giovedì, Ottobre 29

Italia nella Ue: serve accordo sulla legge elettorale

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La questione della legge elettorale è di fondamentale importanza sia da un punto di vista interno, sia per quanto riguarda i rapporti tra l’Italia e l’Europa. Quali sono i criteri che porterebbero l’Italia ad acquisire credito in Europa rispetto al tema tanto discusso eppure ancora fermo? Quali i meccanismi? Quale scarto tra teoria e realtà? Il tema è tanto più importante quanto più ci si avvicina alla prossima scadenza elettorale nel nostro Paese, anche per quanto riguarda i futuri assetti della rappresentanza europea, con le elezioni per il Parlamento Ue previste per il 2019. Ne abbiamo parlato con il prof. Roberto Bin, docente ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. Per la scelta dei temi e il supporto fornito in questa analisi, si ringrazia l’avv. Federica Giandinoto, attualmente non operativa, iscritta al Foro di Roma.

Proporzionale al 60%, collegi al 40%, sbarramento al 5%, liste bloccate e almeno il 40% di donne candidate nel progetto del cosiddetto Germanichellum: quali effetti potrà avere sul sistema politico italiano rispetto al precedente Porcellum?

Dimentichiamo il Porcellum, è un capitolo brutto, ma chiuso. Non credo che si riuscirà a trovare un accordo sulla nuova legge elettorale, per il semplice fatto che, ovunque al mondo, essa ha una caratteristica comune: poiché si tratta di un meccanismo matematico che trasforma voti in seggi, si capisce subito a favore e contro chi funziona. Chi è destinato a subire la legge elettorale, non si trova d’accordo ad approvarla. In Italia, c’è l’aggravante per cui i grandi partiti non fanno quello che invece succede di solito nei grandi partiti seri, come in Germania, dove si arriva a mettersi d’accordo per una legge elettorale a loro favore e contro i partiti piccoli.

Al confronto, in Italia tutto questo non sembra all’orizzonte.

Da noi non ci si riesce anche perché non si sa quanti siano i partiti più grossi, forse sono tre, divisi al loro interno, quindi è difficile fare una legge elettorale che premi tutti. La legge proporzionale lo fa, come si è verificato in Italia dal 1948 al 1993, ma si ritiene che danneggi la governabilità e garantisca governi deboli che durano pochi mesi. Per venirne fuori, i partiti più grossi dovrebbero mettersi d’accordo, ma il problema è oggettivamente complicato, perché da qualsiasi legge elettorale, qualcuno ne esce vincitore e qualcuno perdente. Si può ricavare questi dati da proiezioni statistiche che un qualunque computer può fare. Ad ogni modo, non ci sono leggi elettorali belle o brutte: ciascun Paese si tiene quella che ha, anche se sono orribili. Meglio comunque tenersi la propria legge elettorale, pur sapendo che vi sarà uno scarto tra i voti e i seggi, piuttosto che modificarla di continuo.

In Italia ben due leggi tra l’altro sono state dichiarate incostituzionali, cioè il Porcellum e l’Italicum…

Dall’impianto simile, nel senso che, anche se funzionano in maniera diversa e possono dare risultati diversi, sono sostanzialmente proporzionali. E che la Corte Costituzionale dica, alla fine della sua sentenza sull’Italicum, che si dovrebbe raggiungere una legge elettorale uniforme per i due rami del Parlamento è una sciocchezza, perché la nostra Assemblea Costituente ha voluto due Camere diverse con due sistemi elettorali completamente diversi; evidentemente, si aveva in mente che non sarebbe stato un problema. Oggi noi abbiamo stretto il nodo intorno alla legge elettorale e perciò ciascuna parte politica sta facendo il conto di quanto può vincere o perdere da ogni suo eventuale ritocco.

A suo giudizio, qual è il sistema elettorale più adeguato nell’attuale compagine europea? Quali requisiti deve avere oggi una legge elettorale in Italia per essere ben accetta dall’Unione Europea?

Che l’Europa sia tirata in ballo per ogni questione interna è un po’ ridicolo. Il problema non è l’Europa, ma noi: un Paese civile non può vivere senza un governo stabile e capace. L’Europa non ci chiede altro che questo, senza entrare nel merito di sistemi elettorali diversi da Paese a Paese: non esistono due Paesi al mondo con lo stesso sistema elettorale, ci sarà un motivo o no? Non esiste un sistema migliore, ma solo sistemi che danno determinati risultati.

Il sistema elettorale che verrà prescelto, se lo sarà, consentirà poi un’applicazione concreta conforme alle aspettative normative, o vedrà inevitabili adattamenti o storture?

Abbiamo degli organi di garanzia che complicano le cose: per esempio, Ciampi non respinse la legge sul Porcellum, in quanto non palesemente illegittima. In casi del genere non si danno delle prestazioni adeguate e per uscire dal baratro serve un accordo, non di maggioranza o di governo, ma tra le forze politiche. Bisogna avere una maggioranza per fare la legge elettorale: con chi la può fare il Pd, che è il partito di maggioranza, ma non quella assoluta? O con Berlusconi o con 5 stelle, i cui interessi non sono gli stessi all’interno, così come il Pd; e poi, ci sono i piccoli partiti. E come si fa allora? Del resto, il vecchio Mattarellum andava benissimo, se non si fosse intervenuti con il Porcellum, che ha aperto un vulnus costituzionale enorme.  Il Mattarellum non era la più bella legge del mondo, ma aveva un senso. Si basava sulle coalizioni, cioè su un campo in cui i piccoli partiti ricattano i grandi, per cui tutti i governi eletti con il Mattarellum sono finiti in quanto un pezzo della maggioranza si è sfilato.

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