venerdì, Agosto 23

Italia-Libia: il negoziato non proprio segreto ‘la Repubblica’ ha parlato di un incontro segreto tra una delegazione di Haftar e Conte, ma dov’è la notizia? Ne parliamo con gli analisti Silvia Colombo e Arturo Varvelli

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La situazione in Libia diventa ogni giorno più intricata. Oggi, ‘la Repubblica ha aperto la prima pagina della sua edizione cartacea con un perentorio Italia-Libia il negoziato segreto’. Nell’articolo viene ipotizzata una trattativa tra il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i vertici della Cirenaica, la regione governata dal generale Khalifa Belqasim Haftar. Stando a quanto riportato dal giornale fondato da Eugenio Scalfari, lunedì scorso, «una delegazione di alto livello che forse comprendeva anche se mancano conferme il figlio del generale» avrebbe incontrato, a Roma, il premier italiano. Il nostro Paese, dunque, avrebbe intrapreso la via del dialogo con il Governo di Bengasi «per cercare di fermare l’escalation di violenza in Libia».

A dire il vero, non sono molti i dettagli dellincontro forniti dal quotidiano, ma la notizia, se venisse confermata, rappresenterebbe sicuramente un segnale della vivacità italiana dal punto di vista diplomatico, indizio che la diplomazia nostrana non è immobile, ma lavora. E data l’alta posta in gioco in ballo nel Paese nordafricano sarebbe strano il contrario. Il Governo italiano, pertanto, già da tempo ha iniziato a muoversi in direzione Bengasi pur garantendo e mantenendo il sostegno verso il Governo di Tripoli – riconosciuto ufficialmente dalla comunità internazionale – guidato dal Presidente Fayez al-Sarraj. Questo perché gli interessi italiani in Libia – tradotto: i pozzi petroliferi gestiti da Eni – sono maggiormente concentrati nella Tripolitania e nella regione meridionale del Fezzan.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa è successo negli ultimi giorni. Giovedì 4 aprile, il generale Haftar, capo dell’Esercito di Liberazione Nazionale libico (LNALiberation National Army), ha dato il via ad una rischiosa offensiva militare verso Tripoli dopo che, già a partire da gennaio, luomo forte della Cirenaica aveva iniziato a lanciare l’attacco verso le roccaforti meridionali. Le truppe del LNA, col tentativo di assediare la capitale, hanno iniziato i loro bombardamenti, che lunedì hanno colpito anche l’aeroporto civile di Mitiga, l’unico scalo aereo ancora funzionante in città. La risposta di al-Serraj non si è fatta attendere e domenica, grazie al sostegno delle milizie di Zintan e Misurata, ha avviato la controffensiva tramite l’operazione denominata ‘Vulcano di Rabbia’, con l’obiettivo di «ripulire la città dagli aggressori». Finora gli scontri hanno causato una cinquantina di vittime, mentre l’IOM (International Organization for Migration) ha dichiarato che circa 2.800 persone sono state sfollate a causa di combattimenti in una serie di zone periferiche della capitale.

Il conflitto si è acceso a pochi giorni dalla Conferenza Nazionale che le Nazioni Unite, su iniziativa del Rappresentante speciale per la Libia, Ghassan Salamé, avevano organizzato a Ghadames e nella quale avrebbero dovuto prendervi parte tutti gli attori coinvolti nel conflitto con lo scopo di superare le divisioni e intraprendere un percorso verso delle elezioni riconosciute multilateralmente. Lo stesso Salamé, però, in una lettera ufficiale, ha spiegato che, dati gli ultimi eventi, non è più possibile tenere la Conferenza, ma sarà reintrodotta in agenda una volta ristabilite le condizioni necessarie al suo svolgimento. Molti analisti, comunque, hanno ipotizzato che le recenti azioni del generale Haftar siano dovute al fatto che questo voglia presentarsi in una posizione di netta superiorità nei confronti degli altri attori regionali quando si delineerà una nuova occasione per discutere del futuro assetto del Paese.

La situazione, adesso –  dopo la reazione del Governo di Tripoli –  è in una fase critica e c’è il rischio che vi sia un’ulteriore escalation di violenze se l’Esercito di Haftar, bloccato fuori dalla capitale, decidesse di forzare ulteriormente la mano. Il tentativo italiano di mediazione, dunque, si inserisce proprio in questo punto della storia, con Conte che avrebbe incontrato segretamente una delegazione della Cirenaica per cercare di convincere il generale ad interrompere i bombardamenti sulla capitale e intraprendere nuovamente la via del dialogo con al-Serraj.

Per capire cosa ci sia dietro ‘il negoziato segreto’ e qual è attualmente il ruolo effettivo dell’Italia, abbiamo contattato Silvia Colombo, responsabile del programma di ricerca ‘Mediterraneo e Medioriente’ presso lo IAI (Istituto Affari Internazionali) e Arturo Varvelli, Senior Reserch Fellow presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), dove è anche responsabile del desk Medio Oriente e Nord Africa.

Iniziamo col chiarire subito un punto. Può esserci stato veramente un incontro del genere tra il premier Conte e gli emissari di HaftarPuò essere che questo incontro ci sia stato”, afferma Colombo, “sarebbe in linea, da una parte, con il tentativo di mediazione che l’Italia ha cercato di esercitare in vari frangenti della crisi libica per ritagliarsi un ruolo di primo piano e, dall’altra, con un tipo di diplomazia abbastanza moderata”.

Immagino che ci possa essere stato, anche se ‘emissari’ è un termine un po’ ampio”, spiega Varvelli, il quale, però, tende a precisare che “è normale che la Presidenza del Consiglio abbia le facoltà ed il dovere di esplorare ogni via possibile oltre quella diplomatica. Alla Presidenza del Consiglio fanno capo i servizi di sicurezza ed è normale, dato il momento, che vi siano questo tipo di scambi”. Non manca una stoccata all’apertura de ‘la Repubblica’ di questa mattina. “Mi sembra paradossale, invece, che si spari a tutta pagina una notizia del genere”, continua il ricercatore, “o l’Italia ha trovato un accordo di qualche tipo, ma non si intravede, oppure, la notizia è che ci stupiamo che la Presidenza del Consiglio si muova. Non mi pare che ci sia la notizia per adesso. Bene che si muova la Presidenza del Consiglio, ma mi sarei stupito del contrario”.

Sebbene l’Italia rimanga una forte sostenitrice del Governo di Tripoli, nell’ultimo anno ha allargato i suoi orizzonti diplomatici e ha aperto i suoi uffici al Governo di Bengasi. Roma ha poi suggellato il suo ruolo da negoziatrice nella non proprio fortunatissima Conferenza di Palermo del novembre scorso, quando ha avviato un dialogo tra le parti, avvenuto in precedenza alla Conferenza di Parigi. Il pour parler con Hftar ha poi portato alla sostituzione dell’Ambasciatore italiano in Libia. Con il benestare del generale, infatti, Giuseppe Buccino Rinaldi, già a Tripoli dal 2011 al 2015, ha preso il posto di Giuseppe Perrone, molto vicino ad al-Serraj. Un passaggio che ha segnato, in qualche modo, il cambio di marcia della politica estera italiana.

Ma perché il leader della Cirenaica dovrebbe accettare proprio la mediazione del nostro Paese? Su quali basi Roma potrebbe portare avanti una trattativa dati i numerosi attori coinvolti?

Mediazione? Se parliamo di servizi segreti non è un tentativo di mediazione, se parliamo di politica io non vedo dichiarazioni e nulla che possa far presagire che esiste questa mediazione”, afferma Varvelli, “lItalia, comunque, non è in una posizione così nefasta come a volte viene descritta e, sostanzialmente, Haftar non è il deus e- machina come, invece, veniva etichettato fino ad un paio di giorni fa. Roma, che ha avuto sempre una posizione complessivamente moderata, vicina al Governo delle Nazioni Unite, ma dialogante anche con il leader della Cirenaica, potrebbe essere adatta per gestire la mediazione. Sempre che i tempi siano i maturi. Mi sembra che Haftar, in questo momento, non sia nelle condizioni di tirarsi indietro, sarebbe uno smacco politico troppo importante”.

Vi è un tentativo dell’Italia di smarcarsi da una visione troppo ‘occidentalocentrica’, troppo pro al-Serraj, e di puntare ad un’apertura più inclusiva del panorama libico”, dice Colombo, “è chiaro che c’è stato un cambiamento nell’approccio italiano nei confronti della Libia. Un cambiamento che possiamo riscontrare nell’ultimo anno, specie con il cambio di Governo che ha aperto sempre di più ad Haftar”.

Oltre al nostro Paese, guardano con interesse alla crisi libica anche Emirati Arabi ed Egitto, che sostengono fortemente Haftar, canale preferenziale anche di una Francia che tenta di fare il bello ed il cattivo tempo con ambo le parti. Il Qatar, invece, è forte alleato del Governo di Tripoli, riconosciuto, inoltre, dalle Nazioni Unite e per il quale tende il favore degli Stati Uniti, che si appoggiano all’Italia per risolvere la crisi in un territorio dove, comunque, sono minimi gli interessi americani.

Haftar ha sopravvalutato la propria immagine, forse anche vittima della propria narrativa”, ci spiega Varvelli, “lui si è sentito molto forte e sperava di essere accolto un po’ come il salvatore della Libia. Così non è stato, le milizie all’interno di Tripoli hanno, bene o male, reagito, forse non tutte, forse sperava che qualcuno desistesse, magari c’erano delle trattative tra le parti.  È stato anche un po’ spinto dall’esterno, penso ad attori influenti come i Paesi del Golfo, poi alla Francia, che non è detto che l’abbia fatto adesso, ma comunque ha supportato Haftar nei mesi e negli anni scorsi , così come la Russia”.

La Russia, infatti, è un altro attore molto importante allinterno della crisi libica ed è un prezioso alleato del generale. Durante l’escalation degli ultimi giorni Mosca non ha condannato pesantemente le azioni dell’Esercito della Cirenaica, ma ha chiesto l’apertura di un dialogo tra le parti coinvolte nel conflitto. È sensato pensare ad una cooperazione tra Italia e Russia?

Non credo ci sia un coordinamento tra la mediazione e l’approccio russo in Libia e quello italiano in questo frangente”, afferma Colombo, “Mosca è sì un attore importante nello scenario libico, ma è ancora in fase esplorativa  ed il suo ruolo non è così spiccato come quello di Italia e Francia”.

Lobiettivo russo è chiaramente politico, non è militare”, prosegue Varvelli, “l’obiettivo di della Russia, in maniera estesa verso tutta l’area mediorientale, è quello di diventare un punto di riferimento dei negoziati, delle trattative, e di essere il Paese dal quale non si può non passare se si vogliono risolvere delle crisi. C’è un po’ l’idea di sostituire gli Stati Uniti in questo ruolo. Non penso, però, che la Russia faccia pressioni su Haftar affinché prosegua con gli attacchi, perché il rischio che faccia una pessima figura continua ad esistere e ciò indebolirebbe la posizione russa. Penso che Mosca possa essere un altro potenziale moderatore in questo momento, così come Italia e USA”.

Nelle prime fasi del conflitto tutta comunità internazionale, a partire dal Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha subito condannato le manovre di Haftar. Anche la Francia è stata dura nei confronti del generale. Una fonte diplomatica anonima francese  ha spiegato a ‘Le Figaro’ che Parigi non aveva un ‘piano nascosto’ in Libia e che se gli uomini del maresciallo riuscissero a impossessarsi della capitale, la Francia non riconoscerebbe alcuna legittimità al generale.

Al di là delle dichiarazioni molto contraddittorie della Francia ed il sostegno alla missione di Haftar, non si può escludere che Parigi stia portando avanti una mediazione e stia cercando di spostare il capo del LNA in una posizione meno belligerante”, dice la ricercatrice dello IAI,  “la Francia, però, è la stessa che ha bloccato la dichiarazione comune dell’Unione Europea in cui si chiedeva ad Haftar di fermare l’escalation e di negoziare la tregua come voluto dalle Nazioni Unite facilitando le operazioni umanitarie”.

Varvelli, invece, è scettico per quanto riguarda un ruolo di mediatrice della Francia, “la vedo un po’ schizofrenica sotto questo punto di vista, un po’ compromessa con Haftar, quindi, poco credibile nei confronti del Governo di Tripoli”. Quali, infine, gli scenari possibili derivanti dalla mediazione italiana? A cosa può portare ‘il negoziato segreto’? Non so se ci sarà un seguito a questo tentativo di mediazione”, chiosa Colombo, “c’è da dire che – visto che l’incontro sembra si sia tenuto lunedì pomeriggio e dati gli eventi dei giorni successivi – non sembra che questa mediazione italiana sia andata a buon fine. Haftar, del quale si è palesata la vulnerabilità, pare ora sia quello che ci perde di più. Sicuramente servirà un approccio più muscolare da parte dell’Italia, il rischio è che ci sia un protrarsi di questa situazione di conflitto”.

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