luglio 1994, nonché Primo Ministro dal 1948 al 1972.

Secondo molti analisti il 15 aprile sarà la data fatidica per il sesto test nucleare, il ‘grande evento’ promesso in queste ore dai vertici della Nord Corea, con il quale Kim III vorrà celebrare il suoamato nonno.

Ma chi è  il terzo esponente della dinastia?

Il futuro Kim III è il figlio più giovane di Kim Jong-il e di Ko Young-hee, una cantante e ballerina coreana, nata e cresciuta in Giappone. Poche sono le notizie disponibili sulla sua infanzia.  Si sa per certo che, come da tradizione familiare, dal 1996 al 1998, Jong-un studia alla Scuola Internazionale di Berna a Gümiglen, dove qualche anno prima ha seguito i corsi anche il fratello maggiore  Kim Jong-chol. I rampolli della famiglia regnante necessitano di una educazione cosmopolita e poliglotta. Un Paese occidentale e ‘neutrale’, di riconosciuta esperienza didattica, come la Svizzera, fa proprio al caso della famiglia Kim.
Successivamente, dal 1998 al 2000, Jong-un frequenta il liceo di Liebfeld (Könitz), sempre in  Svizzera. In quel periodo viene descritto come un ragazzo tranquillo e timido, amante dello sci, affascinato dai video games, appassionato di basket.  In permanenza sorvegliato da elementi fidati dell’Ambasciata nordcoreana per evitare che ‘soccomba all’influenza del capitalismo’, Jong-un si rivela un buon allievo, anche se non particolarmente brillante, con accettabili risultati in matematica e arti plastiche. Interrompe gli studi senza aver conseguito la maturità. E’ tempo  che riceva una solida formazione nordcoreana, che faccia la sua total immersion nella ideologia dominante nel Paese,  che venga istruito nell’arte militare. Per lui, in effetti, comincia a profilarsi un destino ‘nazionale’, un destino di erede.
Il padre lo preferirà al fratello maggiore, considerato troppo debole, con poco carisma e persino un po’ effeminato nei modi per potergli succedere degnamente. Jong-un gli appare invece molto più adeguato allo scopo, con in più un’insostituibile qualità: somiglia moltissimo al nonno e abbastanza al padre. E’ il simbolo vivente della continuità! Sarà più facile farlo accettare dalle gerarchie militari e politiche quando sarà il momento.

Quando rientra in patria, Kim Jong-un è un giovane sorridente e poliglotta, ben portante, pesa 90 chili e misura 1,75 cm.
L’ictus cerebrale di cui è vittima il padre, Kim Jong-il,  nel 2008, accelera le procedure dellasuccessione’. Da quel momento la carriera del giovanissimo Jong-un si sviluppa alla velocità della luce.
Nel 2009 il venticinquenne erede diventa direttore della società di produzione della letteratura, viene quindi eletto all’assemblea parlamentare, diventa poi Capo della sicurezza dello Stato e infine vice direttore amministrativo del partito. Ma non basta. Nel 2010 integra il Comitato centrale del partito e la Commissione militare centrale. Nel 2011 è vice Presidente dell’organo supremo del potere dello Stato per la direzione della difesa nazionale. Nessuno può più fermare la scalata al potere del futuro Kim III.
Alla morte del padre, il 17 dicembre 2011, assume senza problemi il comando supremo della forze armate e il segretariato del partito comunista. Ha già nelle sue mani tutto il potere: è appoggiato sia dai militari che dai dirigenti del partito.
Ora è  necessariomitizzarloagli occhi del popolo, come era avvenuto con i suoi predecessori. Se quindi il nonno era stato il ‘Grande Leader’ e il padre il ‘Caro Leader’, lui sarà ilGrande Erede‘ e la propaganda si lancerà in una serie di ricostruzioni della sua biografia (assai semplice nella realtà, data anche la sua giovane età) per farne un personaggio al di sopra dei comuni mortali e che merita quindi di gestire il potere.
Affinché peraltro sia subito chiaro agli eventuali oppositori interni chi comanda oramai nella Corea del Nord, Kim Jong-un non esita a far giustiziare lo zio, Jan Song-taek (con i suoi più stretti collaboratori), il quale aveva mostrato qualche velleità di ‘reggente’ e di limitate aperture economiche. Da quel momento inizierà una lunga serie di omicidi di famigliari e vertici dello Stato, sempre a dimostrazione della sua figura, mitica, appunto. Omicidi che, come le ambizioni militari e la sempre più insolente violazione delle regole internazionali, a partire dal fronte nucleare, lo hanno accompagnato fino ad oggi.

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