sabato, Maggio 25

Kabila sta perdendo il controllo del Congo? field_506ffb1d3dbe2

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President Kabila looks on during signature ceremonies.

Kigali – Il tentativo insurrezionale dal Tele Evangelista Pastore Paul Joseph Mukingubila (detto il Profeta di Dio) attuato il 30 dicembre scorso nella capitale Kinshasa, a Lumumbashi, capoluogo della Provincia del Katanga, e nelle città di Kowezi e Kindu, fin dall’inizio ha dimostrato di essere frutto di un piano premeditato che ha rappresentato un pericolo mortale per la sopravvivenza della Repubblica Democratica del Congo. L’analisi degli avvenimenti politici dei primi due mesi del 2014 stanno evidenziando che questa insurrezione non rappresenta affatto un caso isolato ma è inserita nel difficile contesto nazionale che pone seri dubbi sulla capacità del Presidente Joseph Kabila a mantenere il potere.

Il fenomeno di Pastori politicizzati sembra comune in Congo, dove il potere si sta frammentando e il malcontento popolare è in vertiginoso aumento. La popolazione sta cercando una via d’uscita al disastro politico ed economico del Governo Kabila e la dimensione religiosa appare la più facile. Il coinvolgimento della più ricca regione del Paese, il Katanga, risulta estremamente allarmante, come fa notare Comfort Ero, direttore dei Programmi per l’Africa della Ong International Crisis Group. Il Katanga rappresenta il 70% delle entrate fiscali nazionali e il 42% del PIL. Fin dall’indipendenza dal Belgio, avvenuta nel 1960, questa Provincia è stata soggetta a diversi e pericolosi movimenti secessionisti. La politica nel Katanga è spesso basata sull’identità etnica e da immensi interessi economici di politici locali e multinazionali.

La ripresa delle ostilità della milizia Mai Mai denominata Kata Katanga (Katanga Libero), guidata da Gedeon Kyungu Mutanga, è un ulteriore segnale che nella Provincia si stanno rafforzando nuovamente i sentimenti indipendentistici. Il Kata Katanga è una milizia di difesa popolare creata dal defunto Presidente Laurent Désiré Kabila per contrastare l’esercito Ruandese durante la seconda  Guerra Pan Africana (1998 – 2004). Dopo un relativo periodo di convivenza con il Governo di Kinshasa dopo la fine del conflitto (convivenza resa possibile dal mutuo saccheggio delle risorse naturali della regione) nuove frizioni sorsero nel 2010 che portarono all’arresto del Generale Mutanga, fuggito dalla prigione in circostanze misteriose nel 2011. Ritornando a gestire il territorio e le miniere clandestine di coltan, oro e rame, Mutanga ha stretto importanti legami con la diaspora Congolese in Europa che si oppone al Presidente Joseph Kabila e con alcune multinazionali occidentali stanche di perdere considerevoli percentuali di profitto nella corruzione delle autorità centrali e periferiche. Si nutrono sospetti di appoggi provenienti anche dall’interno dello stesso Governo di Kinshasa.

Nel marzo 2013 i Kata Katanga invasero la capitale Lubumbashi issando la bandiera del Katanga indipendente sull’edificio del Governatore, e ritirandosi successivamente dopo una intensa mediazione politica con Kinshasa. Nel gennaio di quest’anno l’esercito governativo (FARDC) ha tentato di annientare il pericoloso gruppo armato ingaggiando una sanguinosa offensiva durata sei giorni senza riuscire a scalfire la forza militare dei Kata Katanga. Anche il Governatore del Katanga, l’imprenditore Moise Katumbi, nutre ambizioni indipendentistiche. Il suo appoggio nell’offensiva del ottobre  2013 contro la ribellione Banyarwanda del M23 all’est del Paese, non deve far supporre un rafforzamento delle relazioni con il Presidente Kabila che rimangono tese a causa dei vari tentativi di deporre il Governatore del Katanga.

Nel gennaio 2014 Katumbi ha ignorato il decreto Presidenziale di chiudere tutte le miniere illegali di cobalto, coltan e rame che alimentano il mercato nero dei minerali nella regione. La spiegazione data alla Reuters dal Governatore é estremamente significativa: “Non sono stato consultato e ogni tentativo di applicare dall’alto decisioni contro il Katanga possono avere delle serie conseguenze”.

Un altro segnale della difficile e precaria situazione è rappresentato dall’assassinio politico del Colonnello Mamadou Ndala avvenuto vicino alla città di Beni, Nord Kivu, est del Congo, giovedì 2 gennaio. Secondo vari esperti politici regionali, compreso l’ex consigliere del defunto Presidente Désiré Kabila, il mandante della morte del Colonnello Ndala è nientemeno che  Joseph Kabila, abituato ad eliminare i migliori comandanti militari dell’esercito che si impegnano seriamente nella difesa della Paese ma che rappresentano una seria minaccia per la tenuta della Presidenza.

Dall’inizio del 2014 Joseph Kabila sta riscontrando una serie di difficoltà nel mantenere il potere e nel realizzare il piano di ripresentarsi alle elezioni Presidenziali che si terranno nel 2016 per ottenere un terzo mandato attraverso le consuete frodi elettorali. Nella capitale Kinshasa ogni giorno la Radio Trottoire (termine per definire le voci popolari) diffonde notizie di cospirazioni, tradimenti, tentativi di golpe che sarebbero ormai lo scenario predominante all’interno del Governo dilaniato da una terribile lotta per la successione Presidenziale. 

Secondo pareri di esperti regionali ed internazionali, tra i quali i migliori analisti di politica estera dell’Università della Makerere (Uganda) e la Ong International Crisis Group, il Governo Kabila sarebbe mantenuto in vita da due forze antitetiche e contrapposte: la Francia e la Cina. La Francia sostiene il Governo di Kinshasa attraverso una alleanza politico-militare con la missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, le forze della società civile congolese di orientazione Protestante e Cattolica a forte orientamento razziale contro l’etnia tutsi sia congolese che regionale, e dal gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) a cui è stato promesso il supporto attivo per riconquistare il potere deponendo l’attuale Presidente Ruandese Paul Kagame.

La Cina sostiene Kinshasa attraverso un complessa rete di ditte private sia congolesi che cinesi unite nel comune obiettivo di saccheggiare le immense risorse naturali del Paese. Mentre Pechino rimane indifferente ai piani francesi di riconquista del Rwanda, ventilando anche una eventuale collaborazione economica con l’ex potenza coloniale nella spartizione delle risorse naturali, Parigi esclude ogni possibilità di cooperare con la Cina, considerata un pericoloso nemico per gli interessi economici francesi quanto gli Stati Uniti. Attraverso l’Unione Europea la Francia, forte del nuovo asse Parigi – Berlino, il 10 febbraio scorso ha lanciato un duro monito al Presidente Kabila. La delegazione Europea in visita a Kinshasa, guidata dalla Parlamentare e Direttrice della Missione dell’Unione Europea di Osservazione Elettorale in Congo Mariya Nedelcheva ha richiamato il Governo al rispetto dei diritti dell’opposizione, alla libertà di espressione e alla trasparenza delle elezioni locali, provinciali, amministrative e Presidenziali che si terranno tutte nel 2016.

Un chiaro messaggio dall’Eliseo che potrebbe ritornare sulle posizioni politiche del 2012 precedenti alla insurrezione del M23 dove il Presidente Francois Hollande definì il Governo di Kabila come uno tra i meno democratici e più corrotti governi del Continente. Nel agosto 2012 lo stesso Governo divenne un “indispensabile alleato regionale” della Francia per contrastare i progetti eversivi di balcanizzazione del Paese. La debolezza del governo centrale sarà accentuata dal processo di decentralizzazione che prevede maggiori poteri politici ed economici alle Province. Il progetto, rinviato dal Presidente Kabila fin dal 2010, rischia di creare profonde fratture tra centro e periferia sia se continuerà ad essere rinviato sia se verrà applicato. Le ricche Province del Katanga, Bas-Congo, Kasai, Nord Kivu e Sud Kivu non vedono l’ora che venga attuata la decentralizzazione per acquisire la semi autonomia necessaria per rafforzare i governi paralleli già instaurati o in fase di realizzazione.

Il pericolo del Pastore Mukungubila è lontano dal essere terminato. Il Profeta di Dio non solo appartiene alla stessa etnia ma allo stesso villaggio natio del Presidente Kabila e sta allacciando forti legami sia con il gruppo indipendentista Kata Katanga che con il Governatore Katumbi. Il Pastore inoltre sta creando forti legami con la setta religiosa Sudafricana del Vescovo Elysee sospettata di fungere da tramite degli interessi in Congo delle multinazionali Sudafricane. Altre alleanza si registrerebbero presso la diaspora congolese in Europa e a Lubumbashi attraverso i sentimenti anti Kabila e anti Rwanda che fungono da base comune per tutti questi attori locali e regionali. Se vi sarà un tentativo di presa del potere tramite le armi o una seria ribellione questo proverrà indubbiamente dal Katanga”, questo il parere del analista politico congolese Alex Ntung.

Martedì 11 febbraio i Kata Katanga hanno attaccato i vilaggi di Tutente e Katendezi nel distretto di Kasongo Mwana, Provicia del Katanga. L’obiettivo era quello di rapire i rispettivi capi villaggio. Obiettivo raggiunto solo parzialmente con la cattura del capo villaggio di Katendezi. I Kata Katanga negli ultimi cinque mesi hanno distrutto 66 villaggi nel distretto di Malemba Nkulu, Provinica del Katanga. Queste azioni terroristiche dimostrano la capacità militare che possiede il gruppo e un tentativo di imporre la sua autorità amministrativa attaccando le comunità che considerate avverse o leali al Governo centrale. L’esercito regolare sembra deficitario ad assicurare la protezione dei civili e la MONUSCO ha solo 500 caschi blu in tutta la provincia del Katanga, grande quanto la Francia.

Per completare il quadro si sta assistendo ad una progressiva involuzione delle Forze Armate Congolesi (FARDC) nonostante i milioni di euro spesi dall’Unione Europea per la sua riorganizzazione dal 2005 ad oggi. La FARDC, da esercito nazionale e Repubblicano si sta suddividendo in una serie di eserciti fedeli ai loro Generali con lo stesso principio delle legioni romane fedeli ai grandi condottieri come Giulio Cesare. A differenza del famoso condottiero Romano, i generali Congolesi non sono orientati a conquistare il Paese e a instaurare un diverso regime politico che segni il passaggio da un’epoca all’altra come fu quello dalla Repubblica all’Impero Romano.

Prendendo l’esempio dei vari gruppi ribelli congolesi e stranieri ADF (Uganda), FNL (Burundi), FDRL (Rwanda), con cui l’esercito regolare e la Famiglia Kabila si sono sempre associati per la co-gestione del proficuo mercato illegale dei minerali, i Generali Congolesi tendono alla creazione di propri feudi regionali utilizzando i reggimenti a loro fedeli non per ideali ma per appartenenza etnica per controllare a loro volta le regioni ricche di risorse naturali.

Questa involuzione è stata favorita dalla mancata riforma dell’esercito dove le varie divisioni che lo compongono sono formate su base etnica e guidate da Generali e Colonnelli della stessa etnia. Il fatto che per dieci anni non siano state smantellate le varie milizie nazionali e straniere presenti nell’est del Congo ha rafforzato il messaggio che il frazionismo militare e la formazione di eserciti privati paga nel contesto politico ed economico della Repubblica Democratica del Congo. Dinnanzi a queste difficoltà Rwanda e Uganda sembrano attenersi ad una posizione di attesa. Una eventuale ‘balcanizzazione’ del Congo sarebbe a loro congeniale. Le Province dell’Est cadrebbero immediatamente sotto la loro influenza politica ed economica.

Se il Governo di Kinshasa riuscirà a sopravvivere sufficientemente per assecondare i piani geostrategici della Francia sulla Regione dei Grandi Laghi, un eventuale attacco del Rwanda da parte del gruppo terroristico ruandese FDLR sarebbe il miglior pretesto per Kigali e Kampala per attuare una terza invasione del Congo, supportata dagli Stati Uniti ormai entrati nella logica di guerra fredda contro la Francia per il controllo delle risorse naturali del ricco Paese Africano. Sul controllo completo della Francia sul Governo di Kinshasa sorgono dubbi. Per il Presidente Joseph Kabila è estremamente difficile ignorare le pressioni degli Stati Uniti.

Mercoledì scorso il Presidente ha annunciato l’amnistia per i ribelli Banyarwanda del M23. L’amnistia copre l’atto d’insurrezione, crimini di guerra e offese politiche ma non crimini contro l’umanità, atti terroristici, violenze sessuali, saccheggi e arruolamento di minori. L’amnistia rappresenta una vittoria politica del Presidente ugandese Yoweri Museveni che aveva sottoposto tale richiesta nel dicembre 2013. La decisione é stata presa dopo dei colloqui tra il Presidente Kabila e l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Mary Robinson, allineata sulle posizioni degli Stati Uniti al contrario del capo della MONUSCO Martin Kobler allineato alla politica francese. Nonostante l’annuncio della amnistia alla TV nazionale i media congolesi e la Radio delle Nazioni Unite, Radio Okapi, evitano di riportare la notizia.

 

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