giovedì, Dicembre 12

Ius soli: l’interesse da tutelare è anche il nostro

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Il disegno di legge sul diritto alla cittadinanza è entrato ieri in Senato, dopo essere stato posto nel dimenticatoio per mesi. Una seduta finita tra urla, cerotti e offese; più che l’aula del Senato, una scena da teatrino. Il disappunto è stato originato dalla decisione dell’Assemblea di anticipare la trattazione. L’inizio della discussione ha scatenato la protesta della Lega Nord e le urla; il senatore leghista Raffaele Volpi, mosso da un’irrefrenabile impeto, si lascia andare ad una parolaccia che pare proprio rivolta al Presidente. Si becca un’espulsione, però, brevissima. Segue la salita sui banchi con tanto di cartelloni in mano colorati dagli slogan ‘Stop all’invasione’ e ‘Prima gli italiani’, ma anche ‘No ius soli’. Non manca nemmeno l’impacciata invasione sui banchi del Governo del capogruppo leghista Marco Centinaio. Il risultato della baruffa è quasi ‘drammatico’: la ministra Valeria Fedeli finisce in infermeria per farsi curare il braccio urtato non si capisce bene come e dove. «Mi dispiace ma io non l’ho neanche toccata», dice Centinaio, il presunto colpevole; Comunque le manderò delle margherite». Stessa sorte proprio per il capogruppo del Carroccio che se ne va con le dita steccate.

La colpa? Ovviamente di nessuno. Troppa confusione. E a fine seduta, il rinvio della discussione. Probabilmente la vera intenzione degli attori del teatrino. E qualcuno gongola al pensiero di riprendere il tema solo dopo le amministrative. Ma le difficoltà non sono poche: nessun relatore, contrasti continui tra Governo e Pd sulla tempistica di approvazione, l’annunciata astensione del Movimento 5 Stelle che varrà al Senato come voto contrario e non solo.

Dobbiamo ricordare che tra i Paesi europei con il più alto numero registrato di migranti, siamo gli ultimi, o quasi, nel riconoscimento dello ius soli: Germania, Francia e Inghilterra ci stanno ormai davanti. Infatti, hanno già approvato la legge sul diritto alla cittadinanza per gli stranieri e, chi con più paletti e condizioni, chi con maggiori libertà, hanno ormai da anni una legislazione in materia molto più adeguata della nostra. Sarebbe, forse, il caso di dare la giusta attenzione a quello che è un disegno di legge da troppo tempo in stallo.

Lungaggini che sembrano non avere fine. Il disegno di legge sullo ius soli è, infatti, in Parlamento dal 2013. Una modifica che potrebbe avvicinare la normativa sul diritto alla cittadinanza a quella degli altri Paesi europei. Attualmente, colui che è nato in Italia, acquista il diritto di divenire cittadino italiano al compimento dei 18 anni, solo se ha risieduto nel Paese in maniera legale ed ininterrotta e solo qualora dichiari la volontà di voler diventare tale entro un anno dal compimento della maggiore età. Vi sono anche delle fattispecie particolari, come quella dei genitori ignoti o apolidi. Altri modi poi per diventare cittadino italiano sono: il matrimonio con la presenza dei requisiti di legge o la naturalizzazione ovvero la concessione statale riservata a chi è residente in Italia da almeno 10 anni.

La legge così discussa, invece, introdurrebbe un dirittotemperato’, ovvero, l’acquisto della cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia con la condizione che uno dei due genitori, nel caso siano extracomunitari, abbia un permesso di soggiorno permanente o un permesso di lungo periodo (nel caso dei genitori comunitari). Deve anche essere residente nel nostro Paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni. Non finisce qui. La possibilità di acquisizione si allarga anche al caso in cui, con dichiarazione di volontà, il minore nato da genitori stranieri o arrivato in Italia prima dei dodici anni, abbia frequentato nel nostro Paese un percorso formativo per almeno cinque anni. O potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequento un ciclo scolastico o un percorso di istruzione professionale ottenendo un titolo di studio o simili.

Il disegno di legge migliora la situazione dei minori stranieri nati o vissuti per un certo periodo in Italia. Diversamente da quanto si dice, non è una legge che applica automaticamente lo ius soli, nel senso che non è sufficiente la nascita in Italia per diventare cittadino italiano, ma bisogna dimostrare anche di essere figlio di genitori stranieri titolari di permesso di lungo soggiorno. Categoria che è poco meno del 60% dei cittadini stranieri che soggiornano in Italia”, spiega Nazzarena Zorzella, avvocato e membro dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. “Altre ipotesi di acquisto della cittadinanza, nel ddl, riguardano il minore nato in Italia o all’estero, ma entrato in Italia prima dei 12 anni (‘ius culturae’) che abbia frequentato almeno 5 anni di scuola e che sia figlio di genitori regolarmente residenti”.

Ma vediamo quanto questo ddl si avvicinerebbe effettivamente alla normativa europea.

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