venerdì, Dicembre 13

Italia condannata dall’Europa: troppe detenzioni ingiuste E'agli ultimi posti nel Continenteper sovraffollamento delle carceri

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La relazione del Garante nazionale dei diritti dei detenuti presentata al Parlamento dovrebbe far arrossire di vergogna tutti coloro che l’hanno avuta tra le mani. I numeri forniti da Mauro Palma, Presidente del collegio di garanzia (composto anche da Daniela de Robert e Emilia Rossi), sono a dir poco inquietanti. Nel 2018 si sono verificati 64 suicidi e gli atti di autolesionismo sono stati oltre diecimila. Si supera la soglia dei 60.000 detenuti presenti rispetto a una capienza regolamentare di meno di cinquantamila posti. Oltre il 30 per cento dei detenuti sono tali per aver per violato l’articolo 73 (detenzione e piccolo spaccio di sostanze stupefacenti vietate) del Dpr 309/90; una percentuale dello stesso livello riguarda i detenuti tossicodipendenti. In 28 anni le sanzioni amministrative hanno riguardato circa 280.000 giovani, per l’80 per cento dei casi sorpresi a fumare uno spinello.

Non c’è solo la Relazione del Garante. C’è ora anche il rapporto ‘Space’ redatto dal Consiglio d’Europa. Risulta che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per sovraffollamento delle carceri: tra i peggiori del continente, seguito solo da Macedonia del Nord, Romania e Francia, con una presenza particolarmente alta di stranieri: una spesa di oltre 2,7 miliardi e una proporzione elevata di detenuti in attesa di giudizio o condannati per reati legati alla droga.

 Al 31 gennaio 2018 i dodici Paesi con più di cento detenuti per ogni cento posti disponibili sono Macedonia del Nord: 122,3; Romania: 120,5; Francia: 116,3; Italia: 115; Moldavia: 113,4; Serbia: 109,2; Portogallo: 105,9; Repubblica Ceca: 105,5; Grecia: 101; Austria: 100; Slovenia: 100,5; Danimarca: 100,5.

La media europea è di 91,4 detenuti per ogni 100 posti disponibili.  Secondo il rapporto, l’Italia è al secondo posto per numero assoluto di detenuti stranieri: al 31 gennaio 2018 erano 19.818 contro i 24.483 della Germania.

Altri paesi di analoghe dimensioni registrano numeri più bassi: Spagna (16.581), Francia (15.391), Regno Unito (9.340 per Inghilterra e Galles). Il maggior numero di evasioni nel 2017 si registra in Francia (611); seguono Germania (394); Svizzera (176); Svezia (136); Italia (130).

L’Italia nel 2017 era al terzo posto per spesa totale per l’amministrazione carceraria con 2,7 miliardi, dietro alla Russia (3,9 miliardi) e alla Germania (3,1 miliardi), e allo stesso livello della Francia. L’Italia, inoltre, registra una proporzione elevata di detenuti condannati per reati legati alla droga, con il 31,1 per cento dell’intera popolazione carceraria contro una media europea del 16,8 per cento. Infine, l’Italia ha una percentuale particolarmente alta di detenuti in attesa di giudizio, con il 34,5 per cento della popolazione carceraria contro il 22,4 per cento della media europea.

Si può chiudere con una notizia che ha del surreale. Premesso che una violenza sessuale non può e non deve avere giustificazione di sorta; premesso anche che vanno rubricate come violenze, anche quei gesti e comportamenti che non necessariamente hanno come esito un rapporto sessuale, leggiamo insieme quanto segue:

«La vittima della violenza non è mai stata identificata. Però a distanza di 15 anni dalla denuncia due bresciani sono finiti in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo incastrati in tribunale dalle testimonianze di tre persone. Ad accusare il branco sono stati i passeggeri del bus che nel 2004 accompagnava i visitatori di Vinitaly a Verona fino alla stazione ferroviaria della città scaligera sul quale avvennero i palpeggiamenti poi finiti nella denuncia. Ora la sentenza di condanna a 4 anni confermata dalla Cassazione per i due 45enni bresciani portati in carcere». Si ripete, a scanso di equivoco: i palpeggiamenti non voluti e non cercati sono certo qualcosa di condannabile. Ma se di ‘palpeggiamenti’ si tratta, e dopo 15 anni, che li si punisca con il carcere, beh: forse qualcosa non quadra.

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