mercoledì, Ottobre 28

Kenya, Kenyatta ‘giocatore e arbitro’? Il leader dell’opposizione Raila Odinga alla Chatham House di Londra punta sul fatto che le elezioni non si terranno

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Discorso molto pacato quello tenuto, venerdì 13 ottobre, dal leader dell’opposizione keniota Raila Odinga alla Chatham House di Londra, dove è giunto dopo avere incontrato alcuni Ministri del precedente e del nuovo governo britannico.

Questi primi appuntamenti sono stati l’occasione per chiedere il sostegno internazionale nel trovare una soluzione alla crisi che sta attualmente affliggendo il Kenya, la cui stabilità, per la sua posizione strategica, può essere garanzia di pace in tutta l’Africa orientale.

Da quando sono state annullate le elezioni dell’8 agosto dalla Corte Suprema di Nairobi, vi è stato un susseguirsi di vere e proprie dispute legislative per stabilire le modalità e tempistiche del nuovo appuntamento elettorale che è stato fissato dalla commissione elettorale (IEBC) prima il 17 e poi il 26 ottobre.

Odinga è intervenuto, di fronte ad una sala gremita, alla conferenza intitolata ‘L’importanza della democrazia in Africa: l’esperienza del Kenya‘, affermando che la democrazia non essere sbandierata solo ogni cinque anni con le elezioni, ma deve essere un ‘sistema di Governo’ che necessita del sostegno dell’Occidente. Ha quindi parlato dei ‘tempi recenti’ che hanno visto sparire varie dittature, diverse revisioni dei limiti dei mandati presidenziali e sostanziali cambiamenti nelle costituzioni.

Odinga è quindi passato a discutere la crisi attuale del Kenya che sta causando non pochi dissesti economici e difficoltà finanziarie, accrescendo, giorno per giorno, «divisioni, polarizzazioni e radicalizzazioni» in tutto lo Stato keniota.

Odinga ha ribadito che le elezioni del 26 ottobre non devono tenersi perché «sarebbero peggiori delle precedenti», avendo la commissione elettorale mancato di operare le riforme necessarie e avendo fatto solo cambiamenti che sembrano favorire il Presidente uscente Uhuru Kenyatta. Odinga ha dichiarato, come aveva già fatto in quella sede l’anno scorso, che l’organo elettorale deve essere trasparente per garantire elezioni non solo pacifiche ma anche credibili.

Le elezioni devono anzitutto essere «libere e eque» e Odinga ha aggiunto che «non vi sono motivi per cui si debba andare ad elezioni quando il risultato è già determinato». Accenna anche al fatto che a metà campagna elettorale la sicurezza gli è stata tolta e che gli otto candidati nominati alle elezioni dell’8 agosto e riammessi al nuovo appuntamento elettorale dall’IEBC qualche giorno fa, non possono in solo 10 giorni organizzare la loro campagna.

Odinga ha nuovamente denunciato le irregolarità alle elezioni e indicato i limiti organizzativi. Anzitutto, un unico giorno per le elezioni non bastava e la vittoria di Kenyatta era stata annunciata ben prima dello spogli dei sette milioni di voti. La IEBC non aveva poi permesso l’accesso ai server, autorizzato dalla Corte Suprema, e alcuni moduli non riportavano numeri seriali, loghi ecc. L’autorità della Corte Suprema è stata completamente ignorata dal Governo che ha approvato emendamenti alla legge elettorale che ne restringono il potere giudiziario. Questo è il motivo per cui Odinga ha deciso il suo ritiro dalla corsa alle presidenziali. Parteciparvi sarebbe come «riprendere una partite di football ai tempi supplementari con le regole cambiate».

Odinga interviene, poi, come rappresentante della coalizione NASA, chiedendo che vengano rispettate le richieste espresse dalla Corte Suprema, la cui autorità non va assolutamente discussa, come pure le norme stabilite dalla legge elettorale. Il Governo non deve essere «il giocatore e l’arbitro».

Alla domanda sul suo eventuale sostegno ad un candidato per le elezioni del 26 ottobre, Odinga ribadisce che «non si tratterà di elezioni». Su questo concetto Odinga è molto chiaro, niente sostegno a un qualsiasi candidato, niente passaggio di consegna. Le elezioni previste il 26 ottobre sono irregolari e non si devono svolgere.

Riguardo alle proteste e atti di violenza, Odinga accusa il governo che «invece di permettere alla gente di protestare pacificamente, manda la polizia con gas lacrimogeni». Dichiara che il divieto di protestare è un fatto altamente incostituzionale.

Intanto, continuano le proteste in Kenya. Due sono per ora i morti accertati. Si tratterebbe di due giovani uccisi dalla Polizia a Bondo, roccaforte di Odinga nell’ovest del Paese, mentre tentavano di attaccare il commissariato.

Niente di nuovo nell’intervento di Odinga sennonché il leader dell’opposizione sembrerebbe molto puntare al sostegno dell’Occidente, un’accusa che Kenyatta ha già rivolto al suo storico sfidante. Il Dipartimento di Stato americano ha comuqnue già dichiarato che non appoggia nessun partito o candidato alle elezioni keniote. Alla domanda «se fosse eletto, quale sarà il suo rapporto con la Cina?», avanzata durante la conferenza londinese, Odinga si è  limitato a dire che il Paese asiatico, partner preferito del partito al Governo, ha sempre aiutato l’Africa. Non è da escludere che la sua risposta evasiva su una futura collaborazione con la Cina indichi che le nuove partnership possano essere quelle occidentali.

Odinga è oltremodo convinto che le elezioni del 26 non si terranno, ma non è ancora molto chiaro lo scenario che si aprirà dopo quella data.

Quasi nelle stesse ore in cui Odinga interveniva presso il centro londinese, veniva reso noto un rapporto congiunto delle organizzazioni non governative Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw) che denuncia che almeno 33 persone sono state uccise dalla polizia nelle proteste esplose nell’agosto scorso a Nairobi dopo il voto per le elezioni presidenziali. Secondo il rapporto vi sarebbe la possibilità che il numero dei morti attribuibili a tali violenze sia di  50. Il rapporto -‘Kill Those Criminals‘-, denuncia l’eccessivo utilizzo della forza da parte della polizia e delle forze di sicurezza keniote contro i manifestanti.

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