giovedì, Novembre 14

J’Accuse…: la UE e l’Italia responsabili di migliaia di migranti morti nel Mediterraneo L’atto d’accusa di Juan Branco e Omer Shatz presentato alla Corte penale internazionale (Cpi): nel mirino Italia, Francia, Germania

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«Non le permetto di dire che il Governo italiano ha responsabilità sulla morte dei migranti nel Mediterraneo», così ieri sera in conferenza stampa il premier Giuseppe Conte, visibilmente irritato, ha stoppato un cronista che aveva osato avanzare una domanda in materia. A sostenere esattamente l’opposto di quanto il premier afferma, sono Juan Branco, avvocato di Parigi, e Omer Shatz, un avvocato israeliano all’Università di Sciences Po di Parigi, nell’atto di accusa presentato alla Corte penale internazionale (Cpi), e nella giornata di ieri diffuso.

L’Ue e gli Stati membri dovrebbero essere perseguiti per la morte di migliaia di migranti nel Mediterraneo, in fuga dall’inferno di nome Libia, sostiene e chiede la denuncia.
Sotto accusa, in particolare, proprio: Italia, Germania e Francia, richiamando, per quanto attiene Roma, i Presidenti del Consiglio italiani, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, così come i Ministri dell’Interno, Angelino Alfano, Marco Minniti e Matteo Salvini.

Il documento di 245 pagine richiede un’azione punitiva sulla politica migratoria dell’Ue, basata sulla deterrenza, a partire dal 2014. L’atto d’accusa  sostiene che «si è inteso sacrificare la vita dei migranti in difficoltà in mare, con l’unico obiettivo di dissuadere gli altri in situazioni analoghe a cercare salvezza in Europa», una politica deliberata per contenere i flussi migratori dall’Africa attraverso la via centrale del Mediterraneo a partire dal 2014 fino ad oggi.

«Per arginare i flussi migratori dalla Libia a tutti i costi … e al posto di operazioni di salvataggio e sbarco sicure come prescrive la legge, l’UE sta orchestrando una politica di trasferimento forzato nei campi di concentramento, come le strutture di detenzione [in Libia]dove vengono commessi crimini atroci», si legge nell’atto d’accusa. L’atto parla di responsabilità penale all’interno della giurisdizione della CPI per «causare la morte di migliaia di esseri umani all’anno, il respingimento [ritorno forzato]di decine di migliaia di migranti che tentano di fuggire dalla Libia».
Ma c’è anche peggio nell’atto, infatti si legge: «I funzionari dell’Unione Europea erano pienamente consapevoli del trattamento dei migranti da parte della Guardia costiera libica e del fatto che i migranti sarebbero stati portati … in un porto non sicuro in Libia, dove avrebbero dovuto affrontare la detenzione immediata nei centri di detenzione, una forma di illegale reclusione in cui omicidi, violenze sessuali, torture e altri crimini erano noti agli agenti e ai funzionari dell’Unione europea per essere comuni».

Quelli denunciati sono ‘crimini contro l’umanità’, denuncia basata sull’ipotesi che  l’Unione europea abbia lasciato alla Libia la responsabilità della rotta, ovvero che funzionari e politici abbiano consapevolmente creato larotta migratoria più mortale del mondo’, con la conseguenza che oltre 12mila persone hanno perso la vita.
Secondo le stime che gli avvocati hanno presentato nel rapporto, tra gennaio del 2014 e luglio del 2017, almeno 14.500 migranti sono annegati nel Mediterraneo; tra il 2016 e il 2018, più di 40mila persone sono state fermate e forzatamente trasferite in centri di detenzione e torture in Libia. «La politica Triton», sostiene il documento, ha introdotto «l’attacco più letale e organizzato contro la popolazione civile su cui la CPI ha giurisdizione nell’intera storia della Corte».

La denuncia si basa in parte su documenti interni di Frontex, l’organizzazione europea incaricata di proteggere le frontiere esterne dell’Ue, che, secondo gli avvocati, avrebbe avvertito che abbandonare la missione di salvataggio italianaMare Nostrumavrebbe portato a «maggiore numero di vittime».

Il passaggio da Mare Nostrum a una nuova politica del 2014, con l’operazione Triton, è identificata dai legali come un momento cruciale «che stabilisce indiscutibili mens rea (intenzioni mentali) per i presunti reati», perché, secondo un rapporto interno di Frontex del 28 agosto 2014, Triton sarebbe operazione inadeguata perché con un raggio di azione più limitato  -«un’area fino a 30 miglia nautiche dalla costa italiana di Lampedusa, lasciando scoperti circa 40 miglia nautiche dalla principale area di soccorso al largo delle coste libiche» e con meno navi-   e quindi, ammettono i funzionari, «il ritiro di attività navali dall’area, se non adeguatamente pianificato e annunciato con largo anticipo, avrebbe determinato probabilmente un numero più elevato di vittime».

L’Ufficio del Procuratore deve ora decidere se condurre un esame preliminare e procedere. Come è stato sottolineato, la denuncia -coraggiosa, coraggiosa assai-  rappresenta una sfida per  l’indipendenza stessa della Corte Penale Internazionale rispetto all’Unione europea, uno dei principali sostenitori/contributori.

Poco meno di due mesi or sono noi il problema  -prendendolo di lato ma neanche troppo- lo avevamo posto. ‘Se Tripoli e Khartoum cadessero, l’Accordo di Khartoum entrerebbe in crisi. A questo punto, le politiche migratorie di Italia e UE non andrebbero forse a pallino?’,   avevamo chiesto ad alcuni autorevoli analisti e operatori economici che con l’Africa lavorano da anni. La domanda aveva lasciato insensibili i più: ‘i morti ci sono da parecchio, perché qualcuno dovrebbe fare qualcosa ora?’, era il ragionamento, o, semplicemente, una risposta di comodo, tanto per non esporsi.
Khartoum non è caduta (da giù, anzi, i nostri corrispondenti ci dicono che la gente teme che la UE sia pronta a rinnovare gli accordi con la giunta militare che starebbe riprendendosi il Paese) e Tripoli è in stallo, ma le sporche politiche migratorie che l’Unione Europea, e in testa l’Italia, hanno condotto, potrebbero finiresul banco degli imputati’, se l’Aja avrò la forza di avviare un’indagine criminale formale. E questo grazie a due coraggiosi avvocati francesi, Juan Branco e Omer Shatz, che hanno avuto il coraggio e ‘l’intelligenza del diritto’ di far scoppiare il bubbone.

Un ‘bubbone’ che i nostri giornalisti dall’Africa  -non di rado presi di mira anche dai palazzi, quando non sbertucciati- da anni sommessamente denunciavano, e non perché fossero geniali, semplicemente perché chi vive in quel continente il cosa stava accadendo lo sapeva perché il famigerato ‘popolo’  ne parlava apertamente, e non erano chiacchiera da bar.

Sarebbe lungo ripercorrere, sintetizzare tutto quanto in merito abbiamo pubblicato.
Ci limitiamo a una non banale lista (non in ordine cronologico) dei servizi più importanti che nel tempo sul tema abbiamo pubblicato.

Lo Stato di diritto al tempo delle migrazioni: dichiaratamente violato

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