lunedì, Novembre 11

Italia – Turchia: ENI gas, un patrimonio italiano ed europeo «Nel Mediterraneo, gioca un ruolo di leadership che è funzionale agli interessi nazionali, ma anche europei»

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Anche perché il Blocco 6, scoperto recentemente da ENI in collaborazione con Total, attraverso il pozzo Calypso 1, rispetto ad ‘Afrodite’, ha delle dimensioni enormemente più grandi: si parla di circa 200 miliardi di metri cubi di gas.

Esatto. Quindi probabilmente ha risvegliato qualche appetito e qualche ambizione turca. Anche perché una delle ambizioni turche di diventare un ‘hub’ era legata anche al fatto che queste risorse fossero abbastanza limitate. Qualora le risorse fossero più ampie di quelle previste, sarebbe più facile giustificare la costruzione di un terminal LNG a Cipro o di un gasdotto che eviti il passaggio in territorio turco. Una situazione che quindi potrebbe, in un certo senso,  escludere dai giochi energetici la Turchia la quale, invece, rimane forte su quelli politico-militari che ha prontamente utilizzato qualche giorno fa.

Peraltro, la Turchia è territorio di transito del cosiddetto ‘Corridoio Sud’, con il gasdotto ‘Tanap’ che si connette al ‘Tap’ per trasportare il gas dal Caspio ad Italia e Grecia.

Sì, esattamente. La Turchia, dalla prima metà degli anni 2000 è stata al centro della principale iniziativa di politica energetica europea in ambito esterno, il ‘Corridoio Sud’, ideato per ridurre l’eccessiva dipendenza dal gas russo. Attraverso questi gasdotti – Nabucco, poi diventato ‘Tanap’ e ‘Tap’ – che attraversano il Paese, è teoricamente possibile accedere a risorse collocate ad Est di Ankara, come, ad esempio, Azerbaigian, come effettivamente accadrà a partire dal 2020, ma anche Kazakistan, Turkmenistan, Iran, l’ Iraq del Nord e il Mediterraneo orientale. Lo snodo fondamentale di questa infrastruttura dovrebbe essere la Turchia, che potrà giocare un ruolo chiave nella politica di diversificazione energetica dell’ Unione Europea. Lo gioca già attraverso il ‘Tanap’, però, per una serie di dinamiche politiche, ma anche geologiche, ovvero la disponibilità effettiva di gas, appare diminuito. Non è più l’ ‘ancora di salvezza’ che si pensava fosse a inizio anni 2000.

E’ anche vero che la Turchia, come molti hanno sottolineato, ha un grande bisogno di diversificare le fonti energetiche: a fronte di un aumento della domanda, rimane forte la dipendenza da alcuni Paesi esportatori, in particolare la Russia. In una recente intervista, il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali turco, Berat Albayrak, aveva sottolineato l’ intenzione del Paese a procedere nelle sue operazioni di esplorazione e perforazione nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Dunque anche l’ elemento ‘diversificazione’ ha contribuito a scatenare la dura reazione di Ankara?

Sicuramente, ad oggi dipende per oltre il 50% da gas russo, però la questione di Cipro in questo non è centrale. Va infatti detto che la diversificazione, sulla base della strategia energetica nazionale annunciata lo scorso anno da Albayrak, è più focalizzata sulla massimizzazione delle risorse interne, quindi, soprattutto, lignite, tentando di limitare i consumi di gas e quindi, in un certo senso, limitare anche la dipendenza dalla Russia.  Ci sarebbe poi un piano di ampliamento della quota di rinnovabili che, al momento, non è espresso in modo particolarmente ambizioso e chiaro. Quindi, sostanzialmente, questo gas potrebbe essere utile anche alla Turchia per ridurre la dipendenza da Mosca: non a caso, all’ interno della stessa strategia, c’è comunque una componente di sviluppo di risorse turche nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

Secondo l’ Amministratore delegato di ENI Claudio Descalzi, «probabilmente la tensione è salita per altri motivi e quindi la nave è stata bloccata».

L’ ENI fa il suo lavoro: cerca idrocarburi in giro per il mondo ed è tra i più bravi a farlo a livello internazionale. Si pensava che ci fosse gas in quell’ area anche come possibile estensione di Zohr. Eni sapeva che c’ erano dei problemi di sicurezza e non è la prima volta che le navi turche entrano nell’ area: anche nel 2011 era successo. D’ altronde, c’è sempre la convinzione che si può superare questo tipo di dinamiche. Quindi si è trovata in una posizione non piacevole, con una Turchia che è molto più isolata e più pronta rispetto al passato a fare mosse di questo tipo.

Ma quale strategia ha adottato ENI nell’ area mediterranea per quanto concerne il gas?

In sostanza, nel bacino del Mediterraneo orientale – che comprende Libano, Egitto, Israele e Cipro – ENI è un player fondamentale soprattutto dopo la scoperta di Zohr. Anche a Cipro, dove ha investito tra i blocchi più importanti, ha fatto questa recente scoperta nel pozzo Calypso 1. Potenzialmente, potrebbe diventare, se non lo è già, la compagnia energetica di riferimento dell’ area. Sta investendo in Libano, anche se lì la questione potrebbe essere critica dal punto di vista politico: infatti l’ area non è chiaramente definita tra Israele e Libano. Comunque, non dimentichiamoci che l’ ENI è già presente in Egitto dal 1954 ed è abbastanza chiaro che in quell’ area abbia un’ eredita abbastanza importante, e grazie alla tecnologia e alla capacità dei suoi ingegneri, è riuscita a scoprire Zohr, cambiando faccia alla regione. Il Mediterraneo rimane centrale anche perché ci sono Algeria e Libia che, sebbene, per motivi diversi, problematici, restano due pilastri della strategia mediterranea dell’ azienda. Rimane forte nell’ area mediterranea, ma non solo: è anche molto attiva anche nella zona africana, se si considera l’ Africa sub-sahariana. Sicuramente, però, nel Mediterraneo, gioca un ruolo di leadership che è funzionale agli interessi nazionali, ma anche europei: infatti, in particolar modo nel Mediterraneo orientale, c’è Cipro che  è un Paese membro dell’ Unione Europea e che rappresenta uno dei target della politica di diversificazione a livello europeo.

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