lunedì, Gennaio 27

Josep Borrell per una politica estera europea «In un momento in cui molto è in gioco, l'UE deve assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza europea ed essere una voce forte e progressista in un mondo insicuro»

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«In un momento in cui molto è in gioco, l’UE deve assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza europea ed essere una voce forte e progressista in un mondo insicuro». Parola di tre Ministri degli Affari Esteri europei, Jeppe Kofod, Ministro degli Esteri della Danimarca, Stef Blok, dei Paesi Bassi,Tomáš Petříček, della Repubblica Ceca, in una lettera aperta pubblicata oggi su ‘Politico’.

Un monito che arriva mentre Josep Borrell oggi ha presieduto il Consiglio Affari Esteri per la prima volta da quando è stato nominato nuovo Alto rappresentante dell’UE per la Politica Estera e SicurezzaSempre oggi, Borrell ha incontrato il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg.

Che Borrell punti a far diventare la UE un attore globale assertivo, dopo anni in cui è stata molto silente, lo ha dichiarato non da ora, che sia convinto che gli europei debbano «prendere il destino» nelle loro «mani e guardare al di fuori dei nostri confini occupandoci di temi come il clima e le migrazioni» lo ha ribadito in una recente intervistail come farlo e che gli sia permesso di farlo è tutt’altra casa e ancora tutta da verificare.

Il poco diplomatico quanto spiccio Borrell oggi sul tavolo del Consiglio troverà esattamente quanto lui sa di doversi aspettare: una ‘valle di lacrime’ per la quale, manco dirlo, il Consiglio non prenderà decisioni, forse porgerà qualche fazzoletto, o, come dice questo vecchio solido socialista «esprimiamo le nostre condoglianze e preoccupazioni … e passiamo alla prossima», perché il Consiglio non è «un centro decisionale» «nessuna capacità di azione viene fuori» dal Consiglio, che oggi sarà impegnato su Libia, Bolivia, Iran e altro.

Secondo i tre Ministri degli Esteri intervenuti oggi su ‘Politico’ qualche strumento di politica estera nella cassetta degli attrezzi della UE di fatto ci sarebbe, a volerlo tirare fuori. «L’Unione europea ha gli strumenti per agire con decisione sulla scena mondiale», esordiscono i Ministri. «Ma deve intensificare e usarli».

Messe in fila le criticità che stiamo vivendo -divisioni in tema di controllo degli armamenti e non-proliferazione, guerre commerciali che rischiano di paralizzare il sistema commerciale internazionale, democrazia e diritti umani, migrazioni di dimensioni mai viste da dopo la seconda guerra mondiale, crisi del multilateralismo- l’urgenza di una politica estera forte della UE è evidente. Serve, secondo i tre Ministri, avviare subito «una discussione strategica su come rafforzare il ruolo dell’UE nel mondo e garantire che possiamo agire rapidamente e con decisione sulla scena globale».

«Borrell ha la giusta visione», quella di «un’Unione più forte, più assertiva». Ma ora si tratta di «passare dalle idee ai risultati».
Gli strumenti dell’UE, dal commercio, allo sviluppo, all’energia, alla politica digitale, fino alla politica di sicurezza e di difesa, funzionali «per far avanzare gli interessi e i valori europei all’estero» ci sono, secondo i Ministri, il problema è metterli in atto.

Uno degli strumenti considerati centrali’ dai tre Ministri e messo in evidenza è la politica sanzionatoria. Per quanto non siano una strategia se non supportati da una valida politica estera, le «sanzioni richiedono un’implementazione più rapida, una migliore guida e una più rigorosa conformità», secondo il terzetto, in accordo con le politiche dei diversi Paesi dell’Unione.

L’altro importante strumento richiamato è quello dei partenariati. «L’Europa deve costruire nuovi partenariati» con un occhio particolare rivolto all’Africa. «Con lo sviluppo del mondo, la quota relativa dell’Europa dell’economia mondiale si sta riducendo. L’Africa fornirà la maggiore crescita rispetto alla prossima generazione, sia in termini demografici che economici. Dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione con il continente africano e garantire una transizione sostenibile».

E oltre agli strumenti, il metodo. «I ministri degli esteri europei dovrebbero dare maggiore libertà al nuovo alto rappresentante dell’UE per rispondere ai rapidi sviluppi quando sono in gioco i valori fondamentali dell’Europa e consentire all’UE di diventare più agile e proattiva».

I Ministri sottolineano poi la necessità di rispettare la volontà degli europei «che chiedono giustamente una transizione verde», così serve sviluppare la diplomazia climatica dell’UE». Il tutto tenendo conto della crescente fragilità dell’unità europea, «sotto pressione crescente». «Per quanto riguarda la politica estera dell’UE, il terreno comune all’interno dell’UE si è ristretto e ciò è veramente dannoso. Tutti i paesi membri dell’UE hanno una responsabilità qui. Troppo spessouno o due membri hanno bloccato la capacità del blocco di reagire rapidamente alla politica estera. Dobbiamo muoverci rapidamente per invertire questa tendenza e incoraggiare i governi, se necessario, ad astenersi dal votare una determinata azione invece di bloccarla».

Indicazioni molto forti, anche considerando che vengono nel giorno in cui Borrell fa il suo ingresso ufficiale al tavolo operativo della politica estera europea. Si tratterà ora di vedere come reagiranno, se reagiranno, gli altri Paesi europei, a partire da Francia e Germania, i dominatori della scena europea. Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, «L’Unione europea deve essere più strategica, più assertiva e più unita nel suo approccio alle relazioni esterne». Anche se, secondo Nathalie Tocci, direttrice IAI, un’unica politica estera europea potrebbe non essere realistica o desiderabile: «I diversi strumenti suonano melodie diverse, ma alla fine quello che ne esce è qualcosa che suona piuttosto bene».  

 

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