domenica, Marzo 24

Italia: il debole rapporto con le potenze asiatiche

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La scorsa settimana il leader indiano Narendra Modi ha deciso di tastare il terreno in Europa, per capire come indirizzare gli accordi commerciali con i diversi Stati dell’UE. L’incontro con la Cancelliera Angela Merkel è stato apparentemente molto proficuo, ma ciò che maggiormente ha attirato l’attenzione è stato il suo rifiuto di entrare in contatto con Bruxelles, decidendo di incontrare solamente i leader di tre Paesi europei: Germania in primis, seguita da Francia e Spagna. Come è facile osservare l’India si è scelta i partner economici escludendo l’Italia con cui, possiamo dire, ha tutt’oggi dei contenziosi insoluti, in primis la questione dei due marò, i due fucilieri di marina italiani accusati di omicidio, che al momento resteranno in Italia fino alla conclusione dell’arbitrato internazionale. È lampante che la situazione diplomatica fra i due Paesi abbia creato un po’ di tensione, ma il fatto che l’India non abbia voluto incontrare il Primo Ministro italiano durante il suo tour europeo è un segnale palese della debolezza economica italiana nel panorama internazionale ed europeo.

Il leader cinese Li Keqiang, invece, ha voluto prima incontrare Angela Merkel, successivamente ha raggiunto i vertici di Bruxelles per fare il punto della situazione post G7. Come si è visto a Bruxelles il premier cinese e i vertici europei hanno trovato un dialogo aperto per quanto riguarda l’argomento clima, mentre per quanto riguarda l’ipotesi di accordi commerciali poco è stato fatto. Dunque ci si aspetta che la Cina, esattamente come l’India, inizi a trattare con i singoli Paesi europei bilateralmente, soprattutto in previsione della nuova via della seta, che dalla Cina giungerà in Europa tramite un collegamento marittimo e uno terrestre. Ma che ruolo avrà in questo grande progetto l’Italia? Quale rapporto economico potrebbe instaurare l’Italia con la Cina e, soprattutto, in che modo potrebbe giovarsene?

Per comprendere come l’Italia sia inserita nel mercato delle due grandi potenze asiatiche abbiamo chiesto il parere di Carlo Filippini, professore emerito di economia politica presso l’Università Bocconi di Milano.

 

Come è stato riferito dall’ambasciatore indiano, per sei anni, dal 2006 al 2012, l’Italia è stata il primo partner europeo dell’India, adesso si parla di un quinto posto. Ma cos’è cambiato al momento nel rapporto India-Italia?

La situazione commerciale e politica italiana con l’India ha fatto passi indietro anche a causa delle accuse mosse dal Governo indiano ai due Marò, i fucilieri di marina italiani accusati di aver ucciso due pescatori durante un’operazione antipirateria. In generale, poi, c’è da dire che i rapporti commerciali  tra Italia e India sono molto piccoli e deboli: l’India, per quanto riguarda le nostre esportazioni, conta meno del 1% delle merci italiane esportate e, in merito alle importazioni, si supera di poco la soglia del 1%. In effetti, dal 2011 al 2015, abbiamo avuto un calo delle esportazioni italiane verso l’India dello 0,2% in media all’anno. Questo piccolo calo è continuato anche per il 2016. Comunque, mentre il mercato italiano fatica a riprendere vigore, in India il tasso annuo di crescita del pil potrebbe essere stato superiore a quello cinese, che fine a qualche anno fa cresceva di 10 punti percentuale annui. L’India, dal 1992 – anno in cui cominciarono le prime riforme strutturali – ha avuto un’accelerazione della crescita economica molto forte, anche se, a differenze di quella cinese, lo sviluppo economico indiano appare molto meno stabile e uniforme. L’India, al momento, grazie al leader Modi sembra stia facendo dei miglioramenti in merito alla questione economica: il Primo Ministro vuole portare l’India ad una maggiore apertura commerciale e, inoltre, vuole abbattere le differenze che connotano i vari Paesi facenti parte della federazione indiana. Quest’ultimo sarà un passo importante perché il problema principale dell’economia indiana è che ogni Stato che compone la federazione porta avanti una politica economica propria, dunque ogni Paese ha una propria legge sugli investimenti esteri e sulle imposte indirette (l’Iva), che variano moltissimo da Stato a Stato. Questi tentativi di Modi non sono appoggiati da tutti gli Stati della federazione, in più la burocrazia indiana è tutt’ora molto chiusa al commercio internazionale, molte volte ostacola anche il tentativo di investimenti stranieri.

Cosa crea il blocco degli investimenti stranieri in India?

L’industria indiana è ancora molto legata alle leggi di qualche decennio fa, che limitavano molto i tentativi di espansione delle grandi imprese indiane e straniere. Di fatto l’esempio dello sviluppo economico indiano è un caso più unico che raro: come in tutti i processi macroeconimici lo sviluppo economico è iniziato con la produzione agricola ma, invece di progredire ‘naturalmente’ verso l’industria, l’economia indiana si è spostata sui servizi. A causa delle leggi che ingessavano le grandi aziende, fatte per tutelare le piccole imprese, in India non c’è mai stata la possibilità di avviare un’espansione industriale vera e propria. Le grandi imprese in India sono pochissime, le poche esistenti o sono statali o appartengono a famiglie molto potenti. Dunque, dato che le leggi hanno impedito, e impediscono tutt’oggi, lo sviluppo della grande industrie, l’India ha impostato la sua crescita sul settore tecnologico e informatico: per questo la federazione è saltata dall’agricoltura ai servizi, mancando la tappa dello sviluppo industriale. L’India, per adesso, non è ancora un Paese capace di attrarre investimenti stranieri, anche se Modi, in questo ultimo periodo, sta cercando di incentivare gli investimenti diretti esteri.

Il leader indiano Modi non ha fatto tappa in Italia durante il suo tour europeo? L’India, al momento, non ha nessuno interesse in Italia?

Io penso che sia sempre la questione dei due marò ad avere ingessato i rapporti tra India e Italia, che è rimasta sospesa e, dunque, potrebbe generare tensioni. In più c’è un secondo aspetto che per fortuna sembra che stia perdendo importanza: come sappiamo l’italiana Sonia Gandhi – sposata con

Rajiv Gandhi, primo ministro dell’India dal 1984-1989 – nonostante la sua naturalizzazione indiana, è sempre stata accusata di favorire gli italiani. Nei suoi confronti c’è sempre stato un risentimento strisciante da parte della politica indiana: nel 1991, dopo la morte del marito, le fu chiesto di mettersi alla guida del Partito del Congresso, ciò l’avrebbe spinta a gareggiare per le elezioni presidenziali, ma lei rinunciò. Solo nel 1998 Sonia Gandhi è entrata formalmente in politica alla guida dell’India National Congress. Questi due aspetti di natura politica e diplomatica vanno sommati al fatto che l’economia italiana ha poco potere concorrenziale rispetto a quello di altri Paesi europei.

Sembra che Modi abbia deciso di tenere aperto il dialogo con Francia, Spagna e Germania, escludendo di fatto l’Italia. Secondo lei questi tre Paesi cosa hanno da offrire all’India più dell’Italia?

Sicuramente la Germania rappresenta il colosso dell’Europa, ed è il Paese trainante dell’UE. La Gran Bretagna, che da sempre, per tradizione, è stato il primo partner commerciale dell’India, adesso si trova in una situazione molto precaria a causa delle trattative in vista di Brexit: la visita del Presidente Modi in Inghilterra, in un momento così precario, sarebbe stata inutile. Il Governo indiano aspetterà, con molta probabilità, che la Gran Bretagna esca penalizzata dalle trattative con l’UE per poi avere più vantaggi negli accordi economici bilaterali. La Francia, come sappiamo, è il numero due dell’Europa, molto vicino alla Germania, tanto che si parla di asse franco-tedesco. La Spagna, invece, è stata bravissima negli ultimi anni ad agire come sistema Paese: in Spagna i partiti litigano come in Italia, forse addirittura di più, però quando si parla di porsi all’estero agiscono in maniera compatta e concorde. Un po’ tutto il sistema spagnolo si presenta compatto verso l’estero, sia per il settore turistico sia per quanto riguarda il sistema universitario e burocratico; i partiti spagnoli litigano per quanto riguarda la politica interna, ma in merito alla politica estera riescono a trovare punti d’accordo che li rendo più appetibili agli occhi degli investitori stranieri. Probabilmente la qualità dei servizi e della pubblica amministrazione spagnola è migliore in Spagna che in Italia. La Banca Mondiale ogni anno pubblica una classifica in base alla facilità di fare affari, che comprende tutti i Paesi del mondo: l’Italia si trova in ottantesimo posto, questa posizione non ci fa molto onore. L’Italia, poi, poiché l’India aveva tirato molto per le lunghe il processo ai due ufficiali di marina, ha bloccato l’adesione dell’India a due importanti enti internazionali che riguardano l’informatica e la missilistica, di cui l’Italia era già Paese membro. Poiché per entrare in queste organizzazioni c’è bisogno dell’unanimità, l’Italia ha posto il suo veto, rifiutandosi di far entrare l’India in questi enti internazionali. Sicuramente tale azione è stato un atto del Governo italiano per dare un segnale forte all’India in merito alla questione dei marò italiani, non a caso poco dopo sono stati rimandati a casa, aspettando un processo che molto probabilmente non ci sarà mai.

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