martedì, Settembre 29

Italiani all’estero: in 13 anni la mobilità è aumentata di oltre il 70% Gli italiani ‘in fuga’, sopratutto per motivi lavorativi, sono sempre di più: dal 2006 a oggi, si può vedere come la fuga all’estero sia aumentata del 70,2%, tanto da arrivare a ben 128.000 partenze nell'ultimo anno

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Un tempo il problema in Italia sembrava fosse l’eccessiva immigrazione, quella capace di portare capitali e forza lavoro dall’estero in grande quantità. Concentrarsi troppo su questo aspetto, però, ha distolto l’attenzione da quello opposto, che gradualmente e con molto meno clamore ha superato il primo, tanto da assumere i connotati di una vera e propria emergenza. Gli italianiin fugasono infatti sempre di più. E sono per la maggior parte giovani, che preparano la valigia e volano verso mete che sperano possano garantirgli un futuro migliore, soprattutto dal punto di vista lavorativo.

Nel 2019 5,3 milioni di italiani all’estero

Per rendere bene l’idea di quanto sia diffusa questa tendenza, è sufficiente dare un’occhiata alla XIV edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, un’analisi realizzata dalla Fondazione Migrantes che parte da dati quantitativi (socio-statistici) per studiare la percezione delle comunità italiane all’estero. Considerando il lasso di tempo dal 2006 a oggi, si può vedere come la fuga all’estero sia aumentata del 70,2%, tanto da arrivare a ben 128.000 partenze nell’ultimo anno. Numeri che hanno fatto passare gli iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE) da 3,1 a quasi 5,3 milioni.

Di questi, il 48,9% hanno abbandonato il meridione (32,0% Sud e 16,9% Isole), il 35,5% il settentrione (18,0% Nord-Ovest e 17,5% Nord-Est) e il 15,6% il Centro. Scelte che sono prese generalmente da giovani fra i 18 e i 34 anni (il 40,6% del totale) e adulti fra i 35 e i 49 anni (24,3%). Il motivo di questa crescita risiede ovviamente nell’apertura dei confini, nella globalizzazione e nella mobilità facilitata che permette di prendere determinate decisioni in maniera più semplice, magari sfruttando i servizi di agenzie specializzate nei traslochi dei propri beni all’estero, nate proprio per venire incontro ai bisogni di queste generazioni in movimento. Così i pensieri sul fare o non fare una scelta del genere ha ripercussioni e pressioni meno pesanti, dal momento che chi decide di provare, sa che nella peggiore delle ipotesi potrà sempre tornare indietro senza troppi problemi.

I Paesi dove gli italiani trovano più lavoro

Ecco allora che la fuga diventa molto più semplice e viene quasi sempre pianificata scegliendo le mete che garantiscono più opportunità lavorative. Di soluzioni non mancano e la maggior parte degli italiani che lasciano il nostro Paese lo fanno per trasferirsi in Europa (il 54,3%), anche se il primato di comunità più consistente all’estero spetta all’Argentina, che conta bene 843mila persone del nostro Paese, seguita da Germania (oltre 764mila) e Svizzera (623mila). Quest’ultima, con la città di Zurigo in cima alla lista, è probabilmente la migliore dal punto di vista della possibilità di impiego, in particolare per le professioni di programmatore, personale assistenziale specializzato, falegname, ingegnere civile, meccanico e muratore. Sono quelle più richieste, e il tasso di disoccupazione svizzero che ha toccato nel 2018 la soglia minima del 2,6% si rivela un dato decisamente incoraggiante per chi decide di partire. In più, dettaglio da non sottovalutare, consente di essere (soprattutto per chi parte dal Nord Italia) a due passi da casa. Un po’ più lontana è invece Vienna, ma anche l’Austria presenta condizioni più che favorevoli per chi è alla ricerca di lavoro (5% di disoccupazione), con una particolare predilezione per le professioni di cuoco, cameriere, guida turistica, pasticcere, gelataio, ingegnere in biotecnologie eIT expert.

Per moltissimo tempo la nostra politica si è concentrata verso chi entrava nel nostro Paese, dimenticandosi di coloro che decidevano di partire: i dati visti oggi, tuttavia, dimostrano come forse anche dovremmo imparare a cambiare prospettiva.

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