domenica, Gennaio 20

Italia – Russia: quella guerra alle sanzioni di Bruxelles

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Oggi a a Sochi, si tiene l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Premier italiano Paolo Gentiloni. Il tema al centro del dibattito, secondo quanto dichiarato dallo stesso Gentiloni, sarà l’economia. Le relazioni economiche tra Russia e Italia sono state pesantemente penalizzate con l’introduzione, nel marzo del 2014, delle sanzioni imposte dall’Unione Europea (UE) in risposta all’annessione della Crimea e alla crisi in Ucraina. Sanzioni che sono in scadenza   -alcune a giugno altre a luglio 2017- ma per le quali al momento non vi sono indicazioni che vadano in senso contrario al loro quasi automatico rinnovo.
Il 2016 ha visto andare in scena una forte protesta da parte dei territori, in opposizione a Palazzo Chigi, allineato a Bruxelles, contro la politiche delle sanzioni. Protesta, per altro, che ha coinvolto il tessuto economico anche di altri Paesi UE, in primis Francia e Germania. L’incontro di oggi tra Gentiloni e Putin sembra voler segnare l’adattamento e il superamento nei fatti delle sanzioni di Bruxelles. I corrispondenti a Soci in queste ore sostengono che le sanzioni sono ormai una condizione, a cui si sono adattate sia Mosca -che nel corso dell’ultimo anno ha ritrovato un protagonismo sulla scena internazionale anche in termini economici che gli permette di non curarsi troppo delle sanzioni di Bruxelles-, che i suoi partner stranieri.

Il 7 luglio 2016, ‘L’Indro’ pubblicava ‘Russia: Regioni politica anti – sanzioni’.
Riproponiamo di seguito il servizio in qualche modo riassuntivo del tentativo della politica locale e del sistema delle imprese di opporsi alle sanzioni di Bruxelles.

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Il 17 giugno 2016 il Consiglio Europeo ha prorogato, fino al 23 giugno 2017, le misure restrittive in risposta all’annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia. Le misure, recita la nota stampa del Consiglio, «si applicano alle persone dell’UE e alle imprese con sede nell’UE. Sono limitate al territorio della Crimea e di Sebastopoli».
Il 1º luglio scorso, poi, il Consiglio Europeo «ha prorogato le sanzioni economiche riguardanti settori specifici dell’economia russa fino al 31 gennaio 2017».
Introdotte, inizialmente per un anno, il 31 luglio 2014, «in risposta alle azioni della Russia volte a destabilizzare la situazione in Ucraina, tali misure sono state poi rafforzate nel settembre 2014. Riguardano il settore finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a duplice uso». Il 19 marzo 2015 il Consiglio Europeo aveva convenuto di far dipendere la durata delle sanzioni dalla piena attuazione degli accordi di Minsk, che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015. «Dal momento che a tale data gli accordi non erano stati pienamente attuati, il Consiglio ha prorogato le sanzioni fino al 31 luglio 2016. Dopo averne valutato l’attuazione, il Consiglio ha deciso di rinnovare le sanzioni per un ulteriore periodo di sei mesi, fino al 31 gennaio 2017».
Lo scorso 29 giugno, il Cremlino ha prorogato, fino al 31 dicembre 2017, le contro-sanzioni russe alla UE: il Presidente, Vladimir Putin, ha firmato il decreto presidenziale che fissa l’embargo dei prodotti alimentari a carico dei Paesi membri dell’UE.

Quella che si sta combattendo è una guerra commerciale tra Occidente e Russia, parte integrante della così detta ‘nuova guerra fredda’. In Italia, è evidente da qualche mese, su questa guerra commerciale tra blocchi geo-strategici si è innescata una contrapposizione tutta interna tra Governo nazionale e governi locali che esprime la divergenza tra il centro (il Governo nazionale) e le periferie (i territori, le Regioni) su di un fatto di politica estera dietro il quale, in realtà, vi sono due modi diversi di leggere il mondo e gli equilibri futuri.

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