domenica, Novembre 17

Khashoggi: Trump resiste e si tiene l’Arabia Saudita Cosa succederà se Washington deciderà di rimanere fedele alla linea seguita sino a oggi?

0

Dopo quasi due mesi, l’‘affaire Khashoggi’ continua a proiettare i suoi effetti negativi sulle relazioni fra Stati Uniti e Arabia Saudita. Anche se le implicazioni a lungo termine appaiono ancora incerte, l’accumularsi di segnali che confermano la responsabilità delle autorità di Riyadh nella vicenda pone, infatti, Washington, nella scomoda situazione di dovere dare qualche genere di risposta all’accaduto. In campo internazionale, le prese di posizione contro il governo di Riyadh sembrano prendere consistenza. Nei giorni scorsi, Finlandia e Danimarca si sono aggiunte alla Germania nella decisione di cancellare le proprie forniture d’armi ed equipaggiamenti miliari al Paese arabo. A sua volta, il governo tedesco ha lanciato l’invito agli altri partner europei a procedere nella stessa direzione, al fine di aumentare la pressione su Riyadh. Su questo sfondo, l’ammissione saudita che il giornalista dissidente è stato effettivamente ucciso all’interno del suo consolato di Istanbul non è bastata a rilanciare la posizione del principe ereditario, Mohammed bin Salman (MbS), che si trova oggi al centro degli attacchi anche di diversi membri della famiglia reale.

Se la posizione di MbS appare sempre più scomoda, altrettanto vale, però, anche per quella di Donald Trump. Sin all’inizio della vicenda, il Presidente ha minacciato ‘una punizione severa’ nel caso in cui la responsabilità saudita fosse stata provata. Al momento, tuttavia, questa punizione, stenta a manifestarsi, nonostante le crescenti pressioni interne e internazionali. Nemmeno il parere della CIA, secondo il quale le responsabilità saudite nella vicenda sarebbero acclarate, è stato sufficiente a smuovere questa posizione. Al contrario, il Presidente ha confermato in più occasioni la sua fiducia nei confronti del governo saudita e ha sottolineato come gli indizi sinora raccolti non possano essere considerati né conclusivi né, tantomeno, tali da richiedere una risposta da parte degli Stati Uniti. Questa posizione è stata oggetto di pesanti critiche, sia da parte del mondo politico, sia della stampa. Al di là delle considerazioni morali, l’opinione è che la retromarcia presidenziale finisca per minare la credibilità internazionale di Washington e per trasmettere un segnale di debolezza ben lontano dall’idea trumpiana di una America ‘nuovamente grande’.

C’è più di una parte di verità in queste considerazioni. La strategia ‘di basso profilo’ che Washington sta portando avanti è una buona misura del peso che Riyadh ha ormai assunto a livello regionale e dei margini di autonomia che a questo si accompagnano. La politica di contrasto aperto all’Iran adottata dall’ amministrazione USA (politica che ha avuto il suo vertice nel rigetto del c.d. ‘nuclear deal’ e nella reintroduzione, agli inizi di novembre, di un articolato pacchetto di sanzioni contro la Repubblica Islamica) ha rafforzato questa posizione, consolidando le basi di quello che appare un possibile rapporto di dipendenza ‘invertito’ fra i due Paesi. Oggi, in altre parole, sembrano essere gli Stati Uniti ad avere più bisogno dell’Arabia Saudita che non il contrario. I risultati largamente positivi della Future Investment Initiative, con accordi siglati per un controvalore stimato in cinquanta miliardi di dollari nonostante il boicottaggio da parte di diversi grossi nomi dell’economia e della finanza occidentale, dicono molto della forza di Riyadh e della sua possibilità di continuare a giocare una strategia ‘a tutto campo’ anche senza il sostegno di Washington.

Le pressioni del nuovo Congresso ‘diviso’ saranno sufficienti a portare a un cambio di rotta? La cosa sembra difficile. Nonostante la solida maggioranza alla Camera, il Partito democratico resta in minoranza al Senato, dove l’ala pro-Trump del Grand Old Party appare invece rafforzata, consolidando la posizione del Presidente di fronte alle critiche degli altri esponenti repubblicani. La campagna per le elezioni di midterm (che nella sua fase più calda ha, di fatto, coinciso con lo svolgersi dell’‘affaire Khasshogi’) ha inoltre messo in luce come la politica interna più che quella estera sia il vero cavallo su cui ha puntato l’opposizione. Anche se – come rilevano alcune fonti – la dimensione economica dell’asse Washington-Riyadh è assai meno rilevante di come descritta da Trump, quella politica è ormai il perno intorno al quale ruota larga parte l’azione USA, non solo verso l’Iran ma anche verso Iraq, Siria, Yemen e la tradizionalmente intrattabile questione israelo-palestinese. In sintesi, se Washington, nel teatro mediorientale, deciderà di rimanere fedele alla linea di ‘leading from behind’ seguita sino a oggi, difficilmente il ruolo di Riyadh potrà essere davvero scalfito, al di là da quelli che saranno i futuri sviluppi della vicenda Khashoggi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore