domenica, Agosto 25

Italia, là dove si è annidato odio e cattiveria Dalle 150 persone morte in mare a quelle bloccate di rada da un Ministro sulla Gregoretti, nave da guerra italiana, all’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega, ai violenti della Val Susa lasciati agire. L’odio fa ormai premio sulla civiltà

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Se volessimo tentare una definizione per la settimana trascorsa, si potrebbe, senza troppo originalità, ma si potrebbe definire la settimana dell’odio, o addirittura il festival dell’odio.
Si apre con l’affogamento, nel disinteresse generale, di circa 150 persone, pardon ‘migranti’, e si chiude con una foto spaventosa.

Sui migranti, ma in realtà persone, ho già detto molte volte. Aggiungo solo che sarebbe ora di finirla a dire sempre, ogni volta che c’è una notizia negativa, che è opera di un nord-afriucano, di colore, nero, ecc. Quando la cosa attiene a un italiano non si dice nulla. Ne dovrebbe sapere qualcosa la Ministro Elisabetta Trenta che, a un pranzo di nozze, ha assistito all’accoltellamento tra due camerieri, guarda caso, l’accoltellatore italiano e l’accoltellato georgiano!

I ‘migranti’, di cui accennavo prima, sono persone che fuggono non solo dal proprio Paese -molti erano, ad esempio, eritrei, cioè cittadini di un Paese in guerra-, da un Paese non solo in guerra, ma che scientificamente li massacra, li ricatta, li deruba, li schiavizza grazie all’apporto dei nostri finanziamenti e con l’utilizzo di navi fornite da noi, armate da noi, i cui ‘equipaggi’ (per lo più di dubbia adesione ai valori comuni dell’umanità, certo Italia salviniana esclusa) sono stati addestrati da noi. E dunque, quellaguardia costierarecupera una minima parte dei naufraghi e li riporta in Libia, cioè, il Paese dal quale fuggivano. Devo ripetere ancora una volta che non si può, dato che se uno vuole andare via da un Paese (il suo o un altro) non solo nessuno può legittimamente impedirglielo, ma nessuno può legittimamente riportarlo lì, specie nella certezza che verrà maltrattato.
Questione di umanità? No, per Giove, no: questione di diritto, di stretto diritto, chi agisce diversamente commette un reato, è un delinquente.

Ma poi, mentre un’altra motovedetta (sempre pagata da noi, ecc.) sequestra una nave da pesca italiana in una zona di pesca che una volta era controllata dalla Marina italiana -sia per evitare sconfinamenti che per evitare sequestri illeciti, ma ora non più, d’ordine del Ministro Trenta, credo, o di qualcuno che alla predetto Ministro lo ha ordinato- mentre, come dico, ciò accade nel disinteresse generale, un altro peschereccio italiano salva dall’affogamento altre 140 persone e, lungi dal portarle in Libia, si dirige verso l’Italia e trasborda quelle persone (troppe, come ovvio, per un peschereccio) su una nave della guardia costiera italiana, nave militare, battente bandiera italiana -la Gregoretti-, che, ovviamente, dirige verso l’Italia (come è suo sacrosanto dovere, sia chiaro come è suo sacrosanto dovere a prescindere da qualunque contraria indicazione) e viene costretta a restare in rada a Catania, in attesa che il Ministro Matteo Salvini, che non può vedere i migranti e non ne vuole in Italia, riesca a concordare con gli altri Paesi europei una distribuzione di quelle persone altrove, anzi, precisa, tutti devono andare altrove, con la liliale e felice concordanza del Ministro Danilo Toninelli.

Sorvolo sul fatto, al limite del comico, che lo fa scrivendo alla Commissione europea, l’odiata Commissione europea, per ottenerne una mediazione, dato che la competenza non è della UE, ma forse Salvini e Toninelli non lo sanno. Bah.
Sorvolo su ciò, dico, ma non sul fatto che, civilmente e legittimamente, si potrebbero fare sbarcare quelle persone (e nell’occasione anche l’equipaggio che ne ha pure diritto), tenerle da qualche parte al sicuro e distribuirle dove poi si vuole. E invece no, perché così, in mezzo al mare, come reietti, cose sporche da gettare via, è meglio, è più cattivo e, ormai è evidente, agli italiani la cattiveria comincia a piacere assai. Sorvolo, infine, sul fatto che, posto pure che chi ha ordinato questa cosa non venga perseguito, chi la sta eseguendo è perseguibile per i reati conseguenti. Forse a Catania è più difficile, ma tant’è. A Siracusa non so, perché poi, la nave, forse su decisione autonoma del Comandante o su ordine della Marina, va alla fonda ad Augusta, provincia di Siracusa «città per la pace e i diritti umani», ‘cosa normale’ secondo il garrulo Toninelli, bontà sua, ma non fa scendere nessuno, in nome di diritti umani, suppongo.

A Roma due delinquenti accoltellano un carabiniere, in una situazione confusa come poche. Ma immediatamente scatta la caccia al nord-africano: giornalini e giornaloni titolano sui soliti nord-africani delinquenti, partiti politici emettono comunicati di fuoco, Ministri lamentano la mancanza in Italia della pena di morte, poi dopo qualche ora si scopre che i due sono americani e stanno in un albergo di lusso ai Parioli e, come d’incanto, i titoloni e i comunicatoni scompaiono, vengono addirittura cancellati o dimenticati, compresi non solo le invocazioni ai lavori forzati, ma anche la dichiarazione fondamentale del dioscuro n. 2, con cui lamenta lo stato comatoso della sicurezza a Roma: un colpo al cerchio (Salvini) e uno alla botte (Virginia Raggi) il festival del cinismo e dell’ipocrisia.
Accompagnato dal dolore per il povero carabiniere accoltellato, Mario Cerciello Rega, che non si capisce come mai fosse in borghese e non fosse adeguatamente protetto, ma va bene è andata così, può succedere, peccato un bravo Carabiniere, una persona umana. Tutti, cioè quasi tutti: tutti meno quella professoressa di Novara, che ha commentato la sua morte con l’elegante frase «uno di meno e con uno sguardo poco intelligente non ne sentiremo la mancanza», magari perché meridionale o, come ha spiegato lei ‘per scusarsi’ dato «che spesso le forze dell’ordine non intervengono quando serve, quando una donna è maltratta o peggio, si muovono solo quando ormai è troppo tardi»!
Quasi tutti, dunque, me compreso, a partecipare al dolore della famiglia, della moglie appena sposata, tutti, me compreso pronti a proporlo per una medaglia alla memoria, quando si diffonde quella foto del delinquente (perché è un delinquente, senza aggettivi per favore, delinquente e basta) ammanettato sulla schiena e bendato mentre viene interrogato: una scena di violenza immonda, di odio, appunto di odio, espresso da una istituzione dello Stato, che potrà sempre dire che non è altro che quello propagandato dai ‘vicepremiere Ministri di quello Stato. Odio anche per persone non migranti: un brutto segnale. Vuol dire che l’odio fa ormai premio sulla civiltà: terribile, che vergogna.

È ben noto a chiunque abbia anche solo una infarinatura di diritto elementare, che il sistema dellagiustiziaanglosassone, e in particolare statunitense, in materia di civiltà e di rispetto per l’individuo, non ha nulla da insegnare a chi, come noi, è la patria di Cesare Beccaria, a chi ha cancellato da tempo non solo la pena di morte, ma le pene degradanti, il sistema violento e non rispettoso dell’individuo, la tortura di fatto dei cosiddetti criminali irrecuperabili, come accade quotidianamente negli USA, dove il numero delle persone mandate alla pena capitale, insomma ammazzate, innocenti è enorme: basterebbe anche solo questo. Dove si celebrano ancora oggi come dei miti dei politici contemporanei che hanno ‘combattuto’ il razzismo, ancora qualche anno fa, quel razzismo ancora presente e forte in molta parte degli Stati Uniti, quel razzismo che noi abbiamo sconfitto secoli addietro.

Ma quella foto rischia di distruggere in un momento secoli di civiltà e di cultura, affondando ingiustamente (per ora, solo per ora) il nostro Paese nella barbarie, avviandolo a quello stesso razzismo immondo che ci viene dal di là dell’oceano.

Quella foto, però, non va trattata come la follia di un pazzo, la demenza di un momento. Quella foto è il risultato, cercato e voluto in maniera determinata e arrogante e rivendicata e sfacciata, da chi, per biechi e anche luridi interessi di parte, diffonde e soffia sugli istinti più bassi di una popolazione allo stremo della cultura e della paura, sì della paura.
Quando quello sciocco viziato di Macron ha definito i nostri politici vomitevoli, era ed è l’ultimo a poterlo fare, ma aveva ragione.

Occorre reagire, ma non c’è da sperare che una reazione venga da chi oggi ha il potere in questo Paese, da chi fomenta odio e superficialità, da chi parla per slogan e per tweet, e pensa anche di meno, da chi non riesce, perché intellettualmente non può, a vedere oltre domani.
È una reazione della cultura, dell’umanità che occorre, un vero e proprio rinascimento che ci manca. Una reazione del popolo della gente di ogni giorno, che riacquisti il senso e la misura della realtà e del futuro. Una reazione, che sia, questa sì una rivoluzione della coscienza e del pensiero e spazzi via l’orrore dell’ignoranza e della violenza e dell’odio.

In Val di Susa, un gruppo numeroso di esaltati violenti, si riunisce deliberatamente per abbattere le recinzioni del cantiere del TAV, lo hanno annunciato prima che sarebbe stata una manifestazione dura. E nessuno li arresta prima? Ma, scusate forse sono io che ignoro il diritto, ma la minaccia non è già di per sé un reato? E, non basta, perché lamanifestazionesi fa come previsto, si fa per abbattere il cancello, si fa con petardi, incendi, pietre e tutto quello che era previsto.
Bene, posso capire che c’è rabbia, posso capire che quelli sono delusi, ma questo che vuol dire? che bisogna farli sfogare? Se leggete i commenti, vedete parole delicate, di comprensione, di sopportazione, di pura descrizione ‘hanno abbattuto’, ‘sono state lanciate alcune bombe carta’, uomini (delinquenti in lingua giuridica) con i cappucci, con i bastoni, con le chiavi inglesi, le tenaglie per tranciare il filo spinato, e la Polizia di Salvini (quello della pena di morte, quello della morte ai migranti, ecc.) guarda e … si difende. Ma scusate, quando ci sono cortei dei lavoratori, degli studenti, dei cosiddetti alternativi o antagonisti o che so io, la Polizia perquisisce tutti prima, segue e precede i cortei, li ferma, li divide … qui no. Cos’è? il prezzo che si paga a chi non vuole il TAV?, deve ingoiarlo, ma gli si lascia la possibilità, come dicevo prima di sfogarsi? Ma che Paese è questo, gestito da questo Governo? che Paese è questo in cui ci sono leggi rispettate e leggi violate, persone arrestate e persone lasciate fare. Disgusto, è l’unica parola che mi viene in mente, e ipocrisia.

E sorvolo, ci vorrebbe un articolo apposito, sulla buffoneria dell’assenso italiano al TAV, dato senza la firma del Ministro competente, che rifiuta, cioè, un atto dovuto, ma resta Ministro e quindi lascia intendere che di bastoni da mettere tra le ruote potrebbe averne … e questo è un Governo? È un Governo, quello in cui un sedicente vicepremier (non esistendo il ‘premier’ non può esisterne il vice, ma questo è troppo difficile per Di Maio, lo capisco) dice che la decisione del Governo, di cui fa parte, è una porcata fatta solo per fare un piacere a Macron … ma ci resta, nel Governo!

Sento che David Sassoli, il Presidente del Parlamento europeo, suggerisce caldamente al Governo di trattare, di negoziare con la signora Ursula von der Leyen (che non ha tempo da perdere a venire in Italia) per un Commissario importante. Ve la immaginate la signora von der Leyen ricevere la richiesta di un appuntamento dal fascinoso Conte? e che fa, si contorce in terra dalle risa? Beh, è vero, i tedeschi ridono poco, e spesso in ritardo, ma le donne tedesche sono quelle che alzano la media … lo sanno bene i nostri latin lover, ormai sbeffeggiati a Rimini come a Berlino!
Ma poi, per non farci mancare nulla, l’aspirante segretario del PD, lo scrittore-regista-attore-Veltroni, spiega come si fa politica e chiarisce una banalità che perfino io ho detto più volte e cioè che comunque con Di Maio non c’è possibilità di negoziare, ma bisogna rafforzare i ‘circoli’.
Bene, ma: prospettive, futuro, progetti, strategie, alleanze? Niente di niente.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.