sabato, Ottobre 19

Joint Sea 2019: Cina e Russia preoccupano Trump L’esercitazione navale congiunta tra Pechino e Mosca nel Mare Cinese destabilizza gli equilibri di potenza internazionali, ne parliamo con Amm. Ferdinando Sanfelice Di Monteforte

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Cina e Russia non sono mai stati così stretti alleati. Tra il 29 aprile e il 4 maggio si è tenuta un’esercitazione congiunta nelle acque della Cina orientale, a Qingdao, alla quale hanno partecipato le marine di Pechino e di Mosca. La Joint Sea 2019 – alla sua ottava edizione – disegna un quadro di ipotetica alleanza tra le potenze cino-russe, che non sempre hanno collaborato, ma che ora sono partners privilegiati in chiave anti-americana. I motivi del loro avvicinamento potrebbero essere le sanzioni americane alla Cina, o anche quelle euro-americane alla Russia dopo l’azione militare in Crimea.

Le scorse edizioni del Joint Sea si erano svolte ovunque nel mondo: nel Mar Cinese meridionale e in quello orientale, nel Mar del Giappone, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Baltico. Quest’anno, la scelta di un Mare che apre direttamente all’Oceano Pacifico nord occidentale non sembra casuale. L’ordine globale sembra essere su un punto di svolta: il Pacifico sarà il terreno di scontro tra questi due blocchi che si profilano?

Durante l’operazione navale congiunta è andata in scena un’azione di difesa aerea, con l’obiettivo di scortare un mercantile nel mezzo di un’area minacciata da aerei da combattimento. In seguito, la Joint Sea 2019 ha previsto l’utilizzo di due cacciatorpediniere per l’abbattimento di droni bersaglio con una serie di missili a corto raggio. L’esercitazione è stata diretta sia dal Comando russo che da quello cinese: i due Comandi si sono scambiati opinioni su temi strategici come l’applicazione della forza e della potenza di fuoco. Mosca e Pechino fanno segnare, con questa edizione della Joint Sea, una cooperazione militare e politica in fieri e lontana dall’essere totale, ma sicuramente sempre più stretta.

Intanto, l’alleanza NATO, guidata dagli Stati Uniti, ha già compiuto un’esercitazione di multi-domain battle nel mezzo del Pacifico negli ultimi mesi. Gli stessi Stati Uniti si muovono da anni per rafforzare la loro presenza nell’Oceano Pacifico e contrastare le mire espansionistiche e strategico-militari di Pechino. Regione che vede affacciate molte potenze regionali, come ad esempio Giappone, Corea del Sud e Corea del Nord, insieme a tutti gli Stati del sud-est asiatico.

La Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione della Cina (PLAN) e la Marina russa hanno iniziato il loro esercizio navale congiunto nella città portuale di Qingdao sulla costa del Mar Giallo. La prima parte dell’esercitazione, dal 29 al 30 aprile, si è svolta sul litorale cinese, mentre la seconda, dall’1 al 4 maggio, si è svolta nel Mar Cinese orientale e nel Mar Giallo.

La Marina russa ha messo a disposizione un sottomarino, due cacciatorpediniere lanciamissili, tre fregate lanciamissili e una nave da salvataggio. La flotta del Pacifico russa ha inviato una fregata di classe Stereguschchiy, un incrociatore missilistico classe Slava, una nave da sbarco classe Ropucha, una nave da salvataggio classe Igor Belousov e un sottomarino d’attacco, con alimentazione diesel ed elettrica, classe Kilo.

L’esercito giapponese ha avvistato la flotta russa in rotta per l’esercitazione da una distanza di 150 chilometri, il 24 aprile, dall’isola di Tsushima. Russi e cinesi hanno, inoltre, inviato a testa sette velivoli ad ala fissa, quattro elicotteri e almeno 80 marines.

Il portavoce del Ministro della Difesa cinese, Ren Guoqiang, ha riferito, prima dell’inizio della recente edizione, che l’esercitazione avrebbe posto l’accento su «operazioni difensive marittime congiunte incentrate sul rafforzamento della capacità delle due marine di affrontare comunemente le minacce alla sicurezza marittima».

L’edizione 2019 ha avuto due momenti salienti: è stata la prima volta che le navi di salvataggio delle due marine si sono agganciate ad un sottomarino e hanno effettivamente trasferito dei marines,  è stata la prima volta che i due Paesi hanno dispiegato missili terra-aria a corto raggio in un esercizio congiunto.

Alla luce delle dinamiche internazionali e della recente esercitazione congiunta nel Mare Cinese Orientale, per delucidazioni sul futuro delle alleanze abbiamo intervistato l’Ammiraglio Ferdinando Sanfelice Di Monteforte, professore di Studi strategici presso l’Università di Trieste (Polo di Gorizia).

 

Per quali ragioni potenze regionali e globali si interessano alla regione geopolitica e strategica del Pacifico?

La regione del Pacifico è molto complessa e vede un confronto serrato tra molte realtà statali: è un terreno di scontro di ‘tutti contro tutti’. Fino ad ora si è evitato lo scontro, ma la tensione c’è ed è alta. La zona interessata è ricca di risorse e combacia con molte ambizioni territoriali. Nella regione si registra la tendenza dei singoli Stati a mirare ad un’espansione nell’area per migliorare il proprio benessere e la propria economia. La regione asiatico-pacifica, però, è da tempo uno scenario di interesse internazionale e globale: ad esempio, è emblematico che molti Paesi occidentali riservino specifici interessi nell’aria. A livello di disputa regionale, esistono tensioni tra la Cina e la prima catena di Stati insulari del Pacifico occidentale. A livello globale, gli Stati Uniti operano al fine di non venire esclusi da un’area di profondo interesse geopolitico ed economico. Il Pacifico occidentale è solo uno dei teatri di applicazione della competizione globale tra grandi potenze in atto.

La scelta cino-russa di operare congiuntamente è una libera decisione o le due potenze sono state spinte una verso l’altra?

Nel momento in cui la Russia ha deciso di affrontare il mondo occidentale, la risposta diplomatica dei Paesi occidentali ha isolato Mosca. La situazione internazionale ha condotto Mosca ad appoggiarsi a un nemico naturale e storico quale Pechino. La collaborazione e l’alleanza tra le due è tattica, non strategica. Questo perché non è un’alleanza basata su interessi comuni. Cina e Russia sono due potenze regionali divise da un contenzioso territoriale che riguarda la Siberia nord orientale: un territorio che interessa alla Cina perché ricco di risorse che le mancano, perché si affaccia sul Mare Artico e perché è uno sbocco essenziale per proseguire nello sviluppo della sua potenza economica. La Cina è un Paese di trasformazione, non è un produttore di risorse. Il diciannovesimo secolo è stato definito da Pechino come un ‘secolo di umiliazioni’ per via dei trattati svantaggiosi che ha firmato – anche per quanto riguarda la Siberia nord orientale: questa rivendicazione territoriale è giustificata dalla presenza di lavoratori cinesi che rimpiazzarono quelli russi dopo la caduta dell’Unione Sovietica e che continuano a emigrare, facendo preoccupare il Cremlino – alcune statistiche parlano di non più di 500 mila cinesi, altre di qualche milione.

Ricordando il passato, Cina e Russia non sono sempre state alleate. In futuro, cosa potrebbe far tornare sui propri passi Pechino e Mosca?

Pechino e Mosca stanno compiendo dei tentativi disperati per avvicinarsi, ma il nodo delle rivendicazioni cinesi rimane un potente freno nella cooperazione con il Cremlino. Dall’altra parte, gli Stati Uniti sono sostenitori, da più di un secolo, di una politica di ‘porta aperta’ verso l’Asia. La Casa Bianca vede l’Asia come un mercato, ma prima il Giappone, ed ora la Cina, si sono opposti a questa visione statunitense. Dunque, la cooperazione cino-russa rimane tattica – e non strategica – senza poter parlare di un blocco anti-americano vero e proprio, proprio per la sovrapposizione di interessi in Siberia nord orientale.

Quali dinamiche internazionali hanno contribuito ad un avvicinamento di Mosca e Pechino?

Sicuramente la posizione di Donald Trump è un solido motivo: la Casa Bianca ha deciso di arginare la politica di ‘porta aperta’ verso l’Asia, per riequilibrare la bilancia commerciale e il disavanzo commerciale tra Cina e Stati Uniti. La Cina si è fortemente opposta per non vedere rallentato il suo sviluppo economico. Questa dinamica è la ragione per la quale il dialogo tra Washington e Pechino sia diventato ostico e per la quale la cooperazione con Mosca si è accresciuta. Cina e Russia, dopo le decisioni dell’Amministrazione Trump, si sono unite avendo un ‘nemico’ potente in comune. Donald Trump ha accentuato una dinamica già in atto, facendo avvicinare due potenze dopo 60 anni di ostilità cino-russe. Da qualche anno, Cina e Russia si stanno sforzando di creare un minimo di interoperabilità tra di loro, cosa che non esiste più dagli anni Cinquanta. L’interoperabilità significa avere una voce comune, ma nel Pacifico tutti gli attori regionali si mantengono su posizioni intransigenti e aggressive. In ogni caso, nessuno ha la forza per imporsi, al di là delle questioni sub-regionali. Se la Cina vede la prima catena di isole come ultima linea di difesa e questa catena è in mani altrui, la Cina si sente assediata dal mare. Poi, ha il contenzioso con la Russia che ha temporaneamente accantonato, ma non può dirsi che verrà accantonato per sempre.

La cooperazione cino-russa ha mire regionali o globali?

L’ordine globale si è consolidato sulla triade Stati Uniti, Cina e Russia. L’Unione Europea rimane in secondo piano e stenta a valere sullo scenario internazionale per via delle sue divisioni interne. Anche India e Brasile non sono in grado di proiettarsi a livello internazionale per via di dinamiche interne incerte e problematiche. La cooperazione cino-russa, per ora, ha mire regionali: è troppo presto per parlare di un attacco delle due superpotenze all’ordine globale – soprattutto se si considera il contenzioso in Siberia nord orientale. La Cina è il principale nemico regionale dell’India, che è ‘corteggiata’ sia dalla Russia che dagli Stati Uniti – e trae benefici da entrambi, pur rimanendo consapevole del pericolo cinese. Fra Stati Uniti e Cina c’è una competizione per l’influenza nell’Asia meridionale, ed è un problema che non ha soluzioni. L’influenza nell’Asia meridionale rimane condivisa – anche se l’India si è avvicinata agli Stati Uniti. Credo sia più probabile che Stati Uniti e Cina trovino un accordo sulla guerra dei dazi, piuttosto che l’alleanza tra Russia e Cina si approfondisca.

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