sabato, Ottobre 24

Italia dello spazio: forte investimento e molte responsabilità Con la ministeriale di Siviglia, all’Italia si attribuiscono maggiori responsabilità e oneri accresciuti, ci aspettiamo una seria amministrazione delle risorse che saranno assegnate e una rigorosa progettazione dei prodotti

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Stati generali dello Spazio, della Difesa e della Sicurezza’ è stato il tema di un evento appena ospitato a Napoli. La manifestazione -che ha avuto visibilità nazionale- ha visto protagonista il Parlamento europeo e il suo Presidente David Sassoli, che assieme ad amministratori delegati di aziende, ministri, parlamentari e responsabili delle Forze Armate ha analizzato le opportunità emerse dalle ultime decisioni europee in campo dei temi annunciatiin proiezione di scenari futuri sia in campo continentale che planetario.

Piuttosto del riporto delle singole dichiarazioni, riteniamo significativo soffermarci su considerazioni di un momento che per le attività di punta europee appare particolarmente favorevole: nonostante il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea sia stato costruito su riduzioni per le risorse destinate a spazio e difesa per 74 miliardi in sette anniil budget complessivo dell’Esa si è attestato a 14,38 miliardi di euro per il prossimo quinquennio, come stabilito all’ultima riunione ministeriale svoltasi a Siviglia.

Il risultato di Space19+ disegna comprensibilmente un maggior impulso per scienzaesplorazionesicurezzalanciatori e relative applicazioni. Se c’è un portamento distonico, come il convegno di Napoli ha rilevato, da parte dell’europarlamento potrebbero ancora esserci margini per una sua ridefinizione. E la convenienza è tangibile, visto che per ogni euro investito le industrie aerospaziali ne rendono ben sette. Va poi aggiunto che le decine di migliaia di addetti al settore, in Europa, contribuiscono alla stabilità finanziaria ed industriale del Continente, in maniera continuativa e con alta professionalità. Un capitale importanteche se andasse disperso potrebbe costituire un vero rischio di trasferimento tecnologico verso altre Nazioni che non sempre si mostrano amiche. Allora, l’assemblea dei ministri svoltasi in Spagna ha delineato un passo in avanti per la comunità scientifica europea che tuttavia ci fa porre qualche domanda. La prima è di ordine culturale.

Le giustificazioni riguardanti l’utilità delle attività inerenti lo spazio per la vita di tutti i giorni ci fanno ritenere che, con circa 70 anni di storia, ogni platea che si definisce intellettualmente avanzata dovrebbe averlo compreso a fondo: se non è così, significa che in quasi tre quarti di secolo l’apparato comunicativo che ne ha narrato l’evoluzione non ha saputo portare a termine il suo dovere. Oggi c’è piuttosto da domandarsi quanto costerebbe in termini strategicicompetitivimilitariprofessionali, sociali ed occupazionali non far parte del circuito spaziale mondiale.

La seconda riflessione è interna al nostro Paese. Con l’ultima ministeriale, su cui contiamo di essere più analitici nei prossimi giorni, all’Italia si attribuiscono maggiori responsabilità e oneri accresciutiNell’arco di tempo coperto dalla sua monetizzazione, la Germania peserà per il 22,9%, la Francia diventa il secondo contributore con il 18,5% e l’Italia con la sottoscrizione di 2.288 milioni di euro, si conferma nella terza posizione. Ricordiamo che dopo una reggenza francese di Jean-Jacques Dordain dal 2003 al 2015 e una tedesca con Jan Wörner a breve in scadenza, sarà ammissibile candidare un direttore generale italiano per l’Esa. Abbiamo contezza quanto l’operazione sia complessa perché le nomine rientrano in una logica della geopolitica contienentale. Dunque occorre lo sforzo delle diplomazieuna coesione super partes, e una scelta molto oculata nella valutazione delle carriere professionali da selezionare.

C’è poi un ultimo grappolo di riguardi a cui facciamo riferimento.
Abbiamo visto che il contributo italiano all’Esa è stato portato a l5,9%. Non ci esimiamo dal rilevare che la squadra costruita dal governo nazionale per la missione in Andalusia abbia svolto il proprio compito, nella coniugazione di esperienza, capacità professionale, creatività e determinazione. Si sono implementate molte affermazioni sulla distribuzione degli investimentima ancora non vi è gran chiarezza di dettaglio. In ogni caso, dopo la fase che elenca e magnifica i programmi individuati, ci aspettiamo una seria amministrazione delle risorse che saranno assegnate e una rigorosa progettazione dei prodotti di cui l’Italia si è fatta carico di realizzare, perché l’impegno costa al Paese indubbi sacrifici per acquisire una posizione più considerevole del passato.
Presidiare una vicinanza apicale, all’interno dei Paesi membri dell’agenzia europea, è gravoso e per mantenere la posizione è necessaria una responsabilità costante sia di risorse economiche che di dimensionamento del personale, con tutto quello che implica il costo del lavoro e del prodotto finale. Teniamo a sottolineare questo aspetto nella consapevolezza di veder ottimizzato ogni investimento per non renderlo solo una spesa. Pertanto, poiché i piani da mettere in cantiere sono molto costosi, come è comprensibile che siano tutti i programmi di avanguardia, per evitare che divengano ponti sospesi nel nulla dovrà essere messo in conto un accumulo di capitali per il loro prosieguo e la finalizzazione delle opere. Altrimenti i preventivi per le prossime ministeriali non avranno alcuna possibilità di cattura, e qualche ‘falso amico’ potrebbe approfittarsene.
L’impegno non è solo industriale, ma anche legato a scelte politiche e di quelle sinergie così tanto raccomandate e un po’ troppo spesso disattese, stando almeno ad osservare le dichiarazioni che si consegnano quotidianamente al vettore mediatico, che non sempre riesce a discernere le opinioni dagli eventi e mira a confondere le posizioni personali piuttosto che illustrare le esigenze nazionali.

Nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove si è svolta la manifestazione, già teatro nel 1487 di un sanguinoso epilogo di congiura, non si sono udite parole su un altro dei più sofferti temi che affiggono la politica spaziale europea: le alleanze d’impresa restano sempre l’ostaggio delle Nazioni più fortiche continuano ad esercitare i loro poteri sbilanciando i delicati equilibri della condivisione della produzione, della distribuzione ineguale dell’indotto e di tutto quanto manca per poter creare uno zoccolo sufficientemente protetto per affrontare non solo la concorrenza commerciale, ma anche più temute aggressioni militari. Negare questi aspetti ci sembra il peggiore degli ostracismi messi in atto da una realtà europea che si dichiara sempre unita, ma che non manca poi di vantarsi delle proprie anacronistiche posizioni sovraniste.

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