mercoledì, Settembre 23

Kenya: armi polacche per i generali sudanesi Traffico di armi tra Kenya e Polonia a favore della giunta militare sudanese. 39 milioni di dollari in oro e valuta pregiata per armi della Echo Advanced Technologies, su mediazione del Vice Presidente keniota William Ruto

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Una complessa inchiesta di ‘Polskie Radio’ –la Radiodiffusione pubblica della Polonia- diffusa lunedì 24 febbraio, rivela un traffico di armi tra Kenya e Polonia a favore della giunta militare sudanese proprio durante la Primavera Araba sudanese che ha costretto il dittatore Omar El Bachir a capitolare dopo 30 anni di incontestato potere. Bashir ora sta per essere consegnato alla Corte Penale Internazionale, dove verrà processato per crimini contro l’umanità e tentato genocidio commessi durante la guerra civile nel Darfur. Notizia subito ripresa dai giornali kenioti.

All’epicentro dello scandalo vi è una vendita di armi, per il valore di 39 milioni di dollari,condotta nel 2019 in Polonia. Uno scandalo che coinvolge la Echo Advanced Technologies e il Vice Presidente keniota William Ruto.
L’azienda è stata contattata da June Ruto, figlia del Vice Presidente, che abita a Varsavia, ricoprendo l’incarico di Ufficiale Incaricato del Commercio e delle Relazioni Internazionali presso il Direttorato Americano Ministero Affari Esteri. June Ruto avrebbe fatto credere alla ditta e alle autorità polacche che agiva per conto del Governo keniota, intenzionato a comprare un importante commessa di armi belliche per il valore di 39 milioni di dollari. Suo padre, William Ruto, aveva provveduto a fornirle false lettere di richiesta di preventivi con timbro della Presidenza.
Al contrario
June Ruto e suo padre stavano agendo a titolo personale, senza aver informato il Presidente Uhuru Kenyatta e il Ministero della Difesa.

Chi erano i beneficiari delle armi? I Generali del TMC (Transitional Military Council) del Sudan,che nell’aprile 2019 avevano deposto il dittatore Bashir. Le trattative per le armi iniziarono proprio in aprile.
Nella seconda settimana del maggio 2019, mentre la giunta militare attacca i manifestanti della Primavera Araba, utilizzando le milizie islamiche Rapid Support Force (RSF), e provocando decine di morti tra i civili, nel tentativo di sgombrare le barricate erette dalla rivoluzione nella Piazza della Repubblica a Karthoum, le armi dovevano iniziare un tortuoso e occulto viaggio dalla Polonia per giungere in Sudan.

All’epoca la giunta militare aveva scelto l’arma della violenza per risolvere a suo favore la crisi politica, determinata da una rivoluzione che rivendicava il passaggio alla democrazia e lo smantellamento dell’intero apparato di regime. I generali sudanesi avrebbero pagato agliintermediari (la famiglia Ruto) la commessa in oro e valuta pregiata, frutto della rapina delle risorse naturali del Sudan durante i 30 anni di regime islamico di Bashir, dopo aver concordato con loro una generosa percentuale di commissioni.

Visto che la giunta militare non poteva importare direttamente in Sudan tale quantitativo di armi, utilizzarono la mediazione della famiglia Ruto per esportare illegalmente oro e valuta pregiata in Kenya, oro e valute tutto trasferito su conti bancari polacchi, al fine di poter comprare e importare le armi provenienti appunto dalla Polonia.
Per convincere la Echo Advances Tecnologies e il Governo polacco che le armi sarebbero state comprate dal governo keniota, William Ruto incaricò il Segretario del Gabinetto del Ministero dello Sport, Rashid Echesa, delle trattative di compravendita, nominandolo Consulente della Sicurezza e facendo credere che agiva per conto del Governo keniota. Echesa è un avido politico semi analfabeta facile da manipolare.

A seguito di fughe di notizie dal Governo polacco, la giustizia keniota, lo scorso 16 febbraio, ha arrestato il Segretario Echesa. Il 17 febbraio gli agenti speciali della DCI (Directorate of Criminal Investigations) hanno fatto irruzione nell’ufficio della Vice Presidenza in cerca di documenticollegati alla compravendita di armi in Polonia. Nello stesso giorno Echesa è stato imputato di 12 reati diversi, tra cui frode, produzione di falsi documenti governativi, traffico internazionale di armi.

Echesa si è dichiarato non colpevole e ha negato di aver agito per conto del Vice Presidente William Ruto o di sua figlia. Dopo aver pagato una cauzione di 1 milione di scellini kenioti, Echesa è ora in libertà, ma non può lasciare il Paese fino alla conclusione del processo. Un super testimone afferma di aver le prove del coinvolgimento diretto del Segretario del Gabinetto e della figlia del Vice Presidente. Sostiene di avere prove fotografiche che mostrano Echesa e Jane Ruto ispezionare personalmente il carico di armi a Varsavia.

William Kipchirchir Samoei Arap Ruto (conosciuto con il nome abbreviato di William Ruto) è nato il 21 Dicembre e appartiene alla etnia tutsi Kalenjin, la stessa del dittatore Daniel Arap Moi, che ha governato il Kenya con il pugno di ferro dal 22 agosto 1978 (succedendo al primo Presidente dell’epoca postcoloniale Jommo Kenyatta, padre dell’attuale Presidente), fino al 30 dicembre 2002, passando il potere a Mwai Kibaki di etnia Kikuyu come la famiglia Kenyatta.

La carriera politica di William Ruto inizia nel 2001 quando, sfruttando le grazie di Arap Moi, si associa con Uhuru Kenyatta, creando le basi per la secessione del dittatore all’interno del partito al potere, il Kanu Party. Dal 1997 ricopriva la carica di parlamentare per la Contea di Eldoret North. Durante l’ultimo mandato di Arap Moi, Ruto ha ricoperto le cariche di Ministro degli Affari Interni (agosto 2002 – dicembre 2002). Nell’aprile del 2008 è divenuto Ministro dell’Agricoltura nelGoverno Kigaki. Carica mantenuta fino all’aprile 2010, quando divenne Ministro dell’Educazione Superiore fino all’ottobre 2010.

Nel 2013 si unì a Uhuru Kenyatta formando la alleanza etnica tra Kalinjin e Kikuyu denominata Jubilee Alliance per impedire l’ascesa alla Presidenza di Raila Odinga, leader del principale partito di opposizione,  Orange Democratic Movement (ODM). Partito dell’etina Luo. Come avvenne nelle elezioni del 2007, pesanti frodi elettorali impedirono di riconoscere la vittoria di Odinga. Kenyatta divenne Presidente e Ruto Vice Presidente. Le elezioni del 2007 furono caratterizzate da violenze postelettorali che furono miracolosamente fermate a un passo dalla guerra etnica. Per tre mesi Kalenjin, Kikuyu e Luo si massacrarono a vicenda, promuovendo tentativi di genocidio per eliminare le etnie rivali e prendere il potere.

L’alleanza KenyattaRuto non fu solo giustificata dalla necessità per Kalenjin e Kikuyu di mantenere il potere, escludendo i Luo e Raila Odinga. Era anche motivata dalla necessità di difendersi dalla Corte Penale Internazionale. Entrambi erano statiindiziati dalla CP,I nel dicembre 2010, e accusati di essere tra i promotori delle violenze etniche postelettorali del 2007.

Ruto e altri membri del partito, il National Unity Pary di Kibaki, Uhuru Kenyatta, Francis Muthaura, Henry Kosgey e il maggiore generaleMohammed Hussein Ali, commisero diversi crimini contro l’umanità, tra cui omicidi di massa, trasferimenti forzati di intere popolazioni, arresti arbitrari e torture, al fine di difendere il loro diritto a governare il Paese, nonostante Raila Odinga avesse riportato una chiara vittoria elettorale. La scintilla delle violenze furono le frodi elettorali organizzate dal Governo per ribaltare i risultati delle urne.

Le accuse della CPI trovarono conferma anche dalle inchieste keniote eseguite dalla Commissione Waki con a capo il giudice Philip Waki. Le indagini, terminate nel 2008, chiarirono le origini e le dinamiche dello sventato genocidio contro la popolazione keniota, che, dopo due mesi di orribile mattanza, si rese conto dell’inganno politico e spontaneamente fermò le violenze istigate dal Governo. Il giudice Waki dimostrò che gli scontri etnici postelettorali non erano statispontanei, ma preparati mesi prima delle elezioni. Il rapporto Waki fu consegnato di persona all’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Atta Annan, con la precisa raccomandazione di aprire procedure giudiziarie sui mandanti e sugli esecutori delle violenze.
Causa pressioni dell’Unione Africana, di vari Paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, il caso presso la CPI contro Ruto fu abbandonato nell’aprile del 2016. Il processo contro il Presidente Uhuru Kenyatta
fu archiviato due anni prima, nel dicembre del 2014. Ancora oggi migliaia di vittime delle violenze postelettorali del 2007 languiscono nel Paese senza risarcimenti e senza futuro. Forse legato al senso di ingiustizia o ad oscure trame di potere, il tentativo di assassinio subito da William Ruto il 28 luglio 2017 presso la sua residenza nel villaggio di Sugoi.

Le indagini sulla compravendita di armi dalla Polonia è l’ennesimo scandalo che vede coinvolto il Vice Presidente. Una situazione che sta diventando intollerabile per il Governo e la Presidenza, nonostante le alleanze etniche tra Kikuyu e Kalenjin e l’amicizia con Kenyatta abbiano fino ad ora protetto William Ruto.

Il Vice Presidente era stato coinvolto anche nello scandalo della diga di  Itare, nella Contea di Nakuru, all’inizio del 2019, che coinvolse la ditta edile italiana CMC Ravenna, per un totale di 21 miliardi di scellini kenyoti (183,4 milioni di euro al cambio dell’epoca). La società di costruzioni di Ravenna negò qualsiasi illecito, affermando di essere disponibile a collaborare con le autorità keniote. Nel marzo 2019 il Giudice keniota Francis Tuiyott bloccò il tentativo della CMC di vendere gli equipaggiamenti dei cantieri della diga di Itare e quelli già installati presso il sito di Arror e Kinwarer, nella Contea di Elgeyo-Marakwet, dove aveva vinto un appalto per costruire una seconda diga dal valore di 61 miliardi di scellini kenioti (532,83 milioni di euro al cambio dell’epoca). Cantiere che la CMC non fu in grado di iniziare, causa lo scandalo legato alla diga di Itare. Il giudice keniota congelò i conti della ditta presso la Barclays Bank, e sequestrò le costosissime attrezzature trasportare dall’Italia per realizzare le due dighe.

Lo scandalo fu soggetto anche ad una indagine della magistratura italiana, che inviò investigatori in Kenya nel tentativo di ricomporre le tappe della vicenda legata allo scandalo. Nel luglio 2019 il giudice istrutture keniota, Douglas Ogoti, del tribunale di Nairobi, reiterò le accuse rivolte all’Amministratore delegato della CMC, Paolo Porcelli, confermando il mandato di cattura emesso contro di lui. Nel dicembre 2019 la CMC nominò un nuovo Amministratore Delegato, Davide Mereghetti, esperto in campo finanziario, affidandogli il difficile compito di risollevare la ditta dalla bancarotta. Porcelli rimase Direttore Generale. Nella vicenda evidenti furono le prove del coinvolgimento del Vice Presidente William Ruto, ma le accuse a suo carico non furono mai mosse, grazie all’intervento del Governo e del Presidente Uhuru Kenyatta.

«I vari scandali che hanno coinvolto il Vice Presidente William Ruto e il Governo di Nairobi, non ultimo il traffico di armi dalla Polonia, stanno ad indicare una triste realtà. Il Kenya ha abbracciato il capitalismo mafioso. Nonostante la propaganda del nuovo progresso sociale e dello sviluppo economico che avrebbe assicurato, il Governo di Uhuru Kenyatta di fatto ha abbracciato senza riserve il capitalismo mafioso, totalmente privo di regole, assicurando immunità ai politici che mirano solo al denaro sporco», afferma il giornalista del quotidiano ‘Daily Nation’, Peter Kagwanja.

Il Kenya è al centro delle attenzioni anche per il caso della cooperante Silvia Romano, rapida 15 mesi fa, presso la località di Chakama, a 80 Km da Malindi. Un caso che ha visto una incredibilesequenza di sciacallaggio attuato da famosi giornalisti e improvvisati blogger dell’estrema destra su cui è calato il silenzio delle autorità italiane e keniote.

Le indagini sulla vendita di armi dalla Polonia stanno proseguendo. L’opinione pubblica keniotasi sta chiedendo se anche queste indagini verranno insabbiate in nome della stabilità del Governo, o se, finalmente, William Ruto verrà assicurato alla giustizia, almeno per rispondere dei suoi crimini finanziari, visto che è stato di fatto graziato dalla CPI.
Indagini difficili che si muovono su un terreno politico assai minato.
Al momento non si conosce con certezze se queste armi dalla Polonia siano giunte o meno in Sudan. La Giunta Militare del Sudan, che fa parte del Consiglio Sovrano (governo transitorio destinato a durare per tre anni prima delle elezioni democratiche), tenta di ignorare lo scandalo. I generali, responsabili anche del traffico di esseri umani durante gli ultimi anni del regime di Bashir, preferiscono il silenzio, troppo intenti ora a rialacciare i rapporti con il loro nemico storico, Israele.

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