sabato, Ottobre 24

Kenya, annullate le elezioni Uhuru Kenyatta non può essere considerato Presidente

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Le elezioni presidenziali in Kenya che avevano visto la vittoria del Presidente uscente Uhuru Kenyatta e avevano riscontrato il parere favorevole delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e dell’Unione Europea, sono state annullate.

Anche gli Stati Uniti, storico alleato del leader dell’opposizione Raila Odinga avevano riconosciuto la vittoria di Kenyatta un leader africano molto controverso, sospettato crimini contro l’umanità commessi durante le violenze post elettorali del 2007-2008. Accusa che lo portò davanti al tribunale della Corte Penale Internazionale. Fu assolto per mancanza di prove. Varie associazioni umanitarie internazionali, tra cui Human Right Watch e Amnesty International, accusarono Kenyatta di intimorire i testimoni dell’accusa per costringerli a ritirare le loro deposizioni e a non testimoniare al processo. La stessa CPI si lamentò a più riprese di mancata collaborazione del governo kenyota controllato dal Presidente Uhuru Kenyatta.

Raila Odinga aveva tentato di opporsi ai risultati elettorali chiamando in piazza la popolazione. Dopo i primi violenti scontri, avvenuti nel weekend successivo agli esiti elettorali, presso lo slum di di Kibera (roccaforte dell’opposizione) e in alcune cittadine del est del Paese, la popolazione aveva deciso di non seguire gli appelli di rivolta lanciati da Odinga, altro personaggio politico controverso. Odinga durante le violenze post elettorali del 2007 – 2008 aizzò i suoi supporter e l’etnia Luo, favorendo massacri e pulizie etniche contro l’etnia al potere, i Kikuyu. Nonostante Raila Odinga sia sfuggito dalla giustizia internazionale, soprattutto grazie alla protezione politica all’epoca garantita dagli Stati Uniti, la sua inconfutabile corresponsabilità nei crimini contro l’umanità è stata chiarita senza ombre di dubbio nel famoso rapporto sulle violenze elettorali del Giudice Philip Waki
Dopo aver constatato la mancata disponibilità delle masse a supportare la sua causa, Odinga si rivolse alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti, richiedendo di considerare nulle le elezioni. A seguito di un loro netto rifiuto tentò di giocare l’ultima carta, rivolgendosi alla Corte Suprema del Kenya. Tutti gli analisti nazionali, regionali e internazionali consideravano questa mossa un tentativo di salvarsi la faccia e le possibilità per Raila Odinga di annullare le elezioni pressoché zero. Oggi, il colpo di scena.
Oggi, 1° settembre la Corte Suprema ha dichiarato alla Nazione che le elezioni Presidenziali sono da considerarsi nulle. «Dopo aver attentamente analizzato le prove presentate dalla piattaforma di opposizione NASA siamo arrivati alla conclusione che le elezioni presidenziali non possono essere considerate valide in quanto non sono state condotte secondo i criteri di trasparenza dettati dalla Costituzione. Uhuru Kenyatta non può essere considerato Presidente a seguito dei risultati delle elezioni tenutesi il 08 agosto 2017», dichiara ai media nazionali il Giudice David Maraga, portavoce della inaspettata decisione presa da sette sui dieci Giudici che compongono la Corte Suprema. Due Giudici, Judge Oiwang e Nioki Ndung’u, hanno votato contro mentre il Giudice Mohammed Ibrahim ha disertato la votazione per motivi di salute. La Corte Suprema ha dato ordine alla Commissione Elettorale di attivarsi immediatamente per organizzare nuove elezioni entro 60 giorni.

Immediata la riposta di Kenyatta, ora delegittimato alla Presidenza. Kenyatta ha accusato la Corte Suprema di aver preso una decisione sulla base dipressioni politiche‘. L’avvocato Ahmednasir Abdullahi, capogruppo del pool di avvocati del Presidente, ha annunciato che impugnerà la decisione della Corte Suprema.
Anche Raila Odinga ha reagito. Congratulandosi con la Corte Suprema, ha tenuto a precisare che l’opposizione non accetterà che la Commissione Elettorale Indipendente organizzi nuove elezioni entro 60 giorni. Occorre prima nominare nuovi responsabili della Commissione, in quanto gli attuali sarebbero uomini di Kenyatta, pienamente coinvolti nelle frodi elettorali constatate dalla Corte Suprema. «Il Presidente della Commissione Elettorale, Chebukati, e il suo team sono dei criminali e devono essere sostituiti e processati», afferma un leader politico della NASA, Said Ekuru Aukot.

Il verdetto che annulla le elezioni rappresenta una inaspettata vittoria per la piattaforma di opposizione National Super Alliance NASA e per Raila Odinga. La decisione della Corte Suprema si basa sul constato che il sistema informatico per la conta dei voti sia stato manipolato a favore di Kenyatta. I Giudici della Corte Suprema affermano che vi sono evidenti prove di manipolazione informatica. La decisione rimette la leadership del Paese in gioco e si teme lo scoppio di violenze generalizzate in quanto Kenyatta non sta dimostrando alcuna intenzione di voler rispettare tale decisione e potrebbe far scatenare la rabbia della etnia maggioritaria del Paese, i Kikuyu che scenderebbero in piazza per difendere il ‘loro Presidente’. Anche l’etnia Luo potrebbero ora scendere in piazza per chiedere la rimozione immediata di Kenyatta. La decisione dei Giudici ora obbliga Uhuru Kenyatta a dimettersi immediatamente e il governo a nominare un Presidente Ad Interim in attesa di nuove elezioni.

Il verdetto della Corte Suprema vanifica gli sforzi del Governo Italiano e della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. L’Ambasciatore italiano Mauro Massoni lo scorso febbraio aveva annunciato  la decisione presa dalla AICS di stanziare un milione di Euro per il programma di sostegno internazionale alla Commissione Elettorale Indipendente kenyota, IEBC, l’organismo teoricamente super partis che doveva assicurare la trasparenza delle elezioni. Una trasparenza messa in discussione dalla Corte Suprema e alla base della decisione di annullare le elezioni. Al momento la Commissione Elettorale Indipendente non ha ancora reagito. Sul suo sito l’ultimo riferimento ufficiale alle elezioni è stato pubblicato lo scorso 10 agosto dove si assicurava che la trasmissione elettronica dei voti corrispondeva alla conta fisica avvenuta presso i seggi.

Sul sito ufficiale della Farnesina si consiglia ai connazionali di evitare luoghi di assembramento, mantenere alta la soglia di attenzione negli spostamenti, limitandosi a quelli effettivamente necessari ed evitando di utilizzare mezzi pubblici soprattutto durante le ore notturne. Un altro duro colpo per l’imprenditoria turistica italiana, principalmente concentrata a Malindi –schierata con Kenyatta, come ci aveva dichiarto Freddie del Curatolo, fondatore e direttore di MalindiKenya.net alla vigilia del votoche , che sta subendo forti perdite economiche dalle violenze post elettorali del 2007, immediatamente seguite dall’ondata di attacchi terroristici del gruppo salafista somalo Al Shabaab, e ora dall’incertezza sociale e politica che accompagna la decisione della Corte Suprema.

Secondo esperti di sicurezza ugandesi il Kenya sta diventando sempre più un Paese a rischio instabilità con una situazione politica molto delicata che, se gestita male, potrebbe scoppiare nella guerra etnica con gravi ripercussioni economiche e di sicurezza a livello regionale.

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