lunedì, Marzo 25

Italiani all’estero? Anche nella musica!

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La musica italiana è storicamente stata sempre apprezzata nel resto del mondo, come per qualsiasi altra forma d’arte, è riuscita ad emergere diventando un modello per altre culture. Terra di dominio, la Penisola ha, nei secoli, assorbito le influenze di chi l’ha assediata e occupata, dalla Magna Grecia all’Impero Romano, passando dal Medioevo con i suoi canti gregoriani, fino al Rinascimento e alla grande Opera Italiana di scuola napoletana, romana e veneziana. L’Ottocento è il secolo della consacrazione, merito dell’affermazione di compositori quali Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini. La prima canzone a varcare i confini nazionali e a riscuotere successo all’estero è stata ‘O’ sole mio’, così come gran parte del repertorio partenopeo di inizio Novecento. Possiamo affermare, dunque, che la  musica italiana è stata fonte d’ispirazione per la nascita di correnti musicali statunitensi, che successivamente abbiamo reimportato e integrato al nostro gusto e costume, dal blues al jazz, senza risparmiare il rock and roll, il soul, il funky e l’hip hop.

Un grande contributo all’esportazione del modello musicale tricolore è da attribuire al Festival di Sanremo, che dal 1951 rappresenta una delle vetrine internazionali più importanti, arrivando ad ispirare pochi anni più tardi la nascita dell’Eurovision Song Contest. Proprio dalla città dei fiori è stato lanciato, nel 1958, il brano italiano più celebre nel mondo: ‘Nel blu dipinto di blu’, conosciuto anche come ‘Volare’, eseguito in coppia da Domenico Modugno e Johnny Dorelli. Ancora oggi rimane l’unica canzone italiana ad aver raggiunto la vetta delle classifiche americane e ad aver ottenuto ben due Grammy Awards.

Sempre da Sanremo sono partite le carriere di moltissimi artisti che hanno collezionato consensi internazionali, quali Adriano Celentano, Mina, Tony Renis, Al Bano Carrisi, i Ricchi & Poveri, Toto Cutugno, Pupo, Zucchero, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Nek e Il Volo. A questi nomi bisogna aggiungere il maestro Luciano Pavarotti, Raffaella Carrà nel Paesi latini, i Matia Bazar, Umberto Tozzi, la PFM, Patty Pravo e, per concludere, la sorpresa dell’ultimo decennio rappresentata da Tiziano Ferro.

Da non sottovalutare anche il fenomeno della fuga delle ugole che, parallelamente a quella dei cervelli, negli ultimi anni sta prendendo piede, complice la crisi del settore discografico italiano, delle radio e l’avvento dei talent show. Stiamo parlando di artisti italiani semi-sconosciuti in patria che collezionano sold out e fanno incetta di vendite all’estero, è il caso dei Bloody Beetroots e di Benny Benassi per quanto riguarda la dance, il gruppo metal dei Lacuna Coil, la band rock-elettronica degli Aucan e il violinista Davide Rossi, diventato produttore e arrangiatore di artisti del calibro dei Coldplay e di Alicia Keys. Poi, ancora, c’è la storia del salernitano Son Pascal, vera e propria star in Kazakistan, o quella di Filippa Giordano che, dopo due più che positive partecipazioni sanremesi, si è trasferita prendendo la cittadinanza in Messico.

Ma in quali Nazioni si afferma maggiormente a livello discografico il Made in Italy nel mondo? I Paesi latini sono stati letteralmente colonizzati da Pausini, Ramazzotti e artisti similari che, con il loro pop-melodico, abbracciano quel tipo di tradizione musicale d’importazione europea. Altro caso è quello di Cutugno, Al Bano, Pupo e i Ricchi & Poveri che sono idolatrati in Russia e negli Stati dell’ex Unione Sovietica, che ascolta un certo tipo di musica più nazional popolare. Il Nord-America, infine, importa generalmente poca musica italiana, fatta eccezione della lirica e di artisti del calibro di Bocelli e Pavarotti, che hanno in qualche modo commercializzato la musica classica, attualizzandola al mercato discografico odierno.

L’organizzazione di una tournée all’estero, a livello di management, passa attraverso un’accurata gestione degli artisti che, ad esempio, negli Stati Uniti sono rappresentati da autorevoli studi legali, che si occupano di loro non soltanto dal punto di vista della contrattualistica, ma anche di tutte quelle attività organizzative volte a trovare la miglior strategia di promozione. Gli artisti italiani si affidano a queste società esperte nel diritto internazionale, anche per blindare e tutelare le proprie prestazioni contrattuali, date le differenti tipologie di legislazione dei vari Paesi, e che svolgono l’attività di intermediari  acquistando pacchetti di spettacoli e collocando ogni singolo cantante nella location più consona. In Italia, come al solito, da questo punto di vista si è molto indietro, esistono piccole agenzie di management che organizzano serate nel nostro entroterra, con non poche difficoltà.

Sono poche le aziende che hanno capacità organizzative anche all’estero, tra queste troviamo la ‘D&D concerti’, capace di esportare il nostro miglior rock progressivo, portando in giro nel mondo gruppi del calibro della PFM, i New Trolls e Le Orme, o ancora la ‘DM Produzioni’ di Danilo Mancuso e la ‘Color Sound’, specializzate nell’esportare gli artisti più nazional popolari nelle varie comunità italiane, tra i più richiesti degli ultimi anni: Renzo Arbore, Al Bano, Gigi D’Alessio, Cutugno e i Ricchi e Poveri. E poi la ‘BMU Music’, guidata da Ettore Caretta, manager che ha portato in Italia l’esperienza di artisti internazionali del calibro di Charles Aznavour, Rick Waksman, Gilberto Gil e Caetano Veloso.

Per quando riguarda il musical italiano, un nome di assoluto rilievo è quello di David Zard, impresario che ha contribuito al successo internazionale dell’opera ‘Notre-Dame de Paris’ di Riccardo Cocciante e dello spettacolo ‘Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo’. Il ruolo del discografico, specialmente all’estero, diventa di conseguenza strategico per aprire nuove fette di mercato per ogni singolo artista che, oltre a ritrovarsi il proprio cachet maggiorato del 20-30% rispetto agli standard nazionali, acquisisce maggiore popolarità e l’ambito titolo di ambasciatore della musica italiana nel mondo.

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