domenica, Agosto 25

Italia sovranista: una realtà assurda nello spazio Cos’è questo agitarsi attorno a nuovi programmi che si stanno muovendo nello spazio italiano?

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Qualche giorno fa la Repubblica ha sollevato un caso di volontà sovranista del governo italiano in materia di missioni spaziali, asserendo nei suoi tipi di «una grande prova d’orgoglio nazionale, che il governo Conte a trazione leghista vuole regalare al Paese: mandare in orbita un astronauta tutto italiano». Cosa intendesse dire il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ci ha fatto porre degli interrogativi.

Al momento sono sette gli italiani ad aver superato i 100 km. di quota, distanza che l’esperto di cose spaziali Greg Klerkx ha ricordato sia stata la Federazione astronautica internazionale a collocarla come l’inizio dello Spazio; oltre quel tratto la densità dell’atmosfera è trascurabile e ai motori a getto convenzionali non è possibile aspirare l’aria nelle condizioni di imprimere la spinta necessaria. I nostri ‘ragazzi’ però sono astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea, anche se sulle loro tute viene sempre ben cucito il tricolore italiano.

Il primo è stato Franco Malerba, che a bordo dello shuttle Atlantis nella missione STS-46 si è recato a quota 430 km. dal 31 luglio al 7 agosto 1992, con l’incarico principale di testare il satellite italiano Tethered. L’ultimo è stato Paolo Nespoli; il 28 luglio 2017 ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale a bordo della Sojuz MS-05 trattenendosi 139 giorni. Già in passato, nel 2007 l’astronauta amico della scrittrice Oriana Fallaci si era imbarcato sullo shuttle Discovery STS-120, in qualità di specialista di missione, tornando poi sulla SSI il 15 dicembre 2010 con la Sojuz TMA-20. Il prossimo ospite di casa nostra della SSI –a meno di variazioni future- sarà Luca Parmitano, già alloggiato nell’avamposto della Terra dal 28 maggio 2013 per 166 giorni: con Expedition 60/61 tornerà lassù in luglio del 2019 e nella seconda parte della missione, il Luca nazionale ricoprirà il ruolo di comandante, per la prima volta assegnato ad un italiano.

Nel 2001 Umberto Guidoni è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione, secondo un accordo governativo tuttora valido, legato alla produzione dei componenti realizzati da tecnici italiani delle industrie italiane per la grande astronave che si muove a 7,66 km/s a 400 km. di quota. Quindi fino ad ora nessuno ha avuto la possibilità di negare una presenza se non costante, certamente di pieno impegno dell’Italia nello Spazio. Fino a che gli shuttle americani hanno effettuato il servizio, è stato quello il mezzo di trasporto utilizzato dai nostri navigatori delle stelle anche se non sono mancati passaggi intermedi con i vettori russi: per questo va ricordato che dal 25 aprile al 5 maggio 2002, Roberto Vittori ha partecipato alla missione taxi Marco Polo nell’ambito di un accordo di programma tra l’agenzia spaziale russa Rosaviakosmos, l’Asi e l’ESA e il 15 aprile 2005 lo stesso Vittori ha partecipato alla missione Eneide pilotando la Sojuz, essendo così primo europeo a conseguire la qualifica di comandante della navetta russa ma il 16 maggio 2011 l’astronauta italiano è tornato sul vettore americano con la missione dell’Endeavour STS-134 nel ruolo di mission specialist.

Poi STS-135 Atlantis è stata l’ultima missione, con il lancio avvenuto l’8 luglio 2011; in quell’occasione, ricordiamolo, fu trasportato il modulo logistico Raffaello realizzato in Italia: da allora si è passati per forza ai lanciatori russi.

Allora, ci domandiamo, cos’è questo agitarsi attorno a nuovi programmi che si stanno muovendo nello spazio italiano? Già si parla di un ‘successo sovranista’, volando oltre i compromessi con Bruxelles. Se, come sembra la preoccupazione è proiettata nell’addestramento che Walter Villadei sta compiendo presso il Centro di addestramento cosmonauti Jurij Gagarin di Zvëzdnyj Gorodok, la Città delle Stelle situata nella oblast di Mosca, dobbiamo dire che il tenente colonnello italiano svolge da tempo il programma di formazione da cosmonauta e non da astronauta. Differenza insignificante dal punto di vista linguistico ma piena di consapevolezze che distinguono l’est e l’ovest del mondo.

Già a maggio 2011 –a quei tempi regnava incontrastato Silvio Berlusconi in Italia- Villadei fu il primo non russo ad essere qualificato con il risultato ‘Excellent’ al Cosmonaut Basle Trainln, quindi non è un astro appena nato in un universo in cui l’autarchia sta alla collaborazione tra Stati come la minuscola Terra si rapporta al sistema solare, visto che anche la progettazione del più umile elemento necessario alle spedizioni spaziali può essere frutto di una complessa cooperazione internazionale.

E poi, dal 2014 sotto il governo di Matteo Renzi, Villadei è stato designato delegato alla Commissione Europea per il programma di monitoraggio dei detriti che fluttuano pericolosamente sulle orbite percorse dai veicoli spaziali. Queste almeno le tappe principali di una risorsa italiana che per la sua qualifica non dovrebbe appartenere a nessuno schieramento.

Alcune preoccupazioni possono essere comprensibili. L’opportunità di far volare un cittadino italiano su un vettore russo al di fuori dei programmi dell’ESA sarebbe stato argomento dei colloqui tra il premier italiano e Vladimir Putin lo scorso ottobre durante un vertice svoltosi a Mosca. Nello stesso giorno in cui si materializzava uno scontro scoppiato tra M5S e Lega sul nuovo progetto fiscale e il ministro dell’Economia Giovanni Tria riceveva una contestazione dal commissario europeo Pierre Moscovici per «un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del patto di stabilità». Ma questo è un altro paio di maniche, per l’amministrazione del nostro Paese!

Tornando all’intesa tra i due capi di stato, Roma secondo la Repubblica, sarebbe disposta a spendere 75 milioni di dollari per un biglietto sulla Sojuz. «A pagare dovrebbe essere l’Asi, dove si è appena insediato il fisico Piero Benvenuti», seguita il quotidiano nazionale con la pregiata firma di Gianluca Di Feo. Potrebbe essere una sottrazione al budget già stanziato per le altre missioni? Difficile, dal momento che i piani sono già stati impostati da anni e agli impegni contrattualmente non si può venir meno, dal momento che i soldi servono a finanziare programmi industriali, ovvero ricerca, sviluppo e posti di lavoro. Quanto al costo uomo, non ci sembra che Roscosmos, il gestore dei lanci abbia mai avuto intenzioni di far sconti ai viaggiatori di ESA e Nasa che occupano le sue anguste navette per andare su e giù dalla SSI. Pertanto sarebbe più opportuno guardare l’intera operazione con un occhio più attento e con una faziosità meno avventata, attendendo di leggere i piani per le prossime missioni e le proposte per gli ingaggi futuri.

E di far meno politica deve essere garante la scienza; i suoi accoliti li immaginiamo più interessati al funzionamento dei propri laboratori che al sostegno di schieramenti che con cipiglio supremo ricompaiono continuamente in Italia. Per questo ci domandiamo che senso abbiano avuto le esternazioni degli scienziati del Comitato incaricato di selezionare il nuovo presidente dell’Asi dopo l’abbattimento contrattuale di Roberto Battiston. Ma Lamberto Maffei, Fabiola Gianotti, Lucia Votano e Aldo Sandulli che con Mauro Ferrari erano stati chiamati per la nuova guida dell’ente governativo italiano, hanno inviato una lettera al ministero dell’Istruzione con la quale hanno abbandonato l’incarico, dando le spalle a una decisione necessaria, che a questo punto verrà presa senza di loro.

Ci sono state pressioni politiche? Perché, per la nomina di ogni barone, non si rinnova sempre la stessa liturgia nella nostra repubblica parlamentare?

A noi, piuttosto che una decisione di merito, sembra una nuova manovra di casta intesa a riportare il solidificato ordine interno che tutela i soliti noti senza preoccuparsi dei risultati che questi possano aver conseguito. Che l’Italia stia vivendo un momento di caos politico è vero come pure ci appare verosimile che il sogno di un esecutivo autoritario stia emergendo dalle pieghe di una scarsa propensione al comando e da una continua indecisione nelle scelte di governo. Lo sappiamo e speriamo che gli orrori del passato non reiterino la stupidità del presente.

Avrà anche ragione la senatrice a vita Elena Cattaneo che secondo la Repubblica ha dichiarato: «La principale preoccupazione del governo di fronte alla ricerca sono nomine, ruoli e posizioni dirigenziali». C’è del vero, sopratutto se la scienziata ha inteso dire che il governo del cambiamento non cambia niente.

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