venerdì, Novembre 15

Italia e America Latina: quando ciò che servirebbe è solo il dialogo politico Al Festival della Diplomazia una riflessione economica su area latinoamericana e area europea; come riscoprire una grande opportunità

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L’America Latina è ancora oggi una grande opportunità per l’Italia, da sempre. E non solamente in termini economici, perché, tra i due protagonisti, i punti di contatto sono davvero molti. Se ne sta occupando attivamente il Festival della Diplomazia di Roma, giunto alla sua nona edizione, che quest’anno ha voluto dedicare un’apposito spazio proprio all’area latinoamericana. ‘Aree Economiche regionali e opportunità di business per l’Italia in America Latina’: questo il tema centrale dell’incontro tenutosi ieri 24 Ottobre, una fantastica occasione di riflessione tra diplomazia e politica.

Ma se tocchiamo il tema economico, dobbiamo prima avere un’idea chiara delle dimensioni del mercato di cui stiamo parlando e delle differenze rispetto a quello dell’area europea; non si può non far riferimento al Mercosur, l’organizzazione fondante il mercato comune della regione latinoamericana. La popolazione totale dei cinque stati che ne fanno parte -e cioè Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela con le successive modifiche e aggiunte degli associati Bolivia, Cile, Perù, Colombia ed Ecuador– conta ben 280 milioni di persone, meno della metà della popolazione dell’Unione Europea pari circa a 500 milioni. E’ la quinta area economica del globo con un PIL di 3.300 miliardi di dollari, un territorio tre volte più grande di quella dell’Ue, ha oltre il 20% delle riserve di petrolio, simili quantità di gas ed il 28% delle riserve idriche del pianeta.

Non dimentichiamo che l’America Latina è anche una potenza agricola: grano, mais, soia, riso e zucchero di cui è il più grande produttore su scala mondiale. Tra i paesi, come evidenziato dall’Ambasciatore brasiliano in Italia Antonio De Aguiar Patriota, il Brasile è il più grande produttore di caffè al mondo ed un grande esportatore di soia. Proprio lo Stato carioca ha un peso preponderante nel Mercosur: due terzi del suo territorio, il 70% della popolazione totale e l’80% dell’economia; segue l’Argentina con il 20%, ed il resto degli altri membri.

L’area del mercato comune latino ha visto innalzarsi del 13% la crescita economica dello scorso anno, con alcuni paesi più in spicco rispetto ad altri. «L’accordo tra paesi del Mercosur ed Unione Europea è un’opportunità strategica storica», ha evidenziato Patriota, «e tanti saranno i benefici derivanti dalla connessione di popoli e culture che hanno radici comuni».

Le negoziazioni, però, lo sappiamo, vanno a rilento. Quasi 20 anni di trattative ed ancora nessun punto fermo per un accordo che potrebbe abbattere le barriere tariffarie tra i due mercati ed estendere il libero commercio già presente nell’area dei membri del blocco latino. «Sono in corso negoziazioni in diversi settori; da quello agricolo a quello dell’industria», dice Patriota. Servizi, appalti pubblici, dazi: chissà quanto tempo ancora ci vorrà visto le resistenze di alcuni paesi europei per l’importazione di beni quali lo zucchero o la carne. «L’Italia e l’Ue sono partner prioritari del Brasile; sono convinto che l’avvicinamento favorirebbe l’integrazione e la liberalizzazione degli scambi potrebbe contribuire allo sviluppo economico su entrambi i fronti».

L’Italia, infatti, ha registrato un incremento nelle esportazioni del 15% nel 2017; il secondo partner europeo per il Brasile dopo la Germania ed il settimo se si considerano gli investimenti diretti nel Paese. E nel 2018, si prevede un ulteriore aumento. Discorso un po’ diverso -ma soprattutto in termini numerici- per l’Uruguay. «Ci separano 11.000 chilometri ma insieme all’Argentina, l’Uruguay è il Paese con più italiani al mondo, basti pensare che il 40% della popolazioni ha origini italiane», afferma l’Ambasciatore Gaston Alfonso Lasarte Burghi. «In Uruguay abbiamo una certa stabilità, ed insieme al Cile, siamo il Paese dove c’è minor corruzione; la crescita annua è di circa il 3% e negli ultimi 13 anni sono stati approvati più di 6000 progetti».

Ma anche qui il rallentamento delle negoziazioni è parte del problema; «c’è un potenziale di scambio ampio in diversi settori ma non possiamo ancora negoziare liberamente. Ecco perché è fondamentale che le negoziazioni tra Ue e Mercosur arrivino ad una conclusione di successo», afferma Burghi.

Come sottolineato nell’incontro, ciò che spesso si dimentica è il lato politico della questione. «Nonostante la rappresentanza ancestrale, non c’è corrispondenza dell’agenda a livello politico; Mattarella è venuto in visita dopo la visita di Ciampi 16 anni prima». L’Italia è presente se si parla di affari; «comunque, diverse aziende italiane stanno investendo nel Paese, tra cui le Ferrovie dello Stato e l’Anas».

C’è da aggiungere che, come detto da José Luis Rhi-Sausi, Segretario Socio-Economico dell’IILA, le ultime previsioni segnalano una crescita totale dell’America Latina dell’1.3% con un certo rallentamento; l’aumento delle esportazioni non sembra sufficiente per affrontare il problema crescita, almeno da un punto di vista macroeconomico. «Forse è opportuno chiedersi, che carattere ha questo rallentamento? E’ parte dell’effetto globalizzazione o ci sono elementi più specifici?». «Credo che l’America Latina sia ad una svolta di politica economica». Si starebbe  passando da un’importanza maggiore al mercato interno a qualcosa di nuovo. «Altro dato che si rileva è la diminuzione degli investimenti esteri totali che si basano soprattutto sulle materie prime. Credo che ora assisteremo a meno quantità e più qualità».

L’America Latina non è più quella dei salari bassi, della bassa qualità, non si compete più in quel modo e questo discorso vale soprattutto in alcune aree. Gli investimenti recenti dell’Italia sono un esempio di quello shift verso la qualità. «Grazie al passaggio ad un modello più equilibrato, si favoriscono i processi di integrazione regionale», specifica Rhi-Sausi.

Ma occhio perché, se da un lato si parla di rallentamento generale, occorre anche diversificare perché l’America Latina, ricordiamolo sempre, è una regione enorme. «Questo rallentamento non rende giustizia ai livello di crescita singoli», afferma Antonella Cavallari, VDG Mondializzazione e Direttore Centrale America Latina e Caraibi presso il Ministero degli Affari Esteri; «ci sono paesi che stanno crescendo davvero parecchio, come Repubblica Dominicana con il 7%, Panama con il 5%, la Colombia ed altri; poi ci sono chiaramente paesi con dei freni, delle crisi interne».

«Il punto è che questa è una crisi politica che riguarda tutti, non solo il Latino America; c’è un trend mondiale di rifiuto verso le classi politici dirigenti che non hanno saputo far fronte alle sfide che gli si presentavano». La crisi del 2008 e la sua onda lunga che ha colpito più tardi la zona latinoamericana ha chiaramente avuto ripercussioni sulle varie economie. Ma il problema non è solo economico.

«Il principale problema di quella zona rimangono le disuguaglianze», continua la Cavallari. «Ma se ci chiediamo se ci sono ancora opportunità per l’Italia, io dico si, ci sono perché il momento complesso deve essere visto come un’opportunità, un’opportunità per cercare modelli nuovi, migliori, per ottenere risultati positivi». Lo spazio, insomma, c’è ma basta guardare al passato.

Anche Pier Ferdinando Casini è dello stesso avviso. «Credo profondamente nella relazione tra America Latina e Italia; è evidente che è un continente molto diverso, al suo interno ci sono paesi che hanno già una crescita consolidata e paesi che invece soffrono di crisi profonde politiche». Ma questo succede ovunque. «L’Europa è in crisi di identità, è in crisi la sua proiezione nel mondo». Ecco che si arriva al blocco delle negoziazioni, a quello stallo. «L’Europa manca di quello slancio, di quella carica vitale. La politica è un problema sia per l’America Latina che per l’Europa, le classi dirigenti perdono tempo a guardarsi dentro anziché guardarsi intorno».

E bisogna prestare attenzione: attenzione nel non considerare lontano un problema che, invece, abbiamo ‘dentro casa’; attenzione nel capire che l’America Latina, con cui condividiamo tradizioni, cultura e animo, è e dovrebbe essere il nostro principale partner. «Bisogna rilanciare il dialogo politico tra i nostri paesi», continua Casini. Perché, altrimenti, il rischio è quello di perdere un’altra grande e troppo preziosa occasione.

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