martedì, Ottobre 20

Kenya: si vota, oggi, in un clima d’incertezza

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Quasi 20 milioni di kenioti oggi sono chiamati a votare per decidere il nuovo Presidente, scegliendo tra Uhuru Kenyatta capofila del Jubilee Party e Raila Odinga leader della piattaforma d’opposizione National Super Alliance (NASA). Secondo vari analisti nazionali e regionali queste elezioni saranno le più contese della storia del Paese creando un clima di incertezza sulla situazione post elettorale. Un exit pool reso pubblico la scorsa settima prevede la vittoria del Presidente uscente Kenyatta con il 47% dei volti mentre Odinga si dovrebbe assestare al 43%.

Raila Odinga – settantaduenne  è figlio del primo Vicepresidente del Kenya, e ha già tentato la corsa alla presidenza – fallendo – tre volte. Amato dalla sua tribù Luo, e considerato l’unico serio contendente contro Kenyatta, basa la sua campagna sulla condanna dello stato dell’economia del Kenya, in particolare sul problema della disoccupazione giovanile.

Uhuru Kenyatta – 52 anni – è invece stato l’ormai storico leader del Paese e figlio del suo primo presidente: ha guidato il Kenya lungo un percorso di crescita economica – il Paese è, nonostante i problemi, tra le economia più importanti del continente – dovendo districarsi tra la questione del terrorismo (interno e ‘importato’ dalla vicina Somalia) e quella della corruzione, endemica in tantissime Nazioni africane.

La mirata campagna elettorale di Odinga sembra aver ottenuto i risultati sperati, permettendo al candidato dell’opposizione di recuperare una buona fetta di elettorato. Secondo un sondaggio di Infotrak Odinga potrebbe ottenere la vittoria con il 47% dei voti mentre Kenyatta si attesterebbe ora al 46%. Il ridotto margine delle previsioni non è stato considerato un buon segnale ai 9.000 osservatori sia nazionali che stranieri e dai 300 giornalisti internazionali giunti in Kenya. Le passate elezioni del 2013 impedirono a Odinga qualsiasi contestazione credibile. Riuscì a ottenere 5.3 milioni di voti ma il suo avversario Kenyatta ricevette 6,1 milione di preferenze. Un distacco troppo elevato per gridare alla frode elettorale. Purtroppo per la sicurezza del Paese, in queste elezioni il margine tra i due candidati è ridottissimo, permettendo accuse di frodi che se portate alle estreme conseguenze potrebbero ripetere le violenze post elettorali del 2007.

Nel sistema elettorale esiste già una base per contestare i risultati. Odinga aveva insistito affinchè lo spoglio delle urne fosse totalmente automatizzato per impedire che i partigiani di Kenyatta (numerosi all’interno della Commissione Elettorale) potessero influire sui risultati. Purtroppo la sua richiesta non è stata esaudita. Al posto di uno spoglio automatizzato si avrà un ibrido. L’opposizione avverte che questa decisione rischia di compromettere la credibilità dei risultati, ovviamente in caso di vittoria risicata di Kenyatta. Nell’ultima settimana di campagna elettorale entrambi i candidati si sono concentrati sulle regioni dove la percentuale di indecisi è alta rispetto alla media nazionale: South Region, la Costa, Western Region, Kajiado, Kisii e Baringo nella Rift Valley. Saranno proprio gli elettori di queste regioni che decideranno il fato della Nazione. Notare che tutte queste regioni soffrono di un elevato tribalismo e regionalismo. Alcuni esperti profetizzano anche un alto tasso di astenuti.

La popolazione vive ore drammatiche e piene di paura. Solo il 10% è sicura che nelle proprie zone di residenza non vi saranno violenze post elettorali. Le aree più a rischio sono: la capitale Nairobi, Nyanza, La Western Regione, la Eastern Region e la Rift Valley. Ad aumentare la paure della popolazione giunge l’accusa dell’ultima ora lanciata da Odinga. Secondo il candidato dell’opposizione esisterebbe un accordo tra governo ed esercito per attuare pesanti frodi elettorali e contenere le manifestazioni di protesta. Accusa negata dal Presidente Kenyatta, definendola “Delirio di un uomo disperato” riferendosi al suo rivale. Centinaia di miglia di militari stanno presidiando i seggi e le zone calde dove potrebbero scoppiare le proteste. Il cartello dell’opposizione teme che la presenza massiccia dei militari in assetto di guerra sia stata studiata per scoraggiare i sostenitori della NASA a recarsi alle urne. Da canto suo il Governo mette in guardia dinnanzi alla presenza di bande di criminali, estremisti politici e milizie paramilitari che sosterebbero l’opposizione e sarebbero pronte ad entrare in campo per difendere Odinga scontrarsi contro l’esercito considerato fedele a Kenyatta. La polizia al momento mantiene un atteggiamento neutrale.

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