venerdì, Maggio 24

Juma il giaguaro: animali e uomini in gabbia Lo splendido giaguaro che ci prova a sottarsi alla prigionia, una storia non proprio nuova

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«Alcuni militari brasiliani hanno dovuto abbattere un giaguaro, fuggito dopo essere stato esibito al passaggio della torcia olimpica a Manaus, capitale dello Stato delle Amazonas. «Durante il passaggio da una gabbia all’altra nello zoo dell’Esercito, il giaguaro è scappato. E’ stato inseguito e gli sono stati sparati tranquillanti con una saracena, ma malgrado quattro dosi, si è precipitato su un veterinario e l’abbiamo dovuto sacrificare», ha spiegato il colonnello Luiz Gustavo Evelyn del Centro d’istruzione di guerra nella giungla (Gigs) di Manaus. Il giaguaro, considerato il simbolo dell’Amazzonia, è il più grande felino delle Americhe in via d’estinzione. Quello scelto per accompagnare il passaggio della torcia olimpica si chiamava Juma, e viveva in cattività con altri animali salvati dalle mani dei bracconieri». Così si legge su ‘La Repubblica del 21 giugno 2016

Questa volta è Juma, splendido giaguaro, che ci prova a sottarsi alla prigionia e, come farebbe qualunque carcerato che soffra l’ingiustizia di una carcerazione senza colpa, approfitta di un insopportabile spostamento da una gabbia all’altra per cercare la libertà: niente da fare. Inseguito e chissà quanto terrorizzato, dicono si sia ‘precipitato’ su un veterinario, ragion per cui  ‘lo abbiamo dovuto sacrificare’. Eccoci di nuovo: questa volta siamo a Manaus, Brasile,  ed è tempo di Olimpiadi; veniamo  a sapere che qui l’Esercito ha un suo zoo, dove animali, nati liberi per essere liberi, vengono tenuti prigionieri e mai lasciati in pace, perché sono esibiti nelle manifestazioni pubbliche, al passaggio di torce olimpiche, quindi  alla presenza di folle di umani con i quali non possono avere nulla da spartire, se non un insopprimibile desiderio di andarsene lontano. E il veterinario che ci faceva lì? Lui, che gli animali li dovrebbe conoscere, magari qualche dritta sul fatto che proprio non era il posto giusto per portarci  ‘il più grande felino delle Americhe in via di estinzione‘ avrebbe potuto darla.

Posto d’onore anche ai giornalisti a cui dobbiamo la cronaca, grandi sostenitori del sistema, alieni da qualsivoglia  atteggiamento critico: nelle loro parole, tese a connotare l’episodio con un buonismo schierato e fuori luogo, l’uccisione,  pardòn: l’abbattimento (fondamentale marcare anche con il linguaggio la separazione umano-animale: i primi vengono uccisi o assassinati, i secondi abbattuti) l’abbattimento, si diceva, dell’animale, diviene ‘sacrificio‘, pur se proprio nulla di sacro si intravede   in questo contesto pagano, inquinato da  egocentrismo, ignoranza, prepotenza. Giusto per prudenza, infilano tra le righe una buona spiegazione che suona come una giustificazione preventiva, tanto per anticipare le reazioni dei soliti scalmanati sempre pronti a prendere le difese degli animali contro questi santi uomini: la cattività, si legge, è il modo per ‘salvare‘ gli animali dalle mani dei bracconieri. Una volta ‘salvati‘, quindi, vengono  imprigionati, esibiti, spostati in contesti che li atterriscono, e a volte uccisi quando non c’è proprio modo di convincerli ad avere un po’ più di rispetto per gli umani. Devono proprio essere dei predatori nati questi giaguari!

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