sabato, Dicembre 14

Italia: Bruxelles e mercati concordano, bene il programma, ma servono i fatti La visita di Conte a von der Leyen ha suggellato la consonanza dei programmi di governo di Roma e Bruxelles: con Giacomo Barisone e Dennis Shen di Scope Ratings ecco i mercati come rispondono

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Oggi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in tour a Bruxelles ha incontrato tutti i vertici presenti e futuri dell’Unione,  dal Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, al Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, al  Presidente della Commissione in carica, Jean-Claude Juncker, ma soprattutto ha incontrato la futura Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen

E’ alla futura Presidente von der Leyen che Conte ha chiesto attenzione per il suo programma. Attenzione che nei prossimi mesi si potrebbe tradurre in un supporto decisivo per la possibilità di azione del suo Governo, il cui programma -è stato subito evidente- è quasi una fotocopia del programma ideale presentato da von der Leyen a luglio e fortemente ribadito ieri nel corso della conferenza stampa di presentazione dei portafogli dei Commissari -come, per altro, ha dichiarato lo stesso Conte.  «Ho spiegato che il progetto politico di questo governo è un’Italia digitalizzata, verde, completamente votata all’economia circolare», «Vogliamo orientare completamente il nostro sistema industriale verso la Green economy da questo punto di vista abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Dobbiamo fare investimenti che ci consentano crescita economica, che ci consentano di orientare il Paese verso lo sviluppo sostenibile, verso una maggiore occupazione, anche di maggiore qualità»;  «Abbiamo bisogno di migliorare le competenze digitali», su questo  «c’è un’assoluta consonanza. Sono anche le sue priorità: credo che troveremo veramente in Europa un grande sostegno da questo punto di vista».
Posto le priorità programmatiche,  «quello che ho chiesto è che vorrei, con l’Europa stabilire un patto: abbiamo una stagione riformatrice, che non si esaurisce in qualche mese, evidentemente. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo e per questo tempo vogliamo fare un patto con l’Europa per rendere l’Italia digitale, digitalizzata». Detto in altre parole, il patto con l’Europa che Conte avrebbe chiesto è: riforme per modernizzare il Paese, in un  «po’ di tempo», in cambio della possibilità di effettuare investimenti e con l’impegno di ridurre il debito pubblico.  La risposta sarebbe stata  -parole di Conte-  «grande disponibilità nei confronti dell’Italia» , «troveremo veramente in Europa un grande sostegno da questo punto di vista».

Che il programma del governo giallorosso possa piacere a von der Leyen non ci sono dubbi, visto che è il suo programma, che porti risultati giocare questa carta che punta a presentare l’Italia come il primo Paese dell’Unione che di fatto lavora per realizzare il programma della prossima Commissione, si vedrà nei prossimi mesi, quel che appare certo è che con questo programma si dovrà provare a uscire dal tunnel vero del Paese, quello della bassa crescita e alto debito.

Le agenzie di rating ieri si sono dette disponibili a stare alla finestra e osservare. Moody’s ha confermato rating Baa3  con outlook stabile, un Pil sostanzialmente stagnante, riducendo le stime di  crescita per l’anno in corso allo 0,2%, dal precedente 0,4%, e, di fatto, prendendo tempo per vedere che cosa il nuovo Governo di Conte riuscirà fare rispetto a quanto promesso.
Cambiano gli ‘zero-virgola’ secondo Scope Ratings, che ipotizza per questo 2019 uno 0,1%,  ma il giudizio di fondo è identico. Insomma, anche le agenzie rating, come Conte, prendono tempo.

Con Giacomo Barisone, Managing Director di Rating Sovrani Scope e con il suo collega Dennis Shen, capo analista responsabile per l’Italia , abbiamo cercato di andare un po’ più a fondo.

 

Come e quanto la situazione internazionale davvero influisce sull’economia italiana? L’impressione è che questa sia una ‘fantastica’ scusa per mascherare le responsabilità tutte italiane.

L’economia italiana ha sofferto in parte a causa del rallentamento della crescita globale ed in parte a causa dell’instabilità politica interna. L’Italia vanta il secondo più grande settore manifatturiero nell’UE dopo quello della Germania, quindi non sorprende che l’economia italiana abbia subito uno shock a causa del rallentamento globale. Tuttavia, anche le politiche populiste hanno giocato un ruolo nell’indebolire la fiducia delle imprese e degli investitori internazionali, incidendo sul rallentamento della domanda interna a partire dal secondo trimestre 2018.

Il digitale e l’economia verde che sono ai vertici dei programmi sia di Conte che di Ursula von der Leyen, quanto sono attraenti per i mercati e quanto ci mettono in rotta di collisione con USA e Cina?

I mercati finanziari si stanno a loro volta orientando verso l’economia verde e la sostenibilità, come indicato dal crescente settore della finanza sostenibile ed ESG. Pertanto, gli investimenti nella digitalizzazione e nella green economy aspirano a rendere l’Italia e l’Europa più competitive, anche rispetto a partner economici come gli Stati Uniti e la Cina.

La sovranità digitale alla quale aspira la Commissione UE di von der Leyen quali, insieme ad un rinnovato slancio per l’industria della Difesa e dello Spazio, dal punto di vista dei mercati, quanto e come peserà e le tensioni politiche internazionali che potrebbero alimentare sono valutate e se si come dai mercati?

L’esigenza di una maggiore autosufficienza europea in questi settori è stato un tema di dibattito anche prima dell’insediamento della nuova Commissione Europea di Von der Leyen in seguito alle indebolite  relazioni con i tradizionali alleati dell’UE come gli Stati Uniti. La proposta del presidente francese Emmanuel Macron di un esercito comune europeo ne è un ulteriore esempio. A causa di problemi che affliggono il multilateralismo del dopoguerra, l’avanzare di sfere di influenza regionali aumentano i rischi geopolitici nel lungo periodo. Queste tensioni vengono prezzate dai mercati finanziari, basti considerare, ad esempio, gli effetti della guerra commerciale in corso tra Cina e USA.

Moody’s ha reso noto oggi le sue stime e parla di un 2019 all’insegna dello 0,2% (ridotto dal precedente 0,4) voi di uno 0,1%. Da quali valutazioni diverse è data questa differenza?

Si tratta di una minima differenza tra le stime sulla crescita italiana di Scope e Moody’s per il 2019. La stima di Scope per il 2019 dello 0,1% si basa sulla debole crescita osservata nella prima metà del 2019 accanto alle aspettative di una crescita pressoché nulla nella seconda metà di quest’anno. Questa stima di crescita per il 2019 include anche le nostre stime dell’atteso stimolo fiscale.

Ci pare (leggendo la vostra nota di ieri) di poter tradurre la vostra nota in: ‘promesse difficili da mantenere ma diamo fiducia e vediamo che accade’, il tutto senza grande convinzione nella tenuta del governo. E’ così?

Scope seguirà da vicino l’imminente stesura del bilancio 2020 e del programma fiscale a medio termine 2020-22 da parte del governo M5S-PD-LeU. Questo chiarirà se è giustificata una qualsiasi rivalutazione delle nostre previsioni sulla sostenibilità del debito -attualmente con il rapporto debito pubblico/PIL che rimane immutato nei prossimi anni. In ogni caso, la sostenibilità del debito in Italia rimane una grande sfida.

La minaccia della Lega di rendere molto difficile, anzi, ‘minato’, il percorso del Governo, potrebbe spaventare i mercati? 

Se le tensioni tra i partner della coalizione dovessero emergere al punto da causare nuove elezioni anticipate, i mercati potrebbero prezzare nuovamente l’incertezza politica e i rischi derivanti da un eventuale governo guidato dalla Lega, che continua ad essere il primo partito nei sondaggi elettorali, con circa il 32% delle intenzioni di voto. Tuttavia, per il momento, l’attuale governo ha l’opportunità di rinvigorire le relazioni con l’Europa e favorire la ripresa economica.

I rendimenti derivati dai risparmi, se lo spread si mantenesse al magico 150 in un anno quanto quoterebbero?

Uno spread BTP-Bund stabilizzato intorno all’attuale livello di 150 punti base si tradurrebbe in una minore spesa per interessi e supporterebbe la ripresa economica dell’Italia, considerando i livelli di rendimento attualmente vicini a minimi storici. Scope attualmente prevede che la spesa per interessi dell’Italia scenda al 3,1% del PIL entro il 2020, dal 3,5% del 2018.

Fa più paura l’ammontare del debito italiano o l’instabilità politica italiana?

Sono entrambe fonti di preoccupazione. Lo stock molto elevato del debito italiano, pari al 134% del PIL nel 1 ° trimestre 2019, rappresenta un rischio per la detenzione di obbligazioni italiane a lungo termine e un vincolo per il rating sovrano dell’Italia (BBB+/stabile), mentre l’instabilità politica, accentuata dall’avvento di governi con programmi populisti, è una delle ragioni per cui l’elevato rapporto debito / PIL è così difficile da correggere.

C’è chi sostiene che con questo spread converrebbe al Paese investire, altri che invece sostengono la necessità di non aumentare il debito. Serve un bilancio espansivo o all’insegna del risparmio per ridurre il debito?

È opportuno in questo momento un modesto grado di espansione fiscale perché l’economia italiana è in stagnazione. Noi stimiamo una crescita potenziale a medio termine solo dello 0,7%. Ciò considerando anche l’opportunità presentata attualmente da tassi molto bassi. Detto questo, l’economia italiana non è in recessione e lo stock di debito pubblico è molto elevato, quindi l’Italia, pur avvalendosi della flessibilità esistente nelle norme fiscali dell’UE per investire in un potenziale di crescita di lungo periodo, dovrà continuare a tenere sotto controllo i conti pubblici, dati i ridotti margini di manovra.

Il ‘giusto equilibrio tra crescita e austerità, sfruttando rendimenti quasi record’ che voi raccomandate, come si ottiene?

Il giusto equilibrio tra crescita ed austerità tiene conto da un lato dell’attuale debolezza dell’economia italiana e di tassi d’interesse bassi, che suggeriscono l’opportunità di un grado di indebitamento più elevato a supporto degli investimenti, ma al contempo l’elevato debito pubblico, che richiede continua disciplina fiscale. La chiave non è quella di forzare eccessivamente l’espansione fiscale, come tentato dal governo precedente, portando ad uno spread più elevato, e di fatto annullando l’impatto espansivo delle misure fiscali.

Quali tra le riforme proposte nel programma Conte bis sono davvero funzionali alla crescita?

Il programma di riforme presentato dal nuovo governo è orientato ad una generalizzata promozione della crescita, sia a breve che a lungo termine. Solo in seguito alla stesura della legge di Bilancio sarà possibile verificare le effettive priorità di politica economica. Tuttavia, l’impatto sulla crescita delle misure fiscali risulta spesso non essere così significativo come preventivato, come nel caso di misure quali reddito di cittadinanza o quota-100.

Conte, oggi, ha dichiarato di aver parlato a Bruxelles di  «una sorta di regime vorrei dire agevolato  per il Mezzogiorno». Come ritiene possano reagire i mercati a fronte di un progetto come questo?

Un programma di supporto per l’Italia meridionale è coerente con i timidi obiettivi portati avanti dal Movimento Cinque Stelle nel loro primo anno al governo. Politiche di sviluppo regionale ben strutturate, se prevedono investimenti che stimolano la crescita sostenibile nel Sud Italia, potrebbero naturalmente essere positive dal punto di vista dell’affidabilità creditizia nel lungo termine. Tuttavia, per il momento non ci sono dettagli sufficienti per capire di quali tipi di misure fiscali ed investimenti si stia parlando, e conseguentemente, valutare quali possano essere i potenziali costi ed effettivi benefici di tali misure.

Cosa vi aspettate dal bilancio 2020 e cosa vorreste trovare in quel bilancio?

Ci aspettiamo di vedere molti degli elementi delineati nel programma della coalizione: un budget espansionistico per il 2020 che includa tagli alle tasse sul lavoro, investimenti nell’economia verde, ricerca, infrastrutture, ecc. Ci focalizzeremo, tuttavia sulla sostenibilità fiscale delle misure – ad esempio se il blocco dell’aumento dell’IVA viene sostituito almeno in parte con risparmi fiscali alternativi – nonché un buon mix di misure fiscali, che dovrebbe enfatizzare maggiormente il potenziale di crescita nel lungo termine.

Secondo voi fino a che punto sarà disposta la UE a dare una mano all’Italia? Cosa dobbiamo aspettarci dalla UE?

L’Italia è in favore di una revisione delle regole di bilancio dell’UE. Sebbene le norme dell’UE possano effettivamente beneficiare di un certo grado di riforma, è altrettanto importante che le stesse non vengano eccessivamente inficiate da troppe clausole di esenzione e di flessibilità  – indebolendone cosi la credibilità.

La nomina di Paolo Gentiloni agli affari economici sarà un aiuto o potrebbe perfino giocarci contro perchè di certo a Bruxelles avranno le pistole puntate su quanto farà per l’Italia?

L’ex premier Paolo Gentiloni come prossimo commissario europeo per gli affari economici favorirà un dialogo costruttivo per quanto riguarda la sorveglianza dei bilanci nazionali dei paesi dell’UE, incluso quello italiano.

Gli investitori internazionali in questa fase cosa si aspettano per investire sull’Italia?

Se l’Italia sarà in grado di garantire stabilità politica durevole, questo potrebbe favorire maggiori investimenti anche dall’estero. 

Investiranno solo sul debito o saranno disponibili a investimenti produttivi?

Gli investitori internazionali non sono mai usciti completamente dall’Italia, anche dopo crisi multiple negli ultimi dieci anni. Immaginiamo che investirebbero sia in strumenti di debito che in settori più produttivi con investimenti diretti nelle imprese italiane.

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