sabato, Gennaio 25

Italia – Tunisia: una cooperazione necessaria, ma anche vantaggiosa Quali sfide attendono i due Paesi? Quali le conseguenze?

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Alla vigilia della missione a Tunisi del Premier italiano Paolo Gentiloni, l’ ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui, in un’intervista all’ AdnKronos,aveva affermato: «In particolare a causa della situazione della sicurezza nella regione, la minaccia del terrorismo in Tunisia e Italia sussiste. Questo richiede una vigilanza e una cooperazione permanenti, al fine di contrastare ogni tentativo di recare danno alla sicurezza e alla stabilità dei due Paesi».  Inoltre, aveva sostenuto il diplomatico, «data la posizione geografica e la loro vicinanza, Tunisia e Italia, come tutti i Paesi del mondo, sono entrambe minacciate dallo stesso livello dal terrorismo e condividono le medesime preoccupazioni riguardo tale fenomeno».

Con la progressiva sconfitta dell’ Isis, nella sua entità parastatuale, emerge con sempre maggior veemenza il pericolo ‘foreign fighters’, ossia di quei jihadisti che, una volta abbandonata il campo di battaglia in Siria e Iraq, ritornano nei Paesi di origine, organizzando delle vere e proprie cellule terroristiche nelle metropoli europee e non solo, con l’ obiettivo di pianificare e mettere a segno degli attentati.

Per questo, il mood non può non essere ‘cooperazione’, che tra Italia e Tunisia risulta, come ricordava l’ ambasciatore tunisino, «radicata nei legami storici, culturali e umani che uniscono i nostri due Paesi». «Non si è registrata nessuna operazione terroristica negli ultimi due anni» ha ribadito Sinaoui, considerando, però, che dal 2015, anno degli attentati del Bardo della spiaggia di Sousse, nel Paese nordafricano, vige lo stato d’ emergenza.

A rendere la lotta al terrorismo una sfida sempre più complessa, il fenomeno migratorio che mette in evidenza anche l’ urgenza dell’ instabilità libica. Per parte sua, l’ Italia, con il suo Ministro dell’ Interno Marco Minniti, si è impegnata e si sta impegnando molto nel tentativo di riportare equilibrio nell’ area, azione certamente non facile quanto però necessaria. È l’ instabilità a spingere migliaia di persone a mettere le proprie vite al repentaglio, attraversando su imbarcazioni di fortuna, per raggiungere le coste italiane. A sfruttare la disperazione di queste donne e di questi uomini, i trafficanti di essere umani e la mafia.

E, secondo l’ ultima indagine effettuata dall’ Unhcr, sarebbe aumento il numero di persone arrivate in Italia, provenienti dalla Tunisia. E questo non può non comportare un’ intensificazione del controllo delle frontiere terrestri e marine messa in atto dalle autorità tunisine, anche grazie all’ assistenza italiana. «Nel 2016, i due Paesi hanno censito lo sbarco di 1.200 tunisini e il rimpatrio di più di 1.700 migranti clandestini. Questa cifra rappresenta solo l’1,1% del totale degli sbarchi clandestini registrati sulle coste italiani» aveva aggiunto Sinaoui, riconoscendo al governo di Tunisi il merito di aver dato inizio a delle politiche «di sviluppo regionale per le zone del Paese le più svantaggiate con l’obiettivo di favorire il lavoro dei giovani».

Questo il vero punto. Consolidare la situazione economica, aumentando l’occupazione, soprattutto giovanile, è il presupposto per ridurre l’ instabilità e, di conseguenza, le partenze. In quest’ ottica, è stata varato in aprile, l’ ambizioso piano di sviluppo quinquennale per il periodo 2016-2020.

Questi i temi su cui il Presidente del Consiglio italiano ha posto l’ accento, durante l’ incontro con il Presidente della Repubblica tunisina, Beji Caid Essebsi,con il Presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo tunisino, Mohammed Ennaceur, e il Primo ministro Youssef Chahed.

«Oggi le relazioni economiche, culturali, politiche, tra la Tunisia e l’Italia sono eccellenti: siamo orgogliosi di essere presenti in questo Paese con le nostre imprese, di essere secondo partner economico della Tunisia, di avere un’importante comunità tunisina impegnata e rispettata in Italia» ha sostenuto Gentiloni. Secondo le statistiche, dopo la Francia che si pone in cima alla classifica, l’ Italia figura al secondo posto quale fonte di esportazione e di importazione. Un interscambio commerciale che sfiora i 6 miliardi.

Da questo punto di vista, neanche un mese fa è stato aperto il primo bando cooperazione territoriale tra Italia e Tunisia per il periodo 2014-2020. Il Programma ENI Italia-Tunisia 2014-2020  rientra, peraltro, nell’ alveo delle iniziative di cooperazione transfrontaliera dell’Ue nell’ambito dello strumento europeo di vicinato (ENI) che “mira a promuovere la cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri dell’Ue e dei Paesi del vicinato europeo e tende a contribuire all’obiettivo generale di creare una zona di prosperità condivisa e di buon vicinato tra gli Stati membri dell’Ue e i loro vicini“.

«Con Essebsi abbiamo constatato l’ottimo andamento della collaborazione dei nostri Paesi sulle questioni migratorie: c’è un accordo da sei anni tra Italia e Tunisia e il buon funzionamento si vede anche nei momenti in cui ci sono delle difficoltà» ha precisato il Primo Ministro italiano.

«Essebsi ha condiviso le nostre valutazioni sulla situazione in Libia: la Tunisia ha un interesse diretto enorme nei rapporti con la Libia ed Essebsi ha una conoscenza del problema notevole. Mi ha fatto particolarmente piacere constatare l’assoluta convergenza di posizioni, nel sostegno al tentativo di mediazione dell’inviato Onu, nella consapevolezza che non possa prevalere una delle parti e nella necessità di favorire il dialogo tra le diverse componenti libiche senza consentire che interessi diversi esercitino un’influenza negativa. Italia e Tunisia lavoreranno insieme per evitare che nelle prossime settimane si creino motivi di tensione». Parole, quelle di Gentiloni, che non fanno altro che suffragare quanto l’ Italia sta facendo in ambito libico, non senza difficoltà ed impedimenti di carattere locale ed internazionale.

A circa sei anni dalla Primavera araba tunisina, iniziata con il suicidio del giovane ambulante Mohammed Bouazizi , in segno di protesta contro il regime dispotico di Ben Alì, la Tunisia sembra consolidare progressivamente i primi frutti di quella rivoluzione democratica.  Catalizzatore di questo processo potrebbe essere una più rapida fioritura economica del Paese e, da questo punto di vista, l’ Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo. Per il 2017 sarebbe previsto un aumento del PIL dell’ 1,5%. Dunque la cooperazione, oltreché necessaria per le diverse sfide da affrontare, potrebbe divenire, per entrambi, vantaggiosa.

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