sabato, Agosto 8

Kerry-Lavrov: arriva il faccia a faccia

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«Discussioni franche su Ucraina, Siria e colloqui sull’Iran»: questo il testo del tweet con cui il segretario di Stato americano John Kerry ha commentato l’incontro di oggi a Ginevra con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Un incontro durato solo 20 minuti, che si è tenuto a margine della ventottesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, come si legge nel sito internet del dipartimento di Stato americano. Al centro dei colloqui c’è stata la questione Ucraina, riguardo la quale è stato presentato proprio alla riunione dello UNHRC il nono rapporto dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, secondo il quale sarebbero 6000 le vittime del conflitto nel sud-est del Paese dall’Aprile del 2014. Intervenendo alla riunione del Consiglio Lavrov ha poi chiesto con forza a Kiev di mettere fine all’assedio del Donbass e di ripristinare i rapporti economici con le regioni orientali dell’Ucraina.

Questo mentre a Bruxelles si preparava il vertice trilaterale sul gas tra il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, quello ucraino Vladimir Demchishin e il vice presidente della Commissione Ue  Maros Sefcovic, definito dalla portavoce del vice presidente della Commissione, «un punto di partenza» per trovare una soluzione relativa alla fornitura di gas all’Ucraina, che passa più specificamente per la «possibilità di un pacchetto estivo» di gas, che sarà discusso al trilaterale, e probabilmente anche nella conference call nel cosiddetto ‘formato normanno’ che avrà luogo stasera alle 22.00, orario di Mosca, per fare un punto della situazione sull’implementazione degli accordi di Minsk 2. Intanto oggi il presidente ucraino Poroshenko ha firmato un decreto attuativo per appello all’Onu e all’Ue per il dispiegamento di una forza di pace nell’est del Paese.

Kerry e Lavrov hanno inoltre affrontato la questione dell’omicidio Nemtsov, sul quale gli Stati Uniti hanno chiesto un’indagine quanto più ‘approfondita e trasparente’, mentre Lavrov ha risposto senza mezzi termini alle diverse interpretazioni sui motivi dell’omicidio del politico russo, tra cui quella del presidente ucraino Poroshenko che ha affermato che, nell’ultima conversazione avuta con Nemtsov, gli avrebbe comunicato di voler rendere note alcune prove della «partecipazione dell’esercito russo alle ostilità in Ucraina». Oggi, al Consiglio dei Diritti Umani Lavrov ha affermato che l’omicidio di Nemtsov è «un crimine atroce» ma che è altrettanto «abominevole strumentalizzarlo con interpretazioni politicizzate, non provate e provocatorie». E tra le polemiche domani si terranno i funerali dell’attivista russo, ai quali però non parteciperà il presidente Putin, che invierà un suo rappresentante, mentre in queste ore gli inquirenti stanno vagliando la testimonianza chiave della giovane modella ucraina Anna Duritskaya, compagna di Boris Nemtsov, che era con lui al momento dell’omicidio.

Lavrov, sempre da Ginevra, si è pronunciato inoltre riguardo al dibattito sul nucleare iraniano. Il ministro degli Esteri russo ha definito “costruttivi” i negoziati, che sarebbero secondo le parole del ministro «tra i fattori che fanno ben sperare nell’ambito del rafforzamento del regime del Npt». Ma al contrario Kerry, prima di recarsi ai colloqui per il negoziato sul programma nucleare di Teheran, ha annunciato che l’accordo sul nucleare iraniano ci sarà soltanto se verranno rispettate alcune condizioni, come quella della rinuncia all’atomica. Fermare  il programma nucleare dell’Iran è invece «un obbligo morale» per il presidente israeliano Netanyahu, che ha definito l’Iran un Paese «che appoggia il terrorismo nel mondo». E alla vigilia del discorso di Netanyahu al Congresso americano, boicottato da diversi rappresentanti, Kerry a Ginevra ha preso le parti di Israele contro le accuse mosse dalle Nazioni Unite sugli abusi commessi dallo Stato ebraico.

Intanto sale nuovamente la tensione fra le due Coree. Stamane la Corea del Nord ha lanciato due missili a lunga gittata caduti nel Mar del Giappone, in risposta alle esercitazioni militari congiunte denominate “’Key Resolve’ e ‘Foal Eagle’ tra Stati Uniti e Corea del Sud, che la Corea del Nord vede come il preludio di un’invasione a danno del proprio territorio. Pyongyang, per questo, è poi passata subito alle minacce, annunciando ‘bombardamenti impietosi’ contro Usa e Seul. Le manovre militari annuali a partecipazione statunitense su larga scala continueranno al fine di migliorare, come afferma Washington, la risposta congiunta agli attacchi del Nord ‘in funzione difensiva’.

Non è questione di mostrare i muscoli invece nel Vicino Oriente, dove si continua a combattere per davvero in Siria e in Iraq: l’esercito iracheno ha lanciato una operazione su larga scala per strappare Tikrit dalle mani dell’Isis, alla quale hanno partecipato 30.000 soldati e combattenti alleati delle milizie sciite, coperti da raid aerei dei caccia iracheni. Nel frattempo è spuntata in queste ore l’ipotesi di un eventuale appoggio turco nell’offensiva a Mosul, ma il governo di Ankara ha subito smentito la partecipazione di truppe di terra precisando che la Turchia potrebbe limitarsi semplicemente ad assicurare un appoggio logistico contro le milizie dell’Isis che controllano ancora la città del nord dell’Iraq. Isis che oggi è tornata a minacciare l’Occidente: stavolta nel mirino ci sono i vertici di Twitter, dei quali lo Stato Islamico ha chiesto l’uccisione. Stessa sorte che potrebbe toccare al blogger saudita Raid Badawi, già condannato dal governo saudita a 1.000 frustate per essersi schierato contro l’attentato a Charlie Hebdo, e che ora rischierebbe la decapitazione.

E anche l’Egitto torna ad essere sotto attacco del fondamentalismo islamico: oggi al Cairo un ordigno è deflagrato in pieno centro provocando due morti e diversi feriti. La rivendicazione dell’attentato è stata fatta dal movimento ‘Punizione rivoluzionaria’, composto da un migliaio di miliziani armati e affiliato alla Fratellanza Musulmana, che predica un’opposizione politica e armata all’attuale presidente egiziano Al-Sisi, che mise fuori legge proprio quest’ultima organizzazione fondamentalista poco dopo il suo insediamento. Contro l’Egitto di Al-Sisi ieri hanno sfilato anche migliaia di sostenitori di Hamas, a Gaza City, contro la decisione del Paese di definire Hamas una organizzazione terroristica.

La Libia intanto cade sempre più in pezzi. Oggi un razzo è esploso in centro a Bengasi, in un’area residenziale provocando la morte di due persone e il ferimento di altre trenta, mentre un nuovo rapporto Onu  afferma che il Paese ha perso ogni tipo di capacità di impedire il flusso di armi, e ha chiesto dunque l’inasprimento di un embargo sugli armamenti che il governo di Tobruk invece chiede di cessare per ottenere gli armamenti necessari a difendersi dalle milizie islamiche.

E in Cina sono state 36 le persone arrestate ad Hong Kong dopo gli scontri che hanno coinvolto circa 400 oppositori di Pechino che si sono scontrati con la polizia contro le ingerenze della Cina nella ex colonia britannica ed in particolare per una revisione del sistema dei visti d’ingresso nella ‘regione amministrativa speciale’ di Hong Kong ai cittadini cinesi, che acquistano sull’isola merci di alta qualità a prezzi ridotti per rivenderle a prezzi maggiori sul territorio cinese: il cosiddetto ‘commercio parallelo’. Contemporaneamente alle proteste contro ‘il Partito Comunista Cinese’ nell’area di  Yuen Long, Xi Jinping incontrava a Pechino il principe William per la prima visita ufficiale di un reale britannico in Cina dall’ultima visita della regina Elisabetta nel 1986. Il presidente cinese ha definito le relazioni tra Cina e Gran Bretagna ‘molto buone’, annunciando il rapido sviluppo di una “partnership strategica globale” tra i due Paesi per il 2015.

Tornando in Europa visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Germania, dove ha incontrato in mattinata l’omologo Joachim Gauck«Siamo molto impressionati dalla velocità delle riforme del governo italiano», ha detto Gauck. «Il governo di Matteo Renzi è riuscito a dare nuove speranze di cambiamento e ad avviare riforme ambiziose». Mattarella ha sottolineato che Italia e Germania hanno relazioni ‘speciali’ e devono lavorare insieme per dare «una spinta per la crescita dell’integrazione europea che è sempre più necessaria». Il capo dello Stato italiano ha ricordato che la crisi economica ha portato «difficoltà, ma anche la nascita di strutture più solide» ed oggi «occorre fare di più per fornire una spinta maggiore al rilancio dell’integrazione europea». Ma Mattarella confida che «la spinta comune di Italia e Germania può contribuire a superarle». «L’Europa deve riprendere a crescere, a sviluppare la propria integrazione. Viviamo in una fase delicata del cammino intrapreso quasi settanta anni fa dai Padri fondatori e per essere all’altezza della loro lungimiranza, l’Europa deve cambiare passo. Deve risolvere le crisi che la scuotono all’interno e mostrarsi capace di affrontare con coerenza e condivisione di intenti quelle che emergono ai propri confini». Nel pomeriggio ha incontrato anche Angela Merkel. Tra i temi trattati con la cancelliera la politica europea e questioni bilaterali e internazionali.

Infine, sul fronte dell’Eurozona la Grecia ha rassicurato Bruxelles sulla garanzia del rispetto degli obblighi finanziari di Marzo, dopo le notizie di presunte difficoltà da parte di Atene nel rispettare i termini.

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